ESCLUSIVA TJ - Simone Calori: "Sarri come l'Araba Fenice. Le pressioni e le difficoltà lo esaltano. Conte si è interizzato"
Quintiliano Giampietro
La Juventus è vicina al nono scudetto consecutivo. Per Sarri sarebbe il primo in assoluto. In esclusiva a TuttoJuve.com Simone Calori, ex giocatore del tecnico bianconero ai tempi della Sangiovannese, di cui è stato allenatore da luglio 2019 allo scorso gennaio.
La vittoria contro la Lazio ha portato la Juventus ad un passo dalla conquista dello scudetto. Ormai è fatta...
"Assolutamente sì. Il successo contro i biancocelesti è stato il colpo decisivo. Io in realtà non ho mai avuto dubbi, anche dopo alcuni risultati non positivi collezionati dai bianconeri".
Nelle tre gare prima della Lazio, la Juventus aveva raccolto solo 2 punti e incassato 9 gol. Tifosi e critica si sono scatenati contro Sarri. Sembrava di rivivere il momento al Chelsea quando, dopo una brutta sconfitta contro il Manchester City, l'allenatore era ad un passo dall'addio. Poi abbiamo visto com'è finita...
"Sarri è come l'Araba Fenice. Lui non si fa travolgere dalle critiche, sa benissimo che alla Juventus contano i risultati. Secondo me lui non è sorpreso quando si parla di esonero dopo qualche gara negativa. Le pressioni non lo condizionano, anzi lo esaltano, ha sempre detto che se avesse voluto vivere in modo più sereno avrebbe fatto un altro mestiere. Sicuramente sotto il profilo del gioco non sta brillando, ma i conti si fanno alla fine".
Malgrado il traguardo sia vicino, l'allenatore bianconero glissa quando sente la parola scudetto. Lui è molto scaramantico, ci racconta qualche aneddoto relativo ai tempi della Sangiovannese?
"Ce ne sono diversi legati alla sua scaramanzia. Sarri quando veniva al campo parcheggiava la macchina sempre allo stesso posto. Una volta noi giocatori la spostammo, lui s'arrabbio molto, la riportammo al solito parcheggio e vincemmo la gara. Poi si vestiva sempre di nero. Lui era soprannominato o , in quest'ultimo caso per il numero di schemi che adottava".
A proposito di schemi, nel finale contro la Lazio Sarri ha schierato la difesa a tre, che in fase di non possesso diventa a 5. Il passo definitivo verso l'addio all'integralismo tattico?
"E' stato un passo in avanti per la sua maturità e per la duttilità, necessarie in un club come la Juventus, cui Sarri vuole dare comunque un'impronta sotto il profilo del gioco. La linea a 4 resta la difesa base, ma con la possibilità di cambiare all'occorrenza. Il calcio è cambiato e Sarri si sta adeguando, anche perché la qualità della rosa glielo permette. In fondo lui integralista non lo è stato mai stato. Alla Sangiovannese, per esempio, giocava con il 4-4-2 e nel corso degli anni ha cambiato diversi moduli".
Fermo restando che dovrà ribaltare la gara con il Lione, la Juventus può vincere la Champions League, considerata la formula?
"Il cammino non è certo facile, ma in una gara secca tutto può succedere. La Juve ha giocatori che possono decidere i match, uno su tutti Ronaldo".
Lei è un simpatizzante dell'Inter. Deluso da Conte?
"Sì. Lui non ha lasciato un segno sotto il profilo del gioco, ma soprattutto non mi è piaciuta la gestione di alcuni momenti della stagione. Innanzitutto sul fronte del mercato: se un allenatore dice che la sua rosa non è competitiva, io da giocatore mi arrabbio. Anche lo sfogo sul calendario è stato furori luogo. Conte s'è , nel senso che ingigantisce tutti i problemi. Alla Juventus succede il contrario, spesso le cose non si sanno".
L'ex ct peraltro ha detto che l'Inter deve prendere esempio dalla Juve. I tifosi nerazzurri non saranno contenti...
"Ha sbagliato anche in questo caso. Certe dichiarazioni non può permettersi di farle in un club come l'Inter, peraltro indicando come esempio la rivale storica. Conte ha gestito male la comunicazione in generale. Sarebbe stato meglio se avesse usato un basso profilo".
Quindi meglio Sarri alla Juventus che Conte all'Inter?
"Sì, senza dubbio. E' vero che Sarri ha una rosa ampia e di qualità, ma non è facile prendere in mano un gruppo reduce da 8 anni di successi e confermarsi, le pressioni sono tante. Conte poteva e doveva fare di più, peraltro non mi piace perché si lamenta in continuazione, mi ricorda alcuni tecnici del passato interista. Se non vince l'Europa League per Conte è fallimento".


