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Impossibile stare zitti!TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 06:40Primo piano
di Massimo Pavan
per Tuttojuve.com

Impossibile stare zitti!

Spalletti respinge le polemiche sul contatto tra Alajbegovic e Keita: non era rigore. Il tecnico difende la Juventus e fa bene ad alzare la voce.

Finalmente qualcuno si fa sentire. Luciano Spalletti non ha atteso che il contatto tra Alajbegovic e Keita diventasse l’ennesimo caso costruito intorno alla Juventus. Nel dopopartita ha preso posizione, ha analizzato la dinamica e ha difeso con decisione la correttezza della scelta arbitrale.

Il tecnico bianconero è stato chiarissimo:

“Quello di Keita non è rigore, è lui che allarga la gamba. Quando si parla di contatto si ritorna lì: cos’è un contatto? Un impatto è un impatto, sennò è un contatto. E’ Keita che allarga il piede, cerca l’intervento di Alajbegovic. In un minuto l’hanno liquidata al VAR, com’è giusto che sia”.

Parole necessarie, perché il rischio era quello di ridurre la vittoria per 2-0 sul Parma a una sola situazione avvenuta nel finale, peraltro valutata rapidamente e correttamente dalla squadra arbitrale.

Non tutti i contatti sono rigori

Il concetto espresso da Spalletti dovrebbe essere elementare: un contatto non equivale automaticamente a un fallo. All’interno dell’area di rigore possono verificarsi sfioramenti e contrasti senza che esistano gli estremi per assegnare la massima punizione.

Nell’episodio in questione Keita allarga la gamba per trovare quella di Alajbegovic. Il pallone è ormai lontano e il giovane juventino non commette un intervento tale da giustificare il calcio di rigore.

È proprio questa la differenza tra subire un fallo e cercare deliberatamente un contatto. Se fosse sufficiente appoggiare la propria gamba su quella dell’avversario, ogni partita finirebbe con una serie infinita di penalty.

La linea arbitrale annunciata per la nuova stagione punta inoltre a limitare i rigori concessi per contatti leggeri o ricercati. Se questa è la direzione scelta, l’episodio di Juventus-Parma non può essere trasformato in uno scandalo.

Il VAR ha fatto il suo lavoro

Qualcuno ha contestato anche la rapidità della revisione. In realtà è accaduto esattamente ciò che dovrebbe accadere quando le immagini non mostrano un chiaro ed evidente errore.

Il VAR ha controllato la dinamica e ha confermato la decisione presa sul campo. Non c’era alcuna ragione per richiamare l’arbitro al monitor e rianalizzare per diversi minuti un contatto marginale.

La tecnologia non deve riarbitrare ogni azione, né cercare un’infrazione invisibile attraverso decine di rallentamenti. Deve intervenire davanti a un errore evidente. In questa situazione quell’errore non esisteva.

Il controllo breve non è quindi una prova di superficialità, ma la conseguenza della chiarezza dell’episodio. Come ha detto Spalletti, la situazione è stata liquidata rapidamente “com’è giusto che sia”.

Il solito rumore intorno alla Juventus

La sensazione è che un episodio simile, in un’altra partita e con squadre differenti, avrebbe generato poche discussioni. Quando è coinvolta la Juventus, invece, un semplice contatto diventa immediatamente materiale per processi, accuse e moviole interminabili.

Si può discutere della decisione, perché il confronto fa parte del calcio. Quello che non si può accettare è il tentativo di descrivere il successo bianconero come condizionato dall’arbitraggio.

La Juventus ha dominato il possesso, ha colpito più pali, ha costretto il Parma a difendersi e ha segnato due gol. Gli emiliani hanno costruito la loro occasione migliore sul risultato di 1-0, trovando una grande risposta di Vicario.

Il 2-0 nasce dalla superiorità della squadra di Spalletti, non da una decisione arbitrale. Concentrare tutto sull’episodio di Keita significa ignorare ciò che è successo durante il resto della partita.

Era necessario difendere la squadra

La Juventus ha troppo spesso scelto il silenzio davanti a polemiche e ricostruzioni discutibili. Un atteggiamento istituzionale può essere apprezzabile, ma non deve trasformarsi nell’accettazione passiva di qualsiasi accusa.

Spalletti ha capito che era necessario intervenire immediatamente. Non ha chiesto favori, non ha attaccato l’arbitro e non ha cercato alibi. Ha semplicemente spiegato perché, secondo lui, non fosse rigore.

È il comportamento che ci si aspetta dall’allenatore della Juventus. Proteggere la squadra significa anche impedire che il suo lavoro venga oscurato da un racconto distorto.

Il tecnico ha difeso Alajbegovic, un ragazzo giovane che rischiava di finire al centro di una polemica ingiustificata. Ha difeso la vittoria e ha richiamato tutti alla corretta distinzione tra contatto e fallo.

La Juve deve continuare a parlare

Farsi sentire non significa alimentare tensioni o mettere pressione sugli arbitri. Significa pretendere equilibrio nelle valutazioni e rispondere quando un episodio viene utilizzato per delegittimare il risultato.

La Juventus deve continuare su questa strada. Quando ci sono errori bisogna riconoscerli, ma quando le decisioni sono corrette è giusto difenderle senza timore.

Spalletti lo ha fatto con la sua consueta chiarezza, mettendoci nome e faccia. La sua posizione può piacere o meno, ma almeno interrompe il solito monologo nel quale tutti parlano della Juventus mentre la Juventus rimane in silenzio.

Sul contatto tra Alajbegovic e Keita non c’era rigore. Spalletti lo ha spiegato e ha fatto bene: finalmente la Juventus ha difeso immediatamente le proprie ragioni.

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