'Nessuno pensa ai bambini'. La generazione senza Mondiale sceglierà altri sport
'Nessuno pensa ai bambini'. Quanta retorica, in una frase scoppiata dopo l'eliminazione. L'Italia non va al Mondiale e... Chi pensa ai bambini? Alla generazione che verrà? Che non ha mai visto un Mondiale di calcio? Semplice. Seguiranno presto altro. Perché sanno badare a loro stessi, non disperate. Non è d'obbligo che sia un calciatore, o il calcio, il loro modello. Hanno la capacità di scegliere icone e riferimenti positivi. Molti di loro stanno prendendo una racchetta in mano, per Jannik Sinner e per un movimento in crescita costante. Hanno già scelto l'atletica, perché Tokyo è stata un volano di visibilità e ispirazione incredibile. La crescita verticale del rugby, ora con un Sei Nazioni bello come non mai, aumenterà pure gli iscritti e chi magari vorrà diventare Brex o Menoncello piuttosto che uno dei non eroi della tregenda di Zenica.
I bambini, le bambine, sognano di diventare Federica Brignone. Non avranno magari velleità motoristiche, ma state pur certi che senza l'italietta del calcio, davanti a uno schermo presto sceglieranno Kimi Antonelli o Marco Bezzecchi. Il calcio è sport nazionale, ma per quanto? Nulla dura in eterno, se non sai curare il fiore delicato che hai in mano. E l'Italia, maiuscola, un grande paese di sportivi e di talenti, ha dato dimostrazioni straordinarie in questi anni. Che con politiche federali illuminate, anche con impianti non certo all'altezza (ove ve ne siano), si possono crescere campioni.
Squadre. Movimenti. Attirare bambini. Mica come il calcio. Chiedete a vostro figlio, nipote: comprereste la maglia di un calciatore dell'Italia o quella di un campione di un grande club di Champions, o di Messi, o di Cristiano Ronaldo? Complimenti, Federcalcio. Hai scavato sul fondo.
Articoli correlati
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






