Como, Fabregas: "Non siamo ancora al livello di Milan, Roma o Juventus sul mercato"
Cesc Fabregas, allenatore del Como, ha tenuto quest'oggi una conferenza stampa di fine stagione al Sinigaglia. Partendo dal tormentone di mercato che riguarda Nico Paz, diviso tra un altro anno in riva al lago e il ritorno al Real Madrid: "Per noi è un giocatore fondamentale, anche in prospettiva della prossima stagione. Abbiamo già iniziato a parlarne, ma al momento non posso dire altro. Come calciatore e come persona ha dimostrato tantissimo: basta vedere quanto ci tenga, anche l’altro giorno dalla panchina. Sono tranquillo, lasciamo lavorare i dirigenti e vedremo cosa succederà".
C'è qualche avversaria che vorrebbe incontrare in Champions League?
"Ancora faccio fatica a realizzare che certe squadre arriveranno al Sinigaglia. Sembra ancora un sogno e credo mi servirà del tempo per capirlo davvero. La cosa più bella è che il Como sta vivendo tutto questo e poterlo condividere insieme sarà un’esperienza speciale".
Che emozioni ha vissuto dopo l'ultima partita?
"È successo tutto molto velocemente. Dopo il quarto gol ho chiesto per la prima volta gli altri risultati e mi hanno detto che eravamo dentro. Da lì abbiamo aspettato il finale di San Siro. Dietro c’è tantissimo lavoro: i ragazzi se lo meritano e ci hanno creduto fino alla fine. Quando hai fede in quello che fai e lavori con un obiettivo chiaro, risultati così possono arrivare. È stata una stagione durissima, ma ne è valsa la pena".
Le vittorie negli scontri diretti possono essere utili per la Champions?
"La vera prova è sempre settimana dopo settimana. Siamo rimasti nelle prime quattro per sette giornate, ma nel calcio tutto cambia rapidamente e bisogna essere pronti a ogni situazione. Voglio sempre tenere alta l’attenzione dei miei giocatori. Questa è una squadra speciale, che sta facendo qualcosa di speciale. Abbiamo affrontato praticamente tutte le big a testa alta e questo ci ha dato energia, che per il nostro calcio è fondamentale".
C'è un rapporto tra gioco e risultati?
"Tutti gli allenatori hanno una propria idea di calcio, noi non vogliamo insegnare niente a nessuno. La società è molto più avanti rispetto a quello che si percepisce all’esterno. I giudizi di chi non conosce me o il club non mi interessano. Fuori dal campo siamo molto forti e non ci facciamo condizionare. L’importante è che i tifosi continuino a festeggiare anche negli anni futuri. Alcune volte andrà bene, altre meno, ma ciò che conta è mantenere la nostra identità".
Quanto sente di essere cresciuto come allenatore?
"Nella seconda parte della stagione ho gestito meglio anche la panchina. Ora sono più sereno, all’inizio ero troppo sanguigno. Fa parte del percorso. Grazie ai ragazzi e al direttore mi sono sentito più sicuro di me stesso e della squadra. Si impara sempre, anche dalle sconfitte".
Ha per caso sentito Pisacane, che le ha regalato la Champions?
"Per prima cosa volevo scusarmi con tutte le persone a cui non sono riuscito a rispondere. Ho ricevuto tantissimi messaggi, da Conte a Mourinho fino a Wenger. Ringrazio chi mi è sempre stato vicino. Dopo la mia famiglia, la prima persona che ho sentito è stata Fabio: è una persona incredibilmente onesta. Non gli ho chiesto nulla, ma mi ha fatto piacere ringraziare un amico per il suo percorso".
Si immagina di essere il protagonista 'alla Wenger' del progetto Como?
"Resto soprattutto per l’ambiente e per le persone con cui lavoro. Quando ti senti felice, importante, ascoltato, quando la società cresce e i tifosi ti sostengono, è normale stare bene. Oggi nel calcio non c’è più pazienza, tanti allenatori vengono cambiati dopo poche partite. Qui invece sono tranquillo: per me è come essere all’università, sto imparando tantissimo. E non siamo ancora neanche al 50% di quello che possiamo diventare. La gente crede in questo progetto, proprio come noi".
Quanto è servito aver operato chirurgicamente nello scorso calciomercato estivo?
"Aver chiuso presto il mercato ci ha aiutato tantissimo. L’anno prima giocatori come Nico, Perrone, Kempf e Sergi Roberto erano arrivati molto tardi. Se i giocatori arrivano subito entrano più facilmente nella famiglia Como. Il prossimo anno, con meno allenamenti e più partite, la preparazione estiva sarà ancora più importante. Speriamo di replicare il lavoro fatto la scorsa stagione. Non sempre la prima scelta funziona, ma l’anno scorso volevamo subito un difensore centrale ed è arrivato Diego Carlos, che è stato fondamentale. L’idea è continuare così".
E quest'estate che mercato farete?
"Avremo tre competizioni e parleremo di obiettivi, ma noi vogliamo sempre vincere indipendentemente dall’avversario. Dobbiamo costruire una rosa competitiva in base alle nostre possibilità: non siamo ancora al livello di Milan, Roma o Juventus, che possono permettersi determinati mercati. Però oggi abbiamo sicuramente più possibilità per costruire una squadra ancora più forte. L’importante è continuare a fare un passo avanti ogni giorno".
Come si gode questo momento?
"La sensazione più bella è arrivata dopo il finale di San Siro e la conferma della Champions. In quel momento senti l’orgoglio e ripensi a tutto il lavoro fatto insieme alla squadra e allo staff durante l’anno. Ho visto persone emozionatissime, gente che era qui anche in Serie C. Prima di me ci sono state tante persone fondamentali in questo percorso e meritano di essere ricordate. Ora ci fermeremo per qualche giorno, poi penseremo subito alla prossima stagione".
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