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Caso Malagò, il commissariamento e il futuro di Mancini: tutto quello che serve sapereTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 14:15Serie A
di Ivan Cardia

Caso Malagò, il commissariamento e il futuro di Mancini: tutto quello che serve sapere

La Federcalcio rischia un vero e proprio terremoto: le Frequently Asked Question di TMW per capire cosa sta succedendo. E cosa può succedere
Il caso del mancato tesseramento con la Federcalcio di Giovanni Malagò può arrivare a mettere in discussione l’intera governance federale. Tra nodi giuridici e questioni politiche, ecco delle FAQ per decifrare la vicenda.

Da dove nasce la vicenda tesseramento?

È pacifico che, al momento della presentazione della candidatura alla presidenza della FIGC, Malagò non fosse tesserato. La questione è stata sollevata nei ricorsi di Renato Miele - terzo candidato non ammesso perché privo di accreditamento - contro l’ammissione delle candidature di Malagò e Giancarlo Abete. Sul piano disciplinare, la posizione personale di Malagò è stata archiviata: non aveva dichiarato di essere tesserato. Resta invece aperto il problema della regolarità della procedura elettorale e dell’operato della FIGC.

Cosa prevede l’art. 29 dello Statuto FIGC e qual è il problema?

L’articolo 29 stabilisce che alle cariche federali possono essere eletti o nominati soggetti “in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”. È la stessa formula utilizzata dai Principi fondamentali del CONI. La FIGC sostiene che essere “in regola” non significhi necessariamente essere già tesserati; la Procura generale dello Sport ha invece ritenuto che il requisito presupponga l’esistenza di un tesseramento valido. È su questa interpretazione che si gioca il caso.

Chi deve decidere sulla posizione di Malagò e quali sono i prossimi passaggi?

Il procedimento disciplinare personale, come detto, è chiuso ed è un tema: Malagò non può essere perseguito proprio perché all’epoca non era tesserato, e questo aggraverebbe la situazione, dato che all’epoca era fuori dall’ordinamento sportivo. Ora la questione riguarda il CONI, chiamato a valutare se la FIGC abbia violato i Principi fondamentali ammettendo la candidatura di Malagò. La Giunta sta acquisendo pareri giuridici: se ritenesse sussistenti i presupposti per il commissariamento, dovrebbe proporlo al Consiglio Nazionale del CONI, al quale spetta la decisione.

La decadenza di Malagò comporterebbe automaticamente il commissariamento della FIGC?

No. Sono due passaggi differenti. Lo Statuto FIGC disciplina già cosa accade se decade il presidente: con lui decade immediatamente l’intero Consiglio federale e si apre una fase di prorogatio finalizzata alle nuove elezioni. Il commissariamento è invece un provvedimento straordinario del CONI, possibile in presenza, tra l’altro, di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo o dell’impossibilità di funzionamento degli organi federali.

Chi può commissariare la Federcalcio e come viene scelto il commissario?

La Giunta Nazionale del CONI propone il commissariamento, mentre la decisione spetta al Consiglio Nazionale. Il provvedimento individua poi il commissario, i suoi poteri e gli obiettivi del mandato. Non esiste un automatismo sul nome, né sui limiti del suo mandato. Nel precedente del 2018, Roberto Fabbricini ricevette i poteri del presidente, del Comitato di presidenza e del Consiglio federale. Tra le ipotesi più quotate, che sia lo stesso Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, ad assumere il ruolo, o in alternativa il segretario generale Carlo Mornati.

Quanto potrebbe durare un eventuale commissariamento?

Non c’è una durata standard prevista dallo Statuto CONI: dipende dal mandato assegnato al commissario e dalle ragioni del commissariamento. I 90 giorni spesso citati riguardano invece la normale procedura FIGC dopo la decadenza degli organi, entro i quali deve essere celebrata l’Assemblea. Nel 2018 il commissariamento di Fabbricini fu inizialmente disposto per sei mesi e successivamente prorogato. A proposito di tempistiche: in questa fase, tutto dipende dai pareri richiesti. Secondo voci di corridoio, la Giunta del CONI potrebbe riunirsi nuovamente il 1° ottobre, ma al momento non ci sono conferme.

