Arbitropoli finisce a Monza: archiviato il filone sulle “bussate”. Ora manca solo Chiné
Arbitropoli si chiude a livello penale. La Procura di Monza ha chiesto l’archiviazione del filone sulle presunte “bussate” in sala VAR per Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Il procedimento era stato trasmesso da Milano per competenza territoriale, dato che i fatti contestati si sarebbero verificati negli uffici di Lissone.
Il punto centrale della richiesta di archiviazione è charo: eventuali anomalie interne al mondo arbitrale non bastano a integrare il reato di frode sportiva. La valutazione, scrivono i pm, “non deve avere per oggetto l’accertamento e la verifica di anomalie regolamentari, errori tecnici, rapporti istituzionali impropri o interferenze organizzative”, ma deve stabilire se esistano elementi tali da consentire “una ragionevole previsione di condanna”. In alcuni episodi, come Udinese-Parma, l’eventuale “intervento esterno” sarebbe stato “finalizzato esclusivamente a correggere errori arbitrali”.
Tra i fatti esaminati anche Inter-Verona del gennaio 2024, con la mancata on field review sulla gomitata di Bastoni a Duda. La Procura segnala comunque “criticità istituzionali e organizzative”, tensioni interne e problemi nei rapporti tra organi arbitrali, federazione e club: aspetti che possono avere rilievo disciplinare o politico-sportivo, ma non penale. Ora resta aperto soltanto il fronte della Procura Federale. Giuseppe Chiné ha chiesto una proroga delle indagini fino a inizio ottobre e intende acquisire ulteriori testimonianze. L’archiviazione resta comunque l’esito più probabile. Intanto l’AIA ha espresso “grandissima soddisfazione”, ribadendo la propria fiducia nella correttezza degli associati.
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