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2 giugno 1963, l'Atalanta vince la Coppa Italia. Ma Bergamo non festeggia per il PapaTUTTO mercato WEB
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di Andrea Losapio

2 giugno 1963, l'Atalanta vince la Coppa Italia. Ma Bergamo non festeggia per il Papa

Il 2 giugno 1963, a Milano, c'è la finale di Coppa Italia. Di fronte Atalanta e Torino, con Bergamo che sta vivendo un momento di grande apprensione per le condizioni di Papa Giovanni XXIII, il papa bergamasco di Sotto il Monte che, di lì a poco, sarebbe morto. Per questo il tre a uno finale dei nerazzurri, unico trofeo fino alla finale di Dublino del 2024, passa praticamente in sordina, con la città che è avviluppata dalla tristezza per la scomparsa di Angelo Roncalli, appunto. La tripletta è firmata da Domenghini, che poi vincerà l'Europeo e lo Scudetto con il Cagliari. "Sono molto affezionato alla prima rete un colpo di testa sugli sviluppi di una punizione calciata da Calvanese. Non ne segnavo molti così, ci ha permesso di andare subito in vantaggio, giocando nella maniera più congeniale. E poi il tre a zero, a pochi minuti dalla fine, perché sapevamo di avere oramai vinto. Non mi spaventò nemmeno il gol di Ferrini, pensavo solo ai festeggiamenti. Credo ci fossero più di sessantamila persone, ma lo stadio non era come si vede adesso. Non c'era il terzo anello, la gente stava in piedi senza nessun pericolo". In porta c'era Pierluigi Pizzaballa, un'istituzione per la questione delle figurine introvabili, che cinquant'anni dopo commentò così. "Non mi ricordo articoli esaltanti la cosa era filata via liscia, c'erano stati sì dei complimenti, una piccola festa, ma niente di che. Ora ci sarebbero dei caroselli per giorni, e sarebbe anche giusto.Per quei pochi che sono rimasti, è un piacere essere ricordati. Quello era uno sport che ti riportava subito sulla terra, capivi che c'era un freno, concludevi la partita e tornavi a casa". Questa la formazione: Pierluigi Pizzaballa, Alfredo Pesenti, Franco Nodari, Giorgio Veneri, Piero Gardoni, Umberto Colombo, Angelo Domenghini, Flemming Nielsen, Salvatore Calvanese, Mario Mereghetti, Luciano Magistrelli.