La serie A non perde il vizio, talenti verdi dall'estero
La Serie A ha riscoperto il coraggio di puntare sui giovani, ma continua a cercarli soprattutto all’estero. Kerim Alajbegovic, Rodrigo Mora e Franco Mastantuono rappresentano tre delle operazioni più affascinanti dell’estate: talenti giovanissimi, già contesi dai grandi club e acquistati a cifre che soltanto pochi anni fa sarebbero state considerate sproporzionate per calciatori ancora da formare. Ne parla Il Giornale.
La Juventus avrebbe investito tra 35 e 40 milioni di euro per Alajbegovic. La Roma ha garantito circa 25 milioni per Mora, con bonus capaci di portare l’operazione vicino ai 50. La Fiorentina ha invece ottenuto Mastantuono dal Real Madrid attraverso un prestito che consente agli spagnoli di conservare il controllo sul giocatore.
Tre strategie differenti, unite dalla stessa convinzione: il talento giovane merita spazio e investimenti. Resta però una domanda scomoda. Perché i club italiani accettano di spendere cifre elevate per prospetti cresciuti all’estero, mentre concedono raramente le stesse opportunità ai ragazzi formati nei propri vivai?
La Juventus ha investito forte su Alajbegovic
Alajbegovic è il simbolo più evidente di questa nuova tendenza. Il talento bosniaco arriva dal settore giovanile del Bayer Leverkusen, un ambiente nel quale ha potuto accelerare il proprio sviluppo senza essere frenato dall’età.
Nonostante sia ancora giovanissimo, ha già collezionato 14 presenze con la nazionale della Bosnia. Un dato che testimonia non soltanto le sue qualità, ma anche la fiducia ricevuta durante il percorso.
La Juventus ha deciso di pagarlo come un giocatore già pronto, pur sapendo di acquistare soprattutto il suo potenziale. L’investimento comporta inevitabilmente dei rischi, ma permette a Luciano Spalletti di lavorare con un elemento tecnico, creativo e abituato ad assumersi responsabilità.
Il punto non è contestare l’acquisto. Un grande club deve cercare i migliori talenti ovunque si trovino. Il problema nasce quando lo stesso coraggio non viene mostrato nei confronti dei ragazzi italiani.
Se Alajbegovic fosse cresciuto in un vivaio di Serie A, avrebbe già disputato abbastanza partite da guadagnarsi la convocazione nella nazionale maggiore? Oppure sarebbe ancora impegnato tra Primavera, prestiti in Serie C e panchine in squadre di provincia?
Il costo della promessa non fa più paura
Le valutazioni di Mora e Alajbegovic dimostrano come il mercato abbia modificato il concetto di rischio. Le grandi società preferiscono investire subito cifre importanti per anticipare la concorrenza, accettando la possibilità che il giocatore non completi la crescita prevista.
Mastantuono presenta una situazione differente. La Fiorentina può valorizzarlo attraverso il prestito, ma se il talento argentino dovesse esplodere il beneficio principale rimarrebbe al Real Madrid. Il club viola guadagnerebbe rendimento sportivo, senza avere il controllo completo sul futuro del giocatore.
È il prezzo necessario per accedere a prospetti già inseriti nei programmi delle potenze europee. Una società italiana accetta di diventare una tappa intermedia pur di aumentare immediatamente la qualità della propria rosa.
Queste operazioni possono migliorare il campionato, attirare pubblico e produrre calcio tecnico. Allo stesso tempo mostrano la difficoltà della Serie A nel creare e proteggere autonomamente il proprio patrimonio.


