Tifosi della Juve, la parola d'ordine è contestualizzare
Se dovessimo chiedere a 100 tifosi della Juve le loro sensazioni sul futuro della Vecchia Signora, una percentuale molto alta di essi darebbe una risposta pessimismistica. Comprensibile sia chiaro. Le ultime stagioni non inducono all'ottimismo, soprattutto quella finita da poco, senza la Champions League e mancati introiti per oltre 60 milioni di euro. La sensazione di essere alle prese con uno dei momenti più difficili della storia del club è netta. Eppure c'è chi non riesce a contestualiizzare, cioè a comprendere le difficoltà. Soprattutto in questa fase di mercato, ufficialmente al via il primo luglio, ma con trattative e sondaggi iniziati da divresi mesi, come da tradizioone. La costruzione di una squadra avviene prima del fischio iniziale delle trattative. Ci si meraviglia, per esempio, del protrarsi di certe operazioni, in alcuni casi veramente complicate. La Juve purtroppo ha una forza contrattuale inferiore (non di poco), rispetto a quella di un tempo, gli interlocutori conoscono le sue necessità, ne approfttano e chiedono cifre eccessive per i loro giocatori, vedi Martinez, Sorloth, in parte lo stesso Kolo Muani. Fino a qualche settimana fa, sembravano trattative più agevoli, salvo poi subire un rallentamento, se non una frenata, come nel caso del centravanti norvegese. Quando invece a vendere sono i bianconeri, l'offerta magari è più bassa del reale valore del giocatore, l'esempio può essere Cambiaso, per il quale il pur ricco Chelsea non vuole sborsare i 40 milioni chiesti dalla Juve per un elemento comunque appetibile sul mercato. Un'asta sarebbe auspicabile.
Carnevali e i suoi collaboratori dunque sono costretti ad operare in condizioni certamente non favorevoli perché la Juve, anche a livello societario,non è più quella del passato, in cui costruiva i suoi successi innanzitutto grazie alla dirigenza. I trionfi nascono dalle scrivanie, per poi concretizzarsi sul campo. fermo restando la disponibilità economica. I tifosi continueranno a criticare qualsiasi mossa della dirigenza, fino a quando non prendere atto dello status della Vecchia Signora, ormai da qualche stagione. Servirà quindi la capacità, spesso anche la fantasia di chi è protagonista delle trattative. Come l'indispensabile apporto della squadra scouting, capace di scovare talenti o puntare a giocatori ai margini nei nloro club di appartenenza, ma funzionali al progetto tecnico di Spalletti. tanto per intenderci, una riserva di Psg, Arsenal, Bayern Monaco e Atletico Madrid, tanto per citare le quattro semifinaliste dell'ultima Champions League, può fare la differenza in Serie A. Il livello del calcio italiano è ridotto a questo. Bisogna farsene una ragione. Tornando alla Juve, l'Europa League è la dimensione attuale, bisogna dirlo con estrema onestà. Certo la speranza è di vedere di nuovo una squadra in grado di competere per i livelli consoni al prestigio e alla storia di questo club. I momenti bui passeranno, quindi buon lavoro a Carnevali e company. E' la "fede" a mandare avanti i tifosi della Juve. O semplicemente "La forza dell'amore", come cantava Eugenio Finardi.


