Materazzi sull'Inter: "Da 4-5 anni la più forte. Chivu? Tanti erano dubbiosi, che intelligenza"
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Daniele Najjar
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Oggi alle 15:56Serie A
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01.10.2026 15:56Serie A
A Trento è iniziato il Festival dello Sport. Nel corso del panel "MM23" - tenutosi in Piazza del Duomo - ha parlato l'ex difensore dell'Inter e della Nazionale Italiana, Marco Materazzi. Di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Come vedi questa Inter di oggi?
"Sono 4-5 anni che dico che l'Inter è la più forte e probabilmente abbiamo anche lasciato due scudetti per strada. L'anno scorso tanti erano dubbiosi su Chivu. Io dissi che intanto era positivo avere il Mondiale per Club per cancellare immediatamente la finale di Champions dalla testa dei giocatori. Cristian è stato bravo, si vede dall'abbraccio fatto a fine anno con i giocatori, si vede che empatia e intelligenza ha avuto. 15 punti di vantaggio nonostante gli scontri diretti persi questo fa capire quanto siamo forti, ma bisogna entrare in campo sempre concentrati. Quando si va sotto di due gol poi si rimonta, è già successo due volte. Ma ora basta speriamo di vincerle tutte e concedere di meno (ride, n.d.r.)".
Ci hai messo un po' a gioire con l'Inter, poi ti sei rifatto a partire dal 2007, con Siena.
"Non abbiamo vinto lo scudetto con la Roma, perdemmo in casa 3-1. A casa era pronta la festa e i miei figli piangevano. Prima di Siena li saluto e gli dico: 'Tranquilli che domani vi porto in giro a festeggiare'. Ai bambini non le puoi dire le bugie".
In quella vittoria con una tua doppietta a Siena quanto uscì del Materazzi consapevole che abbiamo visto dal Mondiale in poi?
"Io ad un certo punto della mia storia non dovevo più esserci all'Inter, dovevo essere ceduto, il mister avrebbe fatto altre scelte. Ma io sono più testardo e duro dei sanpietrini. Prima del Mondiale giocavo poco, dopo il Mondiale invece cambiò tutti. Ero sempre lo stesso, la fortuna mi ha dato l'opportunità di giocare al Mondiale e l'ho colta. L'anno dopo con Mancini andammo d'amore e d'accordo e andavo in campo anche acciaccato".
L'anno del Triplete.
"Quell'anno sapevo di non essere titolare, avevo parlato con Mourinho che aveva messo in chiaro le cose. Quando uno fa così dal primo momento, non ti racconta bugie e non ci sono sotterfugi. Sapevo benissimo quale fosse il mio ruolo: aiutare la squadra a ottenere risultati importanti. Il famoso 5 maggio c'eravamo a soffrire contro la Lazio io, Toldo, Cordoba e Zanetti. E il 5 maggio nella finale di Coppa Italia c'eravamo ancora io, Toldo, Cordoba e Zanetti".
Mourinho è stato il tuo miglior allenatore insieme a Lippi?
"Sì".
Differenze fra la finale di Champions 2010 e la finale del Mondiale 2006?
"In vista della finale di Champions chiesi a Mourinho: 'Come sono?', riferito al Bayern Monaco. E lui mi disse: "Stai tranquillo vinciamo 2-0 e tu entri". Nel 2006 al
Mondiali affrontammo dei marziani, ma come ben sapete nel calcio non vince sempre il più forte".
La dedica fatta a Valentino Rossi?
"Quando me l'ha chiesta ero in moto. E lui: "Riesci a mandarmela prima che io vada in Germania? Se vinco la metto sul podio". Io porto culo, e quando ha vinto era in Germania, che in quel momento con noi non erano molto contenti di uscire sconfitti. Gli italiani che vivevano lì nel 2006 ci dicevano: 'Ragazzi, tutto ma non perdete con la Germania'. Vale fece una gara incredibile quella domenica. Ed è stato un grandissimo motivo d'orgoglio che lui abbia mostrato la mia dedica sul podio".
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