L'Argentina conferma: forse è il caso di smettere di sottovalutare Lautaro Martinez
L'attaccante dell'Inter è stato decisivo nella clamorosa rimonta della Seleccion ai danni dell'Egitto, negli ottavi di finale dei Mondiali 2026.
“Per ciò che ho fatto negli ultimi anni, mi metto tra i cinque attaccanti più forti al mondo, ma a volte mi sento sottovalutato”. Sono parole di Lautaro Martinez, non di ieri, ma di settembre 2025. È un concetto che l’attaccante argentino ha espresso in più di un’occasione, anche in passato, e che trova riscontro nelle chiacchiere da bar di ogni giorno, nonostante sia per distacco il giocatore che ha segnato più gol in Serie A nelle ultime annate. Negli ultimi cinque campionati ha realizzato 30 gol in più del secondo in classifica - Dusan Vlahovic, 95 a 65 - e più in generale, da quando è in Italia, cioè dal 2018/2019, ha timbrato 132 volte, 15 in più del secondo in questa graduatoria (Ciro Immobile, 117) e 40 in più del terzo (ancora Vlahovic, 92).
Eppure, Lautaro per l’opinione pubblica resta quello che fa quattro gol alla Salernitana. Che sparisce nei big match e si rifà vivo quando c’è da matare la piccola di turno. L’ultima notte Mondiale, la clamorosa rimonta dell’Argentina sull’Egitto, sulle ali della polemica arbitrale, porta però anche e soprattutto la sua firma: è stato l’ingresso del Toro a cambiare la partita, ed è stato il capitano dell’Inter a entrare in due dei tre gol realizzati da Messi e compagni.
Per Scaloni, non è una novità. Lautaro con l’Argentina ha vinto tanto, praticamente tutto, a volte da prima e a volte da seconda scelta, visto che deve convivere con un altro attaccante stellare, Julian Alvarez. Però il Toro è a quel livello, è il capocannoniere dell’ultima Copa America e l’uomo che realizza il rigore decisivo per portare Messi in semifinale ai Mondiali nel 2022, il quinto rigorista confermato anche per la finale, se ce ne fosse stata necessità. Al suo fianco, hanno brillato tutti gli attaccanti che sono passati di recente dall’Inter, da Lukaku a Dzeko fino a Marcus Thuram. Anche in quello, senza dubbio, ha grossi meriti. E forse sarebbe il caso, una volta per tutte, di togliergli quell’etichetta di sopravvalutato.
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