Juventus, Spalletti e la pressione: "È la medicina per vivere. Non puoi essere compreso da tutti"
In conferenza stampa alla vigilia del match contro il NEC nel debutto di Europa League, il tecnico della Juventus Luciano Spalletti
A freddo come ha rianalizzato gli ultimi minuti col Sassuolo?
"Noi siamo stati attenti, lucidi, consapevoli del fatto che ci siano cose da migliorare. Abbiamo analizzato in profondità la cosa e tracciato quello che vogliamo fare e quali sono le cose da correggere per non far succedere di nuovo quello che abbiamo visto. Bisogna essere più compressi per togliere qualche linea di passaggio agli avversari e capire bene quando andare a pressare, quando fare blocco squadra e aspettare la mossa sbagliata dell'avversario... La spiegazione secondo me sta meno nella tattica collettiva, perché non è più il primo elemento a cui fare attenzione quando emergono i problemi. Oggi la differenza la fa il come interpreti la situazione, è il ritmo mentale quello fondamentale. Mantenerlo alto è la vera qualità che può farti andare oltre il problema. Chi pensa prima gioca prima, difende prima, fa tutto un po' prima".
C'è serenità in Spalletti in questo momento? Sente la pressione?
"Accettare la pressione è la medicina per imparare a vivere. L'ho imparato dopo pochi anni, dovevo portare a casa orba perché avevamo una situazione difficile. Già da lì avevo la pressione addosso, a 10 anni andavo a scuola e poi facevo qualcosa per portare a casa un aiuto. Quindi figuratevi se sento la pressione. Ciò che esce dopo una sconfitta è un processo che non posso controllare, quindi non mi interessa. Nella mia testa decido io a quale pensiero dare spazio e a quale non darlo, in questo caso non do molto spazio a quanto chiesto dalla domanda".
Il polverone post Sassuolo l'ha colpita?
"Assolutamente no. Sono cose che senti quando dimentichi chi sei. Se si ascolta tutto quello che viene detto si perde l'identità, si dimentica cosa si è passato. Se dai forza agli sguardi che ti incrociano, alle difficoltà che uno vuol crearti con un aggettivo, uno sguardo o un atteggiamento… Non è una cosa che va fatta, bisogna essere veri, vivi e reali in quelle che sono le emozioni e le cose che ti circondano. Non puoi essere compreso da tutti, si fanno le cose che si ritengono giuste per il bene del club e della squadra".
La squadra è pronta ad accettare la pressione?
"Che si può vincere viene detto a più squadre... Essere pronti è l'unica lingua per spiegare che siamo calciatori e persone col livello da Juventus. Siamo pronti".
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