Manchester City, anni per cercare la verità. In Italia con la Juve sembrava una corsa contro il tempo
La vicenda Manchester City-Premier League dovrebbe interessare molto anche il calcio italiano. Non perché i casi siano sovrapponibili – non lo sono – e neppure perché si possano anticipare le conclusioni definitive del procedimento inglese. Ma perché racconta un modo completamente differente di affrontare una vicenda sportivo-finanziaria enorme.
Le accuse nei confronti del City sono state formalizzate nel febbraio 2023 dopo un'indagine durata quattro anni; l'udienza davanti alla commissione indipendente è cominciata nel settembre 2024. Soltanto adesso, nel settembre 2026, fonti giornalistiche riferiscono che sarebbe stata raggiunta una decisione sfavorevole al club sulla quasi totalità delle contestazioni. Ma il procedimento non è ancora concluso: devono essere completati altri passaggi e il City ha ribadito che il processo è tuttora in corso.
Anni, non settimane.Ed è qui che, guardando dall'Italia, qualche domanda diventa inevitabile.
In Inghilterra nessuna necessità di chiudere tutto subito
Il caso City è enorme, complesso e riguarda contestazioni distribuite su numerose stagioni.La Premier League ha investigato, raccolto documentazione, formulato le accuse e affidato il giudizio a una commissione indipendente. I tempi sono diventati lunghissimi, perfino superiori alle attese secondo lo stesso chief executive della Premier Richard Masters.Questo può essere considerato un limite.
Ma esiste anche l'altra faccia della medaglia: quando una vicenda può modificare classifiche, reputazioni, bilanci e potenzialmente la storia sportiva di un club, la rapidità non dovrebbe prevalere sulla completezza dell'accertamento.Il City ha sempre negato le contestazioni e il club sostiene che restino parti importanti del procedimento da completare.Dunque prudenza.
Nessuna necessità di trasformare una notizia in una sentenza definitiva prima che il percorso sia realmente terminato.
E in Italia cosa accadde con la Juventus?
Qui il confronto diventa inevitabile, pur ricordando ancora una volta che contestazioni, ordinamenti e procedure sono differenti.
Nel caso plusvalenze, la Corte Federale d'Appello il 20 gennaio 2023 inflisse alla Juventus 15 punti di penalizzazione attraverso la revocazione parziale di una precedente decisione del maggio 2022. Le motivazioni furono pubblicate dieci giorni dopo.Dopo l'intervento del Collegio di Garanzia del CONI, il 22 maggio la Corte Federale d'Appello rideterminò la penalizzazione in 10 punti, da scontare nella stessa stagione.Il 30 maggio arrivò poi il patteggiamento nell'altro procedimento sportivo, con un'ammenda di 718.240 euro per il club e la rinuncia ai ricorsi contro le precedenti decisioni.Questi sono i fatti.
Poi esiste il giudizio.
La sensazione di due velocità opposte
In Inghilterra si può criticare una giustizia che impiega anni.In Italia si può invece discutere di un sistema sportivo nel quale, per esigenze legate alle competizioni e alle classifiche, i tempi possono diventare estremamente compressi, con sentenze che non appaiono per nulla eque.
E quando la sanzione incide sulla classifica della stagione in corso, la questione dei tempi diventa sostanziale e non soltanto procedurale.
La Juventus passò da una penalizzazione di 15 punti a una di 10 attraverso diversi gradi e rivalutazioni nel giro di pochi mesi, è legittimo interrogarsi su un sistema capace di produrre conseguenze sportive immediate mentre il percorso giudiziario è ancora in evoluzione. Non chiediamo favori, chiediamo procedure credibili
Questo dovrebbe essere il punto.
Non stabilire oggi se il Manchester City meriti o meno una determinata sanzione. E nemmeno utilizzare il caso inglese per riscrivere automaticamente quello juventino. La domanda dovrebbe essere più semplice: quale modello garantisce meglio la ricerca della verità e il diritto alla difesa quando sono in gioco conseguenze enormi?
Il procedimento inglese può apparire esasperatamente lento. Quello italiano vissuto dalla Juventus nel 2023 apparve, al contrario, velocissimo nei suoi effetti sportivi.
La giustizia non diventa migliore semplicemente perché è lenta, così come non diventa efficiente soltanto perché è veloce. Deve soprattutto essere credibile. Sul Manchester City l'Inghilterra sta impiegando anni e non ha ancora scritto formalmente l'ultima parola. In Italia, nel 2023, la classifica della Juventus cambiò mentre il percorso giudiziario continuava a cambiare a sua volta. E questa differenza merita almeno una riflessione, almeno in Inghilterra cercano la verità, in Italia, invece l'inutile velocità.


