Profili amaranto. Paulinho, il carioca di Spinelli
Livorno – Juninho, Ronaldinho, Robinho, Ricardinho. Da sempre, quella desinenza, Inho, è stata nel calcio garanzia di spettacolo, di formidabile estro tecnico e di quella samba brasiliana che applicata al football fa brillare gli occhi di chi ama questo meraviglioso sport. Fu così, che nell’ormai lontano 2005, quando una piccola provinciale tornata il campionato avanti dopo svariati anni in Serie A, portò a casa il suo Inho, il suo gioiellino brasiliano, e la piazza si infiammò immaginando il suo futuro roseo.
Ma nel calcio, come nella vita, la tecnica non è l’unica cosa che conta. Uno sport così seguito, una città che vive così intensamente il calcio come Livorno, crea indubbiamente innumerevoli pressioni, e la capacità, per un ragazzino, di gestire le aspettative della gente, non è sempre altissima. La timidezza, a volte, può impedirti di mostrare chi sei, la potenzialità, può celarsi dietro una maschera che la gente ti costringe ad indossare, e per Paulo Sergio Betanin detto Paulinho, nato a Caixas Do Sul il 10 gennaio 1986, fu così all’inizio. Giunto come erede di niente meno che Igor Protti, debuttò il 10 aprile 2005 in un Livorno–Fiorentina, sostituendo proprio Protti. Chiuse la prima stagione in maglia amaranto con appena 4 presenze, ma con la prospettiva di ottenere un ruolo maggiore nel campionato successivo. L’anno della qualificazione in Coppa Uefa, disputa 11 gare, ma ancora il suo contributo alla squadra è minimo, tanto da sbagliare un calcio di rigore contro il Catanzaro nella partita valevole per il secondo turno della Coppa Italia. Ma evidentemente la fiducia in lui è tanta, infatti, nel 2006-07, non solo Paulinho rimane, ma con il rientro di Raffaele Palladino alla Juventus (retrocessa in B per i fatti di Calciopoli) diventa lui la spalla di Lucarelli. Tuttavia il ragazzo non esplode, la gente lo fischia, e molti sono stanchi di aspettare che esploda, finché, il 12 novembre 2006, allo stadio Angelo Massimino di Catania, riesce a segnare il suo primo gol in Serie A. “Clamoroso al Cibali”, si direbbe per citare Sandro Ciotti, il ragazzino brasiliano è finalmente riuscito a sbloccarsi, e tutti son convinti che d’ora in avanti si potrà vedere il vero Paulinho, quello che ha spinto Aldo Spinelli a portarlo dal Brasile, quello che incanterà un’intera piazza. Ma i sogni rimangono tali, Paulo si blocca di nuovo, e il suo secondo gol arriva solamente all’ultima giornata, una partita priva di valore ai fini della classifica, in quanto Livorno e Atalanta erano già entrambe salve. La gente ormai è delusa, ha perso la fiducia e neanche la solita frase “ma in allenamento fa vedere le magie” le conforta, queste “magie” vogliono vederle in campo e questo per ora non avviene. Spinelli decide di cedere in prestito il giovane brasiliano, affinché possa trovare una piazza più tranquilla, con meno pressioni, e dove possa mostrare il suo valore.
La meta scelta è Grosseto, neopromossa in Serie B, ma i risultati, sono deludenti pure in Maremma. Il ragazzo gioca, 31 presenze, ma i gol sono appena due, perciò torna a Livorno etichettato come un attaccante che, per quanto bravo, segna poco. Gli amaranto sono appena retrocessi, e Paulo si appresta a vivere la sua seconda stagione in Cadetteria, sperando di avere più spazio per mettersi in luce davanti al proprio pubblico. Ma con in rosa giocatori del calibro di Francesco Tavano e Alessandro Diamanti, anche il 2008-09 è un anno che non regala gioie al ragