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Il peggior calciomercato della storia del nostro pallone e le prospettive non sono rosee: molto dipende dalla Juventus. Intanto la Milano del mercato è deserta, l'Eredivisie ci ha superati e gli unici colpi... Sono in uscitaTUTTO mercato WEB
venerdì 27 gennaio 2023, 09:34Editoriale
di Marco Conterio

Il peggior calciomercato della storia del nostro pallone e le prospettive non sono rosee: molto dipende dalla Juventus. Intanto la Milano del mercato è deserta, l'Eredivisie ci ha superati e gli unici colpi... Sono in uscita

Inviato di Tuttomercatoweb, è in RAI con 90° Minuto, Calcio Totale e Notte Azzurra. Ha lavorato con Radio Sportiva, Radio RAI e Il Messaggero
Il peggior calciomercato della storia recente del nostro pallone in uno dei momenti più bui del nostro calcio. Senza troppi giri di parole, la Serie A continua a sprofondare verso il basso. Il dato più clamoroso riguarda i milioni spesi dalle italiane: tra prestiti, acquisti, riscatti facili, siamo a meno di 10 milioni totali a gennaio (raddoppieranno... Con Ilic) mentre l'Eredivisie, giusto per fare un paragone, ha visto queste spese: 8 milioni per Geronimo Rulli all'Ajax. 6 milioni per Djordje Mihailovic all'AZ Alkmaar. Neraysho Kasanwirjo al Feyenoord per 1,5 milioni. Johan Hove al Stromsgodset per 1 milione. La Super Lig turca, con le due operazioni del Fenerbahce, raggiungono le cifre dell'Italia.

Il clamoroso deserto milanese
Da lunghi anni, Milano è il centro nevralgico del calciomercato. Quest'anno, questo gennaio, la situazione è drasticamente cambiata. E le fotografie che arrivano dagli alberghi milanesi fanno esattamente eco a quella che è la peggior sessione della storia recente del nostro pallone. Fino a poco tempo fa, il cronista di calciomercato girava per le hall degli alberghi, nelle sale dei ristoranti, sfruttava numeri e contatti, spifferi e segnalazioni, per incrociare il dirigente, il direttore, per vedere coi propri occhi un incontro con un procuratore e con un intermediario. Vicino Brera, la storica sede ufficiosa delle operazioni della Juventus. In Piazza della Repubblica, accanto a Centrale, un continuo via vai di decani e nuovi rampolli del mercato italiano. Il quartier generale di Sabatini, un po' lontano dai soliti hotel, gli uffici milanesi di alcuni club, le salette nascoste dei bar, quelle dei bistrot, il ristorante di un grande albergo. Tutti lì, in una straordinaria storia di spionaggio tutta all'italiana, fatta di prestiti, comproprietà, plusvalenze, liti e affini. Adesso no. Milano è deserta. Pochi volti e tutti sconsolati, portafogli vuoti, procacciatori d'affari che tornano a casa con le pive nel sacco e troppe promesse al vento per i propri giocatori.


Tutti i trasferimenti del peggior mercato della storia italiana
Qualche numero. La copertina, per cifre e per investimento, se la prenderà un giovane che dall'Hellas va al Torino come Ivan Ilic, foraggiato pure da Sasa Lukic che andrà al Fulham. Per ora, però, 470mila euro tra cartellino e premio alla firma per Devis Vasquez dal Guarani al Milan, ovvero per un terzo portiere. Due acquisti per lo Spezia per un totale di 2,2 milioni di euro: uno sloveno dal Mura, Tio Cipot e il capocannoniere della Lettoria, Raimond Krollis dal Valmiera. Meno di mezzo milione dal Lecce per Tommaso Cassandro dal Cittadella. Poi basta. L'Inter non ha comprato nessuno, il Napoli si è scambiato i secondi portieri con la Fiorentina, Pierluigi Gollini per Salvatore Sirigu e ha preso un terzino destro di riserva dalla Sampdoria, Bartosz Bereszynski. La Juventus non ha fatto nulla, in altre faccende impegnata, al massimo cederà Weston McKennie (ovviamente in Premier League). La Lazio ha sfoltito la rosa con cessioni minori, la Roma aveva già preso a zero Ola Solbakken. La Fiorentina ha fatto partire, tutti in prestito, centrocampisti di riserva, Youssef Maleh al Lecce, Szymon Zurkowski allo Spezia e Marco Benassi alla Cremonese. Stallo totale per l'Atalanta in entrata e un grande addio, Ruslan Malinovskyi al Marsiglia. L'Hellas Verona ha rivoluzionato la rosa ma a basso prezzo, con scommesse (Cyril Ngonge, Deyovaisio Zeefuik, Jayden Braaf) e cessioni di giocatori con ingaggi importanti che a breve avverranno (Ilic su tutti). Fermo il Sassuolo, l'Udinese sulla carta ha speso 6 milioni per Matheus Martins dalla Fluminense ma nei fatti è un nuovo giocatore del Watford. Zero per il Bologna, uno scambio per l'Empoli (Sam Lammers per Francesco Caputo), operazioni a costo zero per la Sampdoria (pure Bram Nuytinck dall'Udinese), lo Spezia ha sì fatto qualche innesto (anche Joao Moutinho da Orlando e Salvatore Esposito dalla SPAL) ma ha incassato 25 milioni dall'Arsenal per Jakub Kiwior. La Salernitana ha preso Guillermo Ochoa, poi un prestito, Hans Nicolussi Caviglia dalla Juventus e il centrale William Troost-Ekong dal Watford. Dopo Benassi, la Cremonese ha preso in prestito dalla Sampdoria il centrale Alex Ferrari, sfoltito la rosa e il Monza ha preso solo un terzino diciannovenne in prestito dall'Inter, Franco Carboni.

Quali prospettive?
La scure della giustizia che si è abbattuta e ancor più si abbatterà sulla Juventus, a meno che le sentenze non vengano ribaltate (ma c'è la questione della manovra stipendi a gravitare ancor più pesantemente sul futuro bianconero) si porta dietro una riflessione. Inevitabile. La Juve è (era) la società che più di ogni altra immetteva denaro nel mercato interno. Basti vedere le ultime sessioni, invernali ed estive: gli incassi della Fiorentina, dell'Atalanta, del Sassuolo e via discorrendo, tutte con gli acquisti della Vecchia Signora. Il fatto che questo sia il peggior mercato della storia è dovuto anche al fatto che la Juve è rimasta immobile. Il fatto che Milano sia rimasta deserta è dovuto anche al fatto che la Juve, lì, non s'è fatta vedere. Tutto a cascata, tutto concatenato. L'appeal del calcio italiano, la sua immagine, ma anche la movimentazione di denari e calciatori. Non ce ne voglia chi si è spostato in entrata, finora, ma è stato il gennaio peggiore della storia del calciomercato italiano. E se ci sono state operazioni importanti, purtroppo, sono state solo in uscita. E le prospettive non sembrano certo rosee.