BONUCCI: "La Supercoppa? Nessun rimpianto. Ho avuto paura per Matteo fino a qualche giorno fa, dopo il suo intervento ho pensato di lasciare il calcio"
Giuseppe Giannone
Leonardo Bonucci, difensore centrale classe 1987 della Juventus e della nostra nazionale, parla, nel corso di un'intervista rilasciata a "La Repubblica", dei momenti bui passati con la preoccupazione per le condizioni di suo figlio Matteo, momenti che gli hanno fatto pensare anche di lasciare il calcio. Ecco le parole del giocatore bianconero, che si sofferma brevemente anche su Conte e l'ipotesi di un futuro in Inghilterra: "Supercoppa? Nessun rimpianto. Ho festeggiato il Natale a Viterbo, a casa mia, mentre a Capodanno sarà a Sestriere, con mia moglie Martina e i nostri figli, Lorenzo Filippo e Matteo Marco. Momenti semplici, con un regalo fatto da qualcuno più grande di noi. Matteo? La paura è durata da luglio fino a qualche giorno fa. Ora gli ripeto che è un campione, come un mantra, e gli leggo libri di favole, le storie di Cars. E' tornato a giocare col fratello e presto potranno di nuovo fare la lotta. Tutto è iniziato dopo gli Europei di Francia. Tre settimane prima gli era stata rimossa una piccola ernia inguinale. Una sciocchezza ma lo vediamo diverso. Una serie di comportamenti ci preoccupano e torniamo subito a Torino.
Gli esami diagnostici rivelano una patologia acuta e occorre subito intervenire. Il giorno dopo entra in sala operatoria, uscendone alle quattro del pomeriggio. Prima di entrare ci ha fatto il verso del leone, a infondere più coraggio a noi che a sé. E' tornato a casa il dieci agosto, tredici giorno dopo l'intervento. Un recupero record. Dopo l'intervento è iniziata l'attesa dei progressivi miglioramenti. In quelle settimane mi ha sfiorato l'idea di abbandonare il calcio. L'obbligo di pensare al lavoro era stato del tutto accantonato. Non ci riuscivo. Conte e l'addio alla Juve? Ha creato un gruppo di giocatori affamati. Consumati? Avremmo potuto continuare ma lui ha deciso diversamente. Chelsea? Vorrei diventare una leggenda qui".


