Hakan Sukur, da idolo della Turchia all’esilio: "Vogliono cancellarmi dalla memoria collettiva"
Hakan Sukur racconta a France Football la sua vita lontano dalla Turchia, dopo le accuse e le vicende giudiziarie legate ai suoi rapporti con Gülen
L'entusiasmo in Francia è alle stelle per il debutto di Zinédine Zidane sulla panchina dei Bleus. Il primo appuntamento della Nations League 2026-2027 sarà in Turchia, a Izmit, ma uno dei grandi protagonisti del calcio turco del passato non sarà presente. Si tratta di Hakan Sukur, storico avversario di Zidane e miglior marcatore di sempre della Nazionale turca con 51 gol in 112 presenze. L'ex attaccante, diventato simbolo del Galatasaray con otto campionati turchi e la Coppa UEFA conquistata nel 2000 contro l'Arsenal, vive ormai lontano dal proprio Paese. Il rapporto con le autorità turche si è incrinato dopo la sua vicinanza alle idee del predicatore Fethullah Gülen. Sukur, che in passato era stato anche eletto in Parlamento con il partito di Recep Tayyip Erdogan, racconta di essere stato costretto a lasciare la Turchia e di vivere oggi negli Stati Uniti.
"Non è finzione, è realtà"
In un'intervista rilasciata a France Football, Sukur ha deciso di raccontare la propria vicenda: "Sono pronto a raccontare tutto. La gente deve sapere cosa sto passando; non è finzione, è realtà". L'ex calciatore ha ribadito di non essersi mai considerato un seguace di Gülen: "Sono sempre stato associato a Gülen perché ho detto di apprezzare le sue idee di tolleranza e convivenza, ma non sono mai stato un 'gulenista', non ho mai aderito al suo partito". Sukur ha spiegato di essersi dimesso dall'incarico parlamentare dopo aver preso le distanze da quanto stava accadendo nel Paese: "Ho deciso di dimettermi dal mio incarico, come altri parlamentari, in risposta ai crimini incostituzionali che sono stati rivelati. Non volevo essere associato a tutto ciò. Nient'altro".Le accuse e la fuga negli Stati Uniti
Successivamente, Sukur ha raccontato di essere stato accusato dalle autorità turche di "insulto" e "finanziamento del terrorismo". Nel 2016, dopo il fallito tentativo di colpo di Stato in Turchia, nei suoi confronti sarebbe stato emesso anche un mandato di arresto per un presunto coinvolgimento nella vicenda, circostanza che l'ex attaccante respinge. "Ero pronto a difendermi nei tribunali turchi se avessi avuto la possibilità di essere giudicato equamente. Purtroppo, ciò non è stato possibile", ha dichiarato. Dal 2016 vive in California, dove la vita è ripartita praticamente da zero. Dopo aver lavorato come autista per un servizio di trasporto privato, ha venduto libri, collaborato con la squadra di calcio della Stanford University e investito in un panificio che successivamente ha chiuso."È difficile ricominciare da zero"
Sukur ha raccontato anche le difficoltà legate al cambiamento radicale della propria vita: "È difficile dover ricominciare la vita da zero quando avevi tutto, quando avevi la possibilità di procurarti tutto ciò di cui avevi bisogno, anche il superfluo". Negli Stati Uniti, però, l'ex centravanti dice di aver ritrovato una maggiore libertà personale: "Qui negli Stati Uniti si può esprimere la propria opinione senza timore. È un Paese governato dallo stato di diritto". Nonostante la possibilità di restare negli Stati Uniti grazie alla Green Card, Sukur racconta di vivere ancora lontano da parte della propria famiglia. I suoi genitori sono rimasti in Turchia e, secondo il suo racconto, non li vede da quasi dieci anni. L'ex attaccante ritiene inoltre che sia in corso un tentativo di cancellare il suo passato dalla memoria collettiva del calcio turco."Il fascismo è anche l'arte del silenzio"
"Stanno cercando di cancellarmi dalla memoria collettiva. Il fascismo è anche l'arte del silenzio. Hanno messo a tacere tutti".Altre notizie
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