Juve-Comolli processo: i capi d'imputazione e l'attesa del verdetto
Alzi la manco chi, quando la Juve lo ingaggiò, conosceva Comolli. Pochi, anzi pochissimi. Del resto, la sua bacheca dirigenziale è piuttosto scarna a livello di trofei. Eppure a giugno dello scorso anno, Elkann lo ingaggia per risollevare le sorti della società, quindi anche della squadra: Direttore generale, con responsabilitòà sull'area sportiva e su quella commerciale. A novembre addirittura sostituisce Scanavino come amministratore delegato, conservando gli stessi poteri. Un sostanziale plenipotenziario. A distanza di quasi un anno, con la Juve quasi fuori dalla Champions League, il manager francese è finito "sotto processo", con il rischio esonero in agguato. Sarà decisivo l'incontro della prossima settimana con John Elkann. I capi d'imputazione per Comolli sono diversi. Il primo è il flop sul mercato estivo, il simbolo è Openda, per il quale sono stati sborsati 44milioni di euro. Pare sia stato scelto con l'algoritmo. Eccola la parola chiave che di fatto è parte della colpevolezza sul fronte degli acquisti. Le statistiche non possono sostituire l'uomo rispetto alla scelta dei giocatori. Semmai possono essere un supporto, l'occhio umano resta preminente. Quindi primo atto d'accusa, il modus operandi.
L'altro capo d'imputazione per Comolli è più personale e riguarda la sfera dei rapporti all'interno della Juve. Qualcuno lo descrive un pò distaccato quando si siede nella tribuna dell'Allianz Stadium, quasi fosse un corpo estraneo rispetto al resto della truppa. Del resto, l'ex Presidente del Tolosa pare si sia rifiutato di fare un corso d'italiano. Quanto meno singolare, considerando che la Juve è una società, appunto, italiana. Non a caso, davanti a microfoni e taccuini ci va Chiellini. L'empatia non è proprio la peculiarità di Comolli. Il suo rapporto con i giocatori non è quello delle migliori famiglie calcistiche. "Inutile parlare con voi" avrebbe detto nel post Fiorentina. Praticamente inesistente il dialogo con Spalletti che non ha caso ha sempre avuto un filo diretto con Elkann. Questo è uno dei nodi legati alla permanenza o meno del tecnico toscano sulla panchina della Juve. Lucio vuole autonomia gestionale nell'area tecnico-sportiva, soprattutto senza le ingerenze del dirigente francese. Sarà Elkann a decidere. Appuntamento la prossima settimana nel "tribunale" della Continassa. L'allontanamento di Comolli è un verdetto concreto.






