A MENTE FREDDA – Allegri e concreti. E' nata la DLC. Loca come Chiesa
Quintiliano Giampietro
Nella stagione 2015/2016 fu proprio la vittoria nel derby (gol di Cuadrado al 94mo) ad innescare la storica rimonta scudetto. Forse irripetibile, o forse no. Ma pensare al passato potrebbe essere controproducente, meglio restare con i piedi per terra e concentrarsi sul presente. Che parla del terzo successo consecutivo in campionato, quarto considerando il Chelsea e, elemento non trascurabile, del secondo match con la rete inviolata. La vetta è ancora lontana, ma la risalita continua e cominciano ad evidenziarsi tracce di vitamina allegriana: concretezza, equilibrio, gestione e qualità necessaria per affondare il colpo. E' un po' la sintesi di quanto avviene contro il Torino di Juric. Il match si decide nel finale, dopo un primo tempo confuso (anche se non mancano le occasioni) e una ripresa a tinte bianconere. Cambi decisivi con i quali torna prepotentemente alla ribalta il dna camaleontico dell'allenatore, fattore spesso determinante nel quinquennio dei cinque titoli.
La chiave principale è l'inserimento di Cuadrado, contestualmente allo spostamento di qualche pedina, in particolare Chiesa centravanti e Bernardeschi a supporto, copia e incolla della mossa con cui è stato battuto il Chelsea. La serata dello Stadio Olimpico Grande Torino probabilmente segnerà la nascita della spina dorsale del presente e del futuro: De Ligt-Locatelli-Chiesa. L'olandese conferma l'ottimo stato di forma dopo la prestazione monumentale in Champions: difende, all'occorrenza imposta e mette di nuovo in mostra le sue doti da leader. I critici sono serviti e il momento negativo sembra alle spalle. Spostandoci a centrocampo riflettori su Locatelli. Il colpo da biliardo con cui decide il derby (secondo consecutivo in campionato e in assoluto con la Juve) è solo la classica ciliegina di una torta fatta di impostazione e interdizione. Intelligenza tattica superiore alla media e carattere da vendere: esame superato e patente da bianconero consegnata. Dove sono finiti tutti gli scettici che bocciarono il suo arrivo definendolo non da Juve?
La storia del Loca è un po' come quella di Chiesa. Tanti tifosi e qualche addetto ai lavori nell'estate dello scorso anno parlarono di giocatore sopravvalutato e inutile per Madama. Pronti a recitare il mea culpa? In questa fase è lecito considerare l'ex viola il migliore calciatore italiano. Innegabili qualità tecniche, duttilità tattica (vedi schieramento da centravanti) e senso del gol. Ma la cosa forse più impressionante è la velocità con cui si è imposto in un mondo nuovo, in cui la maglia pesa molto di più rispetto alle altre. Matthijs 22 anni, Manuel 23, Federico verso i 24. Benvenuta DLC.


