Riempiamo quel bicchiere una volta per tutte… ma di cosa?
«La partita di martedì (quella a Parigi contro il Paris Saint Germain valida per la Champions League, alias Coppa dei Campioni!) per noi ha una valenza minore rispetto a quella con il Benfica in casa, che è da vincere». Allegri dixit. Checché se ne dica, per quanto si è voluto indorare la pillola e ritrattare dallo spogliatoio il significato (per giunta chiarissimo!) di quella frase, la stessa è stata infelicissima, presaga di sconfitta. Meglio il silenzio! È vero che il ruolo di un condottiero è quello di definire la realtà e dare speranza, ma questo fu detto da Napoleone prima di Waterloo.
Ognuno è libero di comunicare ciò che crede più opportuno, però in un momento così delicato per la Juventus, dare un “lasciapassare” così sereno per una probabile ed eventuale sconfitta non era proprio il caso. I calciatori, soprattutto questi di oggi, hanno bisogno di esser tenuti sempre sul pezzo, spronati, ricordando loro l’importanza di quella maglia e di quella competizione tanto bramata, maledetta o benedetta che sia, fate voi. Spezzo una lancia, nonostante tutto, a favore di Allegri: se davvero avesse realmente pensato, oltre che detto, quelle cose, avrebbe fatto giocare contro la Fiorentina Vlahovic, senza farlo svernare in panchina per averlo fresco e riposato per la soirée parisienne. A maggior ragione il silenzio è d’oro in alcuni casi.
Naturalmente sconfitta giunse, anche se si è “rischiato” un pareggio, perché in fin dei conti il PSG è Messi, Mbappè e Neymar… e questi tre marziani giocano in attacco, in difesa i nomi sono ben diversi e meno altisonanti. Una bella sconfitta, ho sentito dire. Sorrido, amaro. Nello sport come nella vita non esistono belle sconfitte, in particolare nel calcio e in Italia, come faceva intendere un signore dal grosso sigaro, amante del cognac, qualche decennio fa: “Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.” Leggo altrove che dalle sconfitte si possono trarre molti insegnamenti… e quindi migliorare. Ma perché le vittorie forse fanno diminuire il quoziente d’intelligenza? Comunque sia, quella di Parigi è da annoverare nella casella delle partite perse, zero punti, e il Benfica ne ha fatti tre. Quindi, riprendendo le divinatorie parole di Allegri, sarà una partita da vincere quella in casa coi portoghesi, avendo quasi il valore di una finale, di un dentro o fuori, già alla seconda giornata di Champions.
Ma ecco che ci viene in aiuto quel piccolo recipiente di varie forme e dimensioni, per lo più di vetro o di cristallo ma anche di metalli comuni o pregiati, di materie ceramiche, plastiche, di cartoncino impermeabilizzato, usato per bere: il bicchiere, nel nostro caso riempito a metà. Decideremo alla fine se immaginarlo mezzo pieno o mezzo vuoto…
Questo semplicissimo oggetto di uso quotidiano ci è utilissimo, e alla Juventus serve come l’aria: è il mezzo con il quale si sviluppa la capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di superarle e di uscirne rinforzato e addirittura trasformato positivamente se, riempito a metà, lo si vede mezzo pieno. E così facendo non si rischia neppure di passare per pessimisti, disfattisti, contro-rematori e perché no… jettatori!
La Juventus a Parigi ha dimostrato ciò che già sapevamo: approcci sbagliati, assenze fondamentali, giocatori non in forma (Bonucci e Cuadrado), mollezza di idee tattiche, decisione di giocare un tempo soltanto, il primo o il secondo non importa. Questo vale per il “mezzo vuoto”.
Nonostante l’amara sconfitta, al Parco dei Principi abbiamo visto però anche una Juventus che se giocasse novanta minuti come quel tempo da lei “prescelto”, darebbe filo da torcere a qualsiasi squadra al mondo! E qui quel bicchiere comincia a riempirsi… soprattutto quando si osa di più, non affidandosi soltanto alla linea Maginot (bene Danilo, fuori forma Bonucci, spaesato dal debutto il forte Bremer), inutile contro i razzi atomici, ma affrontando l’avversario a viso aperto alzando il baricentro, con un Paredes che finalmente dalla cabina di regia, sino a pochi giorni fa deserta, può illuminare il gioco dei bianconeri, con passaggi efficaci e intelligenti. Questi ultimi due aggettivi sembrerebbero normali… ma ad oggi erano ben altri gli appellativi che si usavano per accompagnare i traccianti di Arthur, Ramsey et similibus…
Dimenticavo… dobbiamo decidere se quel bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno, ma soprattutto di cosa: acqua, vino o champagne? Facciamo così. Non soffermiamoci sul se quel bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno, non improvvisiamoci sommelier, tanto dopo staremmo punto e daccapo. Fidatevi.
Guardiamo allora quanta luce c’è nel vetro, in quel cristallo prezioso che è la juventinità che pian piano sta risorgendo, è quella che riempie d’ambrosia le nostre speranze, fa illuminare le certezze rendendole giorno dopo giorno positive, caricando l’orizzonte di un bianconero vincente.
P.S. Naturalmente il bicchiere di Jerome era pieno di ottimo scotch scozzese!


