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Dal tirare a campare all'andare a comandare: in Europa serve cambio di mentalità

autore
Enrico Danna
per Tuttojuve.com
giovedì 15 settembre 2016, 13:42Primo piano
autore Enrico Danna
15.09.2016 13:42Primo piano
Il pareggio contro il Siviglia non deve deprimere, ma dare corpo a giuste e serene riflessioni.
www.imagephotoagency.it
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Senza fare drammi (perché sarebbe da Tafazzi), il pareggio di ieri sera, ha lasciato sicuramente l’amaro in bocca. Era la prima in casa, contro un avversario non irresistibile e catenacciaro fino all’inverosimile (difficile comprendere chi si aspettasse un Siviglia arrembante considerando che Sampaoli, anche quando allenava il Cile, non s’è mai distinto per il gioco brillante ed offensivo della propria squadra). Le occasioni ci sono state e, con un pizzico di fortuna in più, si sarebbero potuti portare a casa i tre punti. Quello che però è balzato ancora una volta all’occhio (purtroppo) è quel braccino un po' troppo corto, quel freno a mano tirato che la Vecchia Signora, in Europa, non si può permettere. Quando giochi in Champions, devi essere più coraggioso, più intenso, più offensivo. In Italia puoi permetterti di speculare sul risultato e sulla prestazione, in Europa no. E’ quella linea di confine che separa il vorrei ma non posso, il “tanto prima o poi capita l’occasione e un gol lo si fa” dall’ “andiamo a comandare”: mentalità. Ne abbiamo avuti di esempi, in questa prima tornata di CL: da Barcellona e Bayern che, seppur con le debite proporzioni vista la modestia degli avversari affrontati, nonostante il vantaggio acquisito di due o tre reti, hanno continuato ad attaccare per cercare comunque di segnare ad altre reti, sino al Real Madrid che, sotto in casa di una rete al minuto ’89, ha ribaltato il risultato nel recupero. Giocatori di qualità, mentalità offensiva e vincente: questo è il traguardo che la Juve deve ambire a raggiungere per potersi giocare, con consapevolezza e in modo costante, le proprie carte in Europa.

Se andiamo ad analizzare le gare internazionali dei bianconeri, non possiamo non notare come, la cartina al tornasole in tal senso, siano state due gare della scorsa stagione, ovvero il secondo tempo dell’andata contro il Bayern e la gara di ritorno contro i bavaresi per settanta minuti buoni. In quelle due occasioni, la squadra di Allegri ha “comandato” in campo, imponendo il proprio gioco all’avversario. Quale era il comune denominatore di quelle due gare? Che, in entrambi i casi, la Juve non aveva nulla da perdere. Sotto di due reti nel primo tempo, all’andata, obbligata a vincere al ritorno, la Vecchia Signora, ha messo via paure e remore e, con consapevolezza ed un pizzico di incoscienza, ha stretto alle corde i più quotati avversari. Possibile che si debba essere sull’orlo del baratro per tirare fuori mentalità e prestazioni del genere? Certo, se entri in campo con un centrocampo prettamente muscolare, senza esterni in grado di saltare l’uomo, con un Dybala costretto a partire troppo da lontano ed un Higuain lasciato desolatamente al suo destino, difficilmente dai l’impressione di “andare a comandare”. E’ vero che non s’è concesso nulla agli avversari, e che le occasioni sono arrivate ugualmente, ma è la mentalità che ancora deve crescere e migliorare. Si deve entrare in campo per imporre il proprio gioco e la propria consapevolezza: è giusto mantenere l’equilibrio (fondamentale) ma, alle volte, un po' più di coraggio di osare, non farebbe male. Fino alla fine.

per Tuttojuve.com

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