Il bivio di Allegri. Uniti fino alla fine per un mese decisivo.
Uniti fino alla fine, è il nuovo motto per affrontare le turbolenze che ci accompagneranno da qui al termine della stagione. A Roma, contro la Lazio, ne abbiamo avuto una sgradita conferma: i due episodi che hanno caratterizzato una parte della gara gridano ancora vendetta, il gol palesemente da annullare di Savic, e il mancato controllo var sul possibile rigore per fallo ai danni di Chiesa. Niente di nuovo sotto al sole purtoppo, ma lo stesso concetto va applicato alla partita, anzi alla non partita, che la Juve ha deciso di non fare per almeno 70 minuti. Aggrappati ad un modulo che si è rivelato buono in piena emergenza, ma che ora sulla carta, non avrebbe più ragione di esistere.
Il 3511 ha aiutato la squadra nel periodo di massima difficoltà, quello caratterizzato dai continui infortuni e dai tanti giocatori indisponibili , ma adesso sinceramente non riusciamo a capirne l’utilità. Non è un caso che la squadra, nella partita con la Lazio, ha cambiato volto quando è passata a giocare con i tre davanti. Per questo i rimpianti per una sconfitta che poteva essere evitata, sono davvero tanti.
Adesso però Massimiliano Allegri si trova davanti ad un bivio: cambiare finalmente l’assetto della squadra proponendo un atteggiamento più offensivo, oppure spiegare senza troppi giri di parole, il motivo per cui si deve continuare su questa linea. Al tecnico riconosciamo quanto di buono sta facendo sul piano gestionale in un momento davvero complicato, ma non possiamo non sottolineare come la squadra continui a giocare sotto ritmo, con poche idee, pochissime verticalizzazioni lasciando Vlahovic da solo a combattere nella terra di nessuno. Il serbo è in crisi, nervoso e lontanissimo dalla forma migliore, responsabilità sia sue ma anche di un modulo che metterebbe in difficoltà anche il più degli attaccanti. L’ex giocatore della Fiorentina deve però scrollarsi di dosso il peso che sembra portare. Lo vediamo, ad esempio troppo statico, fermo e con movimenti poco sincronizzati con il resto della squadra.
Ci sono dei momenti in cui è necessario cambiare, dare una sterzata decisa altrimenti il rischio è quello di andare a sbattere e farsi male. Siccome riteniamo Allegri una persona intelligente, immaginiamo che si voglia ripartire dagli ultimi 20 minuti di Roma, quelli in cui, ad esempio, Di Maria, libero di poter attaccare ha messo sovente in difficoltà la retroguardia laziale.
Segnali interessanti sono arrivati anche da Chiesa, con spunti che lasciano ben sperare. Ecco perché il momento sembra arrivato, quello di abbandonare prudenze eccessive a schiacciare, sempre con intelligenza e equilibrio, il piede sull’accelleratore. C’è un mese da vivere in apnea, dentro e fuori dal campo. Noi siamo pronti, tocca alla squadra e alla società dare la spinta più importante.


