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Giovanni Malagò è quella “rivoluzione” che non convince molto…TUTTOmercatoWEB
Oggi alle 06:00L'Angolo di Calcio2000
di Fabrizio Ponciroli

Giovanni Malagò è quella “rivoluzione” che non convince molto…

Premessa: fare il presidente della FIGC, soprattutto negli ultimi anni, è uno dei mestieri più complicati che ci siano. Bisogna avere un pizzico di sana follia per prendersi sulle spalle la responsabilità di guidare un treno in continuo ritardo, sempre a rischio deraglio. D’altro canto, essere il numero uno del calcio italiano ha un suo fascino. Parliamo, comunque sia, dello sport (almeno sulla carta) più amato del Paese. Giovanni Malagò ha accettato questa sfida, forte di un’esperienza nello sport di lunga data. Come chiunque, nel suo passato da massimo dirigente, ha fatto tanto, a volte bene, altre meno. Non esiste chi non sbaglia mai… Tuttavia, il calcio è una “bestia diversa”. Ci sono mille componenti e, ognuna di queste, ha l’ardire di sentirsi insostituibile e infallibile. Giovanni Malagò ha provato ad entrare a gamba tesa in questo mondo artefatto. La decisione di affidarsi al duo Maldini-Leonardo è stata un gran bel tentativo di buttare giù l’intero palazzo e rifarlo dalle fondamenta. Purtroppo, la “rivoluzione” è durata un battito d’ali. Il “nodo Pirlo” ha causato una burrascosa interruzione della collaborazione e, quindi… niente rivoluzione. Meglio andare sul sicuro con l’altro due, quello delle certezze, ovvero la coppia Mancini-Ranieri. E la rivoluzione? Beh, solo rimandata di qualche giorno, sino alla nomina di Diana Bianchedi come nuova capodelegazione azzurra. “Rivoluzione culturale, direi. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi...", spiega lo stesso Giovanni Malagò alla Gazzetta dello Sport. Insomma, Diana Bianchedi è il nuovo simbolo della rivoluzione che tanto brama il numero uno della FIGC… Anche in questo caso, non tutto fila liscio. La campionessa olimpica è anche vicepresidente vicaria del CONI. Possibile svolgere i due ruoli allo stesso tempo? Ma sì, in fin dei conti, in FIGC, svolgerebbe solamente un ruolo “di mera rappresentanza”. Quindi, nulla di rivoluzionario, almeno sulla carta… Insomma, questa tanto sbandierata rivoluzione ci sarà? Giovanni Malagò è davvero l’uomo che stravolgerà il sistema calcio riportandoci dove meritiamo (e auspichiamo)? Domande lecite che, purtroppo, non hanno (ancora) risposta. La sensazione, almeno personale, è che non siamo ancora pronti per “rifare tutto da capo”. A parole siamo maestri ad elencare tutto quello che serve per rilanciare il nostro calcio ma, alla fine, le rivoluzioni non ci appartengono come cultura. Preferiamo altre vie per raggiungere i nostri obiettivi o “rivoluzioni moderate e controllate”. E se anche questa volta dovesse andar male? Beh, torneremo a parlare di rivoluzione, con altre persone e altri progetti…

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