Lazio, la lettera su Il Tempo: “Cosa non torna sul Flaminio”
Nuova lettera sulle colonne de Il Tempo, questa volta indirizzata direttamente a Lotito. Verso il presidente della Lazio alcune considerazioni relative alla parte finanziaria del Flaminio e alla valutazione del club stesso, rivolte da parte di “Un banchiere anonimo”. Questo quanto si legge.
“Egregio Presidente Sen. Claudio Lotito, ma che sfortuna ha lei con gli advisor! Era già successo, come ricorderà, in occasione del suo sfortunato tentativo di entrare nell'azionariato di Alitalia, quando lei stesso chiamò in causa l'operato dell'advisor che la assisteva. Ora, con il Progetto Flaminio, è nuovamente il lavoro dell'advisor a suscitare qualche perplessità. Il PEF presenta infatti alcuni aspetti che, a mio avviso, meriterebbero un approfondimento, soprattutto sotto il profilo della finanziabilita bancaria. Partiamo dal Comune: tra le fonti di finanziamento sono indicati 24 milioni di euro a carico di Roma Capitale. Un dato che sembrerebbe richiedere qualche chiarimento alla luce delle dichiarazioni pubbliche rese sul tema. Ma veniamo alle banche”
“1) FINANZIAMENTO
Durata prevista: 30 anni, già decisamente lunga rispetto a operazioni analoghe. E dopo 30 anni resterebbe una maxi-rata finale di circa 85 milioni di euro da rifinanziare. Un po' come nei finanziamenti per le automobili, solo che qui parliamo di uno stadio.
2) DSCR
Il rapporto tra flussi di cassa disponibili e servizio del debito sarebbe mediamente pari a circa 1,15, rispetto a livelli che, in operazioni analoghe, si collocano indicativamente intorno a 1,5. Qualche interrogativo sulla bancabilità dell'operazione è dunque legittimo.
3) APPALTATORE
Il PEF sembrerebbe prevedere che parte del corrispettivo venga pagata al costruttore nei quattro anni successivi. In pratica, sarebbe anche l'appaltatore a finanziare il committente. Possibile. Bisogna però trovarne uno di primario standing disposto a farlo.
4) RICAVI COMMERCIALI
Lei disse che «Lo stadio si paga da solo» e l'advisor sembra averla presa alla lettera, considerando anche ricavi quali i «naming rights». Il punto è capire in quale misura una banca sia disposta a considerarli nel dimensionamento del debito, trattandosi di flussi meno prevedibili. Insomma, qualche chiarimento al suo advisor lo chiederei, anche per evitare che possa sorgere il dubbio che la struttura finanziaria prospettata debba ancora trovare piena condivisione con il sistema bancario”.
“C'è poi la valutazione della S.S. Lazio S.p.A.: 1,5 miliardi di euro. Sia chiaro: è più che legittimo che lei, da azionista, possa VOLERE quella cifra. Diverso è quanto la Lazio possa VALERE secondo criteri finanziari. Patrimonio immobiliare e parco giocatori contano, naturalmente, ma il valore di un'impresa dipende soprattutto dalla sua capacita prospettica di generare flussi di cassa. Un riferimento può aiutare: nel 2022 il Milan, campione d'Italia, sette volte campione d'Europa e con ricavi superiori a quelli della Lazio, fu oggetto di un'operazione valutata nell'ordine di 1,2 miliardi di euro. La Lazio, peraltro, è quotata e la sua capitalizzazione di Borsa è enormemente distante da 1,5 miliardi. Capitalizzazione e valore di acquisizione, naturalmente, non coincidono necessariamente. Ma la distanza resta notevole. Evidentemente il mercato non ha ancora avuto la fortuna di comprendere fino in fondo ciò che il suo advisor ha già compreso”.


