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Frattura Di Gregorio, ecco la causa!TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 07:35Primo piano
di Massimo Pavan
per Tuttojuve.com

Frattura Di Gregorio, ecco la causa!

Di Gregorio paga lo sfogo del suo agente e gli errori contro l’Inter. La presa di distanza è arrivata, ma la frattura con la Juventus ormai resta evidente.

Nel caso Michele Di Gregorio è troppo semplice attribuire ogni responsabilità alla Juventus, la società può avere commesso errori nella gestione della porta e nella comunicazione delle proprie scelte, ma il portiere e il suo entourage hanno contribuito in maniera decisiva a creare la frattura.

Prima sono arrivate le dichiarazioni durissime del procuratore Carlo Alberto Belloni contro club e compagni, poi, nel momento in cui sarebbe servita una risposta sul campo, Di Gregorio ha offerto una prestazione gravemente insufficiente contro l’Inter, la presa di distanza dal procuratore pubblicata successivamente dal giocatore è stata corretta, ma non può cancellare completamente quanto accaduto.

Le parole dell’agente hanno superato il limite

Belloni ha provato a difendere il proprio assistito, ma lo ha fatto attaccando pesantemente la Juventus. Nel suo sfogo ha ricordato i continui cambiamenti avvenuti all’interno del club: «20 giocatori nuovi in due stagioni, 3 allenatori in 2 stagioni, 3 dirigenze in 2 stagioni. Questi sono i numeri che fanno la vera differenza».

Fin qui si poteva discutere di una critica, aspra ma legata alla programmazione societaria. Il passaggio successivo ha però coinvolto direttamente altri calciatori: «La dirigenza spende 130 milioni per 3 attaccanti. Impresentabili, per coprire la spesa folle scarica il fallimento stagionale tutto sul portiere comprato dalla dirigenza precedente come miglior portiere della Serie A a 26 anni».

Definire “impresentabili” alcuni compagni del proprio assistito significa oltrepassare il confine della legittima difesa professionale. Un procuratore può contestare la gestione del giocatore, ma non dovrebbe alimentare tensioni nello spogliatoio attribuendo responsabilità e fallimenti ad altri elementi della rosa.

L’agente parla anche a nome del giocatore

Di Gregorio non ha pronunciato quelle frasi personalmente, s arebbe quindi scorretto attribuirgliele come se fossero uscite direttamente dalla sua bocca. Rimane però un dato: Belloni è il suo rappresentante e interviene pubblicamente per tutelarne gli interessi. Quando un agente attacca società e compagni, le conseguenze ricadono inevitabilmente sul calciatore. È compito del giocatore stabilire confini chiari e impedire che il proprio entourage trasformi una situazione professionale delicata in uno scontro pubblico.

Di Gregorio ha preso le distanze, ma soltanto dopo l’esplosione del caso. La domanda è inevitabile: quelle dichiarazioni erano state concordate? Il portiere ne conosceva il contenuto? Aveva autorizzato una difesa così aggressiva? Non esistono elementi per rispondere affermativamente. Esiste però una responsabilità indiretta nella scelta e nella gestione di chi parla a nome proprio.

La presa di distanza era necessaria

Il portiere ha affidato ai social una replica netta: «Anche se si tratta del mio agente, con cui ho un grandissimo rapporto e collaboro fin dall’inizio della carriera, prendo le distanze da quanto riferito sui miei compagni, per i quali nutro grande stima e rispetto». Di Gregorio ha poi aggiunto: «È stata una stagione complicata per il clima che si è creato intorno a me, ma la mia professionalità non è in discussione. Finché sarò un giocatore della Juventus rispetterò i miei compagni e onorerò questa maglia come ho sempre fatto». Parole opportune, che hanno impedito alla situazione di degenerare ulteriormente. La smentita tutela lo spogliatoio e chiarisce che il giocatore non condivide gli attacchi rivolti agli attaccanti.

Arriva però quando il danno è già stato prodotto. I compagni sono stati pubblicamente svalutati dal suo rappresentante e la Juventus accusata di aver trasformato il portiere nel capro espiatorio della stagione.

La partita con l’Inter richiedeva una risposta diversa

In un contesto così delicato, Di Gregorio aveva bisogno di rispondere attraverso una prestazione autorevole. Contro l’Inter è accaduto il contrario.

Sul gol di Dimarco non è l’unico responsabile. L’esterno nerazzurro viene liberato da una buona combinazione e conclude con precisione, ma il portiere non riesce a opporsi. L’episodio più grave arriva nella ripresa. Diouf sfrutta l’assist di Esposito e trova il raddoppio anche grazie a un’incertezza di Di Gregorio, apparso poco convincente nel posizionamento e nella protezione della porta. La ricostruzione della partita evidenzia proprio il suo errore sul secondo gol, quello che indirizza definitivamente l’amichevole vinta 2-1 dall’Inter. La dinamica è riportata nella cronaca di Fantacalcio.it.

Definire l’intera prova “indecente” è un giudizio molto severo, soprattutto perché nel primo tempo aveva compiuto anche alcuni interventi utili. Spalletti stesso ha parlato di «parate meritevoli di complimenti» e lo ha definito sfortunato sul secondo gol. Resta comunque una prestazione insufficiente, segnata da un errore pesante proprio nel momento in cui serviva trasmettere sicurezza.

Le parole non possono sostituire il rendimento

Un procuratore può ricordare i problemi della squadra, gli errori della società e le responsabilità dei compagni, alla fine, però, un portiere della Juventus viene giudicato soprattutto per ciò che fa tra i pali.

Di Gregorio non può utilizzare l’instabilità societaria come spiegazione permanente, la linea difensiva può proteggerlo meglio, ma alcune situazioni dipendono esclusivamente da letture, posizione e qualità dell’intervento.

Contro l’Inter ha fallito uno degli esami più importanti della preparazione, non per il valore ufficiale della partita, che rimaneva un’amichevole, ma per il significato assunto dalla sua situazione personale.

Mentre la Juventus cercava Suzuki, Vicario e altri portieri, Di Gregorio aveva l’opportunità di dimostrare che il mercato fosse superfluo. L’incertezza sul gol di Diouf ha invece rafforzato i dubbi della dirigenza.

La ricerca di un nuovo portiere non nasce dal nulla

La Juventus non sta valutando un nuovo numero uno soltanto per scaricare le responsabilità della stagione su Di Gregorio, la scelta deriva anche dalle prestazioni e dalla necessità di individuare un titolare funzionale al calcio di Luciano Spalletti.

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