Legrottaglie, Bernardeschi, ora Neto: quando la 33 della Juventus diventa un 'atto di fede'
Il nuovo portiere della ha scelto il 33, un numero molto legato alla religione e che in passato hanno avuto pure Legrottaglie e Bernardeschi tra gli altri.
C'è un numero che, più di altri, alla Juventus - ma non solo - ha finito per assumere un significato che va oltre il calcio. È il 33, una maglia indossata nel corso degli anni da giocatori che hanno scelto di legarla apertamente alla propria fede.
Prima Nicola Legrottaglie, poi Federico Bernardeschi e, oggi, Neto: percorsi diversi, epoche diverse, ma lo stesso numero sulle spalle. Per Legrottaglie il 33 aveva un significato preciso, legato agli anni vissuti da Gesù Cristo; Bernardeschi ha raccontato a sua volta di aver scelto quel numero per la sua fede religiosa. "Il 10? Credo di dover prima dimostrare di poterla indossare qui. Quest’anno è giusto che dimostri alla società, al mister, ai compagni e poi vedremo. Il 10 mi piace, fosse stato per me l’avrei preso ma giustamente è andata così, è giusto che io la meriti prima, è la decisione più opportuna; il 33 l’ho preso perché sono credente e religioso, e forse così è anche più pesante" spiegò il giorno della presentazione dopo l'acquisto dalla Fiorentina.
Così, nella storia bianconera, il 33 è diventato qualcosa di più di una semplice cifra sulla maglia ma un simbolo capace di raccontare la spiritualità di chi lo indossa. Un 'atto di fede' che, da un giocatore all'altro, torna a fare capolino sul campo.
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