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Il giorno che può scuotere la FIGC: il caso Malagò arriva in Giunta CONI. Cosa può succedereTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 07:19Serie A
di Ivan Cardia

Il giorno che può scuotere la FIGC: il caso Malagò arriva in Giunta CONI. Cosa può succedere

La Federcalcio rischia concretamente il commissariamento. Sul CONI gli occhi del Governo e del ministro Abodi: gli scenari
Il caso del mancato tesseramento di Giovanni Malagò arriva oggi davanti alla Giunta nazionale del CONI, anche se non sarà formalmente all’ordine del giorno. Il presidente Luciano Buonfiglio, nell'ambito delle comunicazioni ai componenti la Giunta - compreso Malagò, in qualità di membro CIO - li aggiornerà sugli ultimi sviluppi di una vicenda che può avere conseguenze pesanti per la FIGC. Il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ha avocato ieri il fascicolo dopo aver giudicato irragionevoli le controdeduzioni del procuratore federale Giuseppe Chiné, favorevole all’archiviazione. Taucer ha formalmente archiviato la posizione disciplinare di Malagò, il cui deferimento non è mai stato una possibilità. Del resto, proprio il fatto che Malagò, non essendo tesserato al momento della candidatura - e quindi dell'ipotetica infrazione -, non potesse rispondere all'ordinamento sportivo è una delle principali ragioni in favore dell'argomentazione favorevole alla sua caduta. Se (per assurdo) avesse offeso o attaccato fisicamente il suo sfidante Giancarlo Abete, sarebbe stato perseguibile a norma di legge, ma non di giustizia sportiva. Sul piano disciplinare, comunque, la partita è chiusa. Ma quella vera si gioca su un altro tavolo. Gli atti sono stati trasmessi al CONI per verificare eventuali inosservanze dei principi fondamentali degli statuti federali. Il nodo è l’interpretazione del requisito di essere in regola con il tesseramento - previsto dall'art. 29 dello Statuto federale - al momento della candidatura: per la FIGC, non significa necessariamente essere tesserati, mentre la lettura di Taucer va in direzione opposta. Serviranno pareri giuridici, ma lo scenario della decadenza di Malagò non è affatto da scartare, come pure del commissariamento della FIGC: alla base di questa seconda ipotesi - che il governo non ha mai nascosto di preferire come soluzione - ci sarebbe il grave malfunzionamento derivante dalla mancata uniformità dello Statuto ai principi del CONI, e in seconda battuta l'elezione di un presidente che non poteva vincere la competizione elettorale. Per la FIGC, invece, il mancato tesseramento era "sanato" dalla candidatura, proposta dalla Lega Calcio Serie A e quindi da una componente federale. È un cavillo, ma è su questo cavillo che - a tre giorni dalle convocazioni di Roberto Mancini - si gioca il futuro del pallone italiano.

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