Il Consiglio federale decadrebbe insieme al presidente oppure resterebbe in carica?

Decadrebbe. Su questo lo Statuto FIGC è molto chiaro: l’articolo 24, comma 9, stabilisce che in caso di decadenza o impedimento non temporaneo del presidente federale “decade immediatamente l’intero Consiglio federale”. Gli organi restano però in prorogatio per garantire l’ordinaria amministrazione e gli atti conservativi o indifferibili, fino alla ricostituzione della governance federale.

Gli atti firmati o approvati durante la presidenza Malagò resterebbero validi?

In linea generale sì: un’eventuale decadenza non provocherebbe automaticamente la nullità a cascata di tutti gli atti adottati nei mesi precedenti. Non esiste nello Statuto FIGC una disposizione che preveda un simile effetto. Anche il principio generale del cosiddetto “funzionario di fatto” tende a preservare gli atti adottati prima dell’accertamento dell’ineleggibilità, ferma restando la possibilità di contestare singoli provvedimenti nei modi previsti.

La nomina di Roberto Mancini a commissario tecnico sarebbe a rischio?

No. Il ct non è un organo elettivo e il suo incarico non decade insieme al presidente e al Consiglio federale. Lo Statuto attribuisce proprio al presidente federale la responsabilità dell’area tecnico-sportiva e la nomina dei direttori tecnici delle Nazionali, previa consultazione con il CONI e sentito il Consiglio federale. La successiva decadenza di chi ha effettuato la nomina non comporta, da sola, la cessazione dell’incarico di Mancini.

Un eventuale commissario potrebbe esonerare Mancini o dovrebbe confermarlo?

Potrebbe cambiare commissario tecnico, se il mandato attribuitogli dal CONI comprendesse i poteri del presidente federale. Non sarebbe però obbligato a farlo: Mancini resterebbe in carica fino a una decisione diversa. Il precedente è significativo: durante il commissariamento del 2018 Fabbricini disponeva dei poteri presidenziali e fu proprio quella gestione straordinaria a nominare Roberto Mancini ct della Nazionale. Resterebbero naturalmente da rispettare gli aspetti contrattuali.

Malagò potrebbe essere nominato commissario?

Lo Statuto CONI non contiene un divieto espresso che impedisca di nominare commissario lo stesso Malagò, che del resto non sarà neppure deferito. Il commissario è una figura straordinaria individuata dal CONI, non un presidente eletto attraverso la procedura disciplinata dall’articolo 29 dello Statuto FIGC. È quindi un’ipotesi che sul piano normativo non può essere esclusa a priori, pur essendo evidentemente molto particolare.

Malagò potrebbe candidarsi nuovamente alla presidenza della FIGC dopo la decadenza?

Sì, in linea di principio. La contestazione attuale riguarda il requisito posseduto al momento della candidatura di giugno e non ha prodotto una sanzione disciplinare personale che renda Malagò ineleggibile in futuro. Per presentarsi a una nuova elezione dovrebbe però eliminare alla radice il problema: ottenere un valido tesseramento FIGC - non è affatto difficile - prima del deposito della candidatura e rispettare tutti gli altri requisiti previsti dall’articolo 29. La vera questione è se, in questa ipotesi, potrebbe essere rieletto: diversi club di Serie A - specie alcuni tra i suoi principali elettori come Inter, Atalanta, Roma e Juventus - sono molto perplessi dalla gestione dei primi tre mesi, e il tesseramento c’entra davvero molto poco.

L'Italia rischia di perdere gli Europei del 2032?

Non per il caso Malagò in sé. L’eventuale decadenza del presidente o il commissariamento della FIGC non farebbero venir meno automaticamente l’assegnazione di Euro 2032 a Italia e Turchia: la Federazione continuerebbe a esistere e un eventuale commissario ne assumerebbe la gestione, compresi gli impegni legati al torneo. Il vero tema riguarda invece gli stadi e il rispetto degli obblighi assunti con la UEFA: Italia e Turchia dovranno indicare entro ottobre 2026 i dieci impianti definitivi, cinque per Paese. E poi ci sono ovvie ma potenziali ragioni di opportunità politica.

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