Un campionato Primavera così è avvilente. Sedici 2006 su ventidue in finale: a che serve?
Partiamo dai complimenti, doverosi, da fare alla Fiorentina. Nell'anno del centenario della società viola, con la prima squadra che ha disputato uno dei peggiori campionati della sua storia, la Primavera è tornata a vincere lo Scudetto, 43 anni dopo l'ultima volta. E lo ha fatto davanti ai propri tifosi, visto che per la terza volta consecutiva le finali per il titolo di categoria venivano disputate al Viola Park, ma questo conta il giusto. La cosa che vogliamo sottolineare è un'altra, e non siamo certo né i primi a dirla né gli scopritori dell'acqua calda.
Campionato con poca logica.
Ci stiamo riferendo all'età dei giocatori presenti ieri in campo, tema caldo nelle settimane in cui, tra le altre cose, uno degli argomenti principali riguarda le riforme da attuare nel nostro calcio per far sì che il movimento possa rilanciarsi dopo il terzo fallimento Mondiale consecutivo. Ecco, andando a sbirciare la distinta delle formazioni ufficiali della gara tra la Fiorentina e Parma che valeva lo Scudetto la prima cosa che c'è da notare è la presenza di ben sedici 2006 su ventidue. Un numero enorme di ventenni dunque, e la domanda che ci facciamo è: a cosa serve un campionato del genere dove ragazzi che in teoria dovrebbero già essere in prima squadra sono invece a confrontarsi tra loro con ritmi molto più bassi rispetto al calcio professionistico? La risposta è semplice. Non serve a niente.
La regola cambiata, da ricambiare.
Non è da sempre che chi ha 20 anni può ancora essere impiegato nel campionato Primavera, anzi. La regole è stata cambiata qualche anno fa, nel momento in cui la FIFA ha iniziato a vietare i prestiti (cioè a ridurre il numero massimo di prestiti possibili), per dare un cuscinetto a tutti quei ventenni che, non potendo andare in prestito, sarebbero finiti chissà dove, ma allo stesso tempo ci si è resi perfettamente conto che così le cose non possono funzionare e prossimamente l'età massima dovrebbe essere nuovamente abbassata (a 19 anni), per quella che sarebbe di fatto la prima semi rivoluzione nel calcio italiano. Spieghiamoci meglio: con tutto il bene del mondo, se un calciatore a 20 anni non è già finito in prima squadra perché dovrebbe continuare a giocare con i più piccoli anziché iniziare un altro tipo di carriera?
Tornando all'inizio del discorsi, quindi, ci sentiamo di dire una cosa. Complimenti sì alla Fiorentina, che con le regole attuali ha fatto il massimo vincendo lo Scudetto, ma queste regole devono essere cambiate. Per il bene del nostro calcio ma anche per il bene dei ragazzi che giocano in Primavera e che hanno il sogno di diventare grandi il più presto possibile.
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