Anche il Livorno può sognare
Livorno - E’ ormai ai nastri di partenza il campionato di Serie A. Si tratta del torneo numero 82 da quando esiste il girone unico, cioè da quando la massima divisione, con la stagione 1929-30, prese le attuali sembianze. Il Livorno, che nel 1920-21 era stato sconfitto nella finale per il titolo italiano dall’Inter, era ai nastri di partenza anche di quel torneo. E con il Livorno, in quel campionato ancora pionieristico del calcio italiano, c’erano nove delle altre diciannove squadre che compongono la Serie A odierna: Bologna, Genoa, Inter, Juventus, Lazio, Milan, Napoli, Roma e Torino. Mentre altre nove, vale a dire Atalanta, Cagliari, Catania, Chievo, Fiorentina, Parma, Sampdoria, Udinese e Verona, si sono aggiunte negli anni divenendo, alcune, anche protagoniste importanti del campionato italiano. Una invece, il Sassuolo, è debuttante assoluta e giocherà per la prima volta nella sua storia nella categoria d’elite assoluta del calcio italiano. L’Inter, addirittura, è stata sempre presente. Il Livorno, per la cronaca, è alla diciannovesima partecipazione, compreso il torneo 1945-46 che vide lo svolgersi di un campionato misto fra compagini di Serie A e di Serie B suddiviso in Nord e Centrosud. Il Livorno era comunque una formazione di Serie A. Ed era una formazione importante. L’ultimo torneo giocato prima dell’interruzione per motivi bellici, il 1942-43, aveva visto il Livorno sfiorare addirittura lo scudetto, superato solo di un punto dal Grande Torino di Loik, Gabetto e Mazzola. Dopodiché, la guerra e il resto. Il Livorno, dopo la retrocessione nel 1948-49, non è più riuscito, per lunghi anni, a tornare nella massima serie e vivendo anzi fra B e C, molta Serie C, finché con Spinelli alla presidenza la squadra amaranto è riuscita a conquistare prima la Serie B e poi la A. Il Livorno, pertanto, si affaccia per la diciannovesima volta nella sua ormai quasi centenaria storia nel massimo campionato. L’obiettivo è la salvezza, da raggiungere possibilmente in modo tranquillo, in una lotta che, con ogni probabilità, vedrà gli amaranto impegnati assieme alle altre due squadre appena salite, Sassuolo e Verona Hellas, cui vanno aggiunte tutte le altre squadre di seconda e terza fascia, vale a dire Catania, Chievo Verona, Cagliari, Atalanta, e via dicendo. Il Livorno si affaccia alla Serie A con l’impianto di squadra che lo scorso anno ha sorpreso in Serie B. Fra i titolari, non manca Duncan, rientrato dopo il ritiro svolto con l’Inter, in più sono arrivati parecchi rinforzi, fra cui Greco, Benassi e M’Baye a centrocampo, Bardi in porta, Valentini in difesa, in attesa di chiudere per il centrocampista Mosquere e per Emeghara che dovrebbe completare l’attacco guidato da Paulinho e dove già ci sono elementi importanti come Dionisi, Siligardi, Belingheri. Insomma, una squadra niente male. Una squadra che, a suo modo, può sognare. E far sognare. Quel che conta, e quel che la piazza chiedeva, era che la squadra non fosse smembrata, che il tecnico fosse riconfermato, che insomma il Livorno mantenesse le qualità anche caratteriali, oltre che tecniche, che aveva lo scorso anno. Questo è stato fatto. Questo è l’importante. E da qui può partire la costruzione di un progetto a lunga durata, teso a confermare il Livorno in Serie A per il maggior numero di anni possibile.


