"Spero di fare meno danni possibili". Gattuso, lo zero pressing e l'essere meno bellini
"Spero di fare meno danni possibili". Gennaro Gattuso l'ha detto prima della partita di Zenica, lunedì sera. Sarebbe da valutare quello che è successo dopo, fra un Dimarco spompato, un Bastoni centrale di difesa, Palestra che ha cambiato il volto della destra al posto di Politano, le mosse tattiche, un Kean che non regge 90 minuti (mentre Dzeko 120) e tutto il resto. La sensazione però è che il piano gara dell'Italia era semplice: sperare di passare in vantaggio, soffrire, poi segnare il due a zero.
Zero pressing, zero proiezione offensiva. Aveva detto anche questo a proposito della partita con l'Irlanda: "Forse non abbiamo giocato in maniera ultraoffensiva e ci sta essere meno brillanti. Preferisco in questo momento una squadra che stia bene in campo, che soffra meno, per essere meno bellini. Pensiamo al concreto".
Pensando al concreto, il giorno dopo, non siamo riusciti ad andare al Mondiale. Con 9 tiri in totale contro i 30 degli avversari. Certo, possiamo attaccarci al braccio galeotto di Dzeko, alla mancata espulsione su Palestra, ma la realtà è che contro la Bosnia, quando c'è stata pressione sul portatore di palla - pochi minuti nel secondo tempo - si sono creati i presupposti per segnare il secondo gol. Invece l'intenzione è stata quella di speculare sul risultato, come ogni volta. Solo che, in dieci contro undici, si soffre e non si segna più il due a zero.
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