IL TERZO TEMPO - Allegri tiene tutti sulla corda. La Juve vince ma stacca la spina troppo facilmente, è un campanello d'allarme
Luigi Risucci
Un'altra vittoria, roboante nel risultato, ma che non dissipa i dubbi sulla tenuta complessiva della squadra di Allegri. La Juve si sbarazza della coraggiosa Spal di Semplici grazie al ritorno della coppia gol argentina, con Dybala che esce dagli incubi dei penalty sbagliati ed Higuain che, dopo aver ritrovato la forma fisica, riprende confidenza anche con il tabellino. Allegri ha varato per la seconda volta in stagione il terzetto di mancini alle spalle del Pipita, un concentrato altissimo di tecnica e velocità, al servizio dell'ariete argentino che, per la verità, si sbatte anche più dei compagni di reparto. Ottima prova di Bernardeschi, che schioda la partita dal pareggio con un sinistro meraviglioso su cui Gomis è impotente. A stretto giro di posta Dybala disegna una delle sue magistrali punizioni che sembrano aver “ammazzato” definitivamente gli estensi. Invece la Juve cade nel vecchio – nuovo vizio di addormentarsi anziché addormentare la partita con il palleggio: su una dormita generale ed in particolare di Lichtsteiner, Paloschi riapre il match battendo Szczeszny, alla terza uscita stagionale. La Juve trotterella, non incide e fa infuriare Allegri che non si dà pace, confinato nell'area tecnica come un leone in gabbia. La Spal prende coraggio e si rende pericolosissima ancora con Paloschi murato da un Barzagli monumentale, fino al gol del 2-2 annullato dal VAR che, per una volta, interviene opportunamente in una partita che vede protagonisti i bianconeri. Sono lontane ormai le nefaste decisioni di Udine che, sebbene non avessero inciso sul risultato, meritano una riflessione da parte di tutti gli addetti ai lavori circa il buon utilizzo di questo strumento tanto utile quanto pericoloso. Il quasi pareggio dei biancazzurri risveglia la Juve, che torna ad affacciarsi nell'area estense dove Higuain, finalmente, si sblocca e torna al gol dopo un digiuno di un mese. Il gol sancisce il ritorno a tutti gli effetti del Pipita che nelle ultime uscite aveva già dato avvisaglie di stare molto bene per le prestazioni offerte in campo, sempre al servizio della squadra. Il rinnovato doppio vantaggio libera i bianconeri dall'ansia del risultato e spengne l'orgoglio dell'avversario, capace in ogni caso di spaventare i campioni d'Italia nel loro fortino. Cuadrado chiude i conti con una zuccata propiziata dal sinistro sempre dolce di Douglas Costa, ancora in rodaggio e gradualmente più partecipe alle manovre della squadra. C'è il tempo per vedere il gradito ritorno in campo di Marchisio, ad oltre due mesi dalla sua ultima apparizione, e per il gol annullato ad Higuain ancora grazie all'ausilio della VAR (peccato, sarebbe stato il centesimo dell'ex Napoli in Serie A). La Juve tira le somme di una partita vinta con largo margine ma che lascia ancora dubbi sulla tenuta psicologica della squadra nell'arco dei novanta minuti. La riprova è data dall'Allegri furioso visto a bordocampo che non ha mancato di ammonire i suoi davanti ai microfoni, definendoli “supponenti”. Perfezionista? No, realista e pragmatico. Il mister sa che giocando con questo spirito, l'incattivito Milan di questo periodo può far male nell'anticipo di sabato prossimo. Dopo sei anni di trionfi, un po' tutte le avversarie dei bianconeri, a partire dalla capolista Napoli, non vogliono lasciare nulla al caso e sfruttare tutti i passi falsi dei campioni in carica. La difesa merita ancora una volta una revisio: dieci gol subiti in dieci partite non sono dati da Juventus e soprattutto sono fuori dagli standard scudetto. Bene Rugani (28 da titolare alla Juventus, 27 vittorie ed una sconfitta ininfluente a Verona) e Barzagli, Chiellini ha riposato, incerto sulla fascia destra Lichtsteiner mentre Alex Sandro non è ancora il giocatore fenomenale ammirato lo scorso anno. Ci sarà da lavorare ma soprattutto da mettere fieno in cascina in vista di dicembre, quando gli scontri diretti diranno davvero dove può arrivare questa squadra.
Allegri ha lanciato l'avvertimento: o si torna a fare la Juventus o quest'anno lo scudetto si cucirà su altre maglie.


