Capezzone attacca Lotito: "La sua gestione rischia di pesare anche sul centrodestra"
Nell'editoriale di oggi su Il Tempo, Daniele Capezzone critica la gestione Lotito e invita il centrodestra a non sottovalutare il malcontento del popolo laziale
Duro editoriale di Daniele Capezzone, politico di lunga data e oggi prevalentemente giornalista, sulle colonne de Il Tempo. Il direttore del quotidiano ha analizzato il momento della Lazio e le recenti dichiarazioni del presidente Claudio Lotito, sottolineando come il dissenso espresso dai tifosi stia assumendo dimensioni sempre più ampie.
Secondo Capezzone, la distanza tra la proprietà biancoceleste e la piazza è ormai evidente: "La comunicazione della Lazio e di chi guida la società è da tempo sconnessa rispetto ai sentimenti e alle attese dei tifosi".
"Il caso Lotito è diventato anche una questione politica"
L'editoriale si spinge oltre l'aspetto sportivo, evidenziando le possibili ricadute sul piano elettorale. Capezzone lancia infatti un appello ai partiti del centrodestra, invitandoli a riflettere sul crescente malcontento che circonda il presidente della Lazio, anche senatore della Repubblica. "Le scelte del presidente Claudio Lotito stanno diventando un fatto politico, cioè un fatto che produrrà la conseguenza politica di far perdere molti voti al centrodestra", scrive il direttore, sostenendo che una parte dell'elettorato potrebbe manifestare il proprio dissenso anche attraverso le urne.L'appello: "Serve un progetto credibile oppure la cessione"
Nella parte finale dell'editoriale, Capezzone invita Lotito a dare una svolta al progetto biancoceleste, indicando diverse possibili strade: investire risorse proprie, aprire a nuovi partner, coinvolgere istituti bancari oppure costruire un piano di crescita convincente. In caso contrario, conclude il direttore de Il Tempo, la soluzione migliore sarebbe la vendita del club: "O il presidente Lotito investe, trova partner, si fa aiutare da una o più banche e ridà la sensazione di un progetto credibile, oppure è meglio che venda. Non vuole farlo? È un suo diritto. Ma sarebbe ingenuo sottovalutare le conseguenze politiche ed elettorali della sacrosanta arrabbiatura di un popolo immenso di tifosi".Altre notizie
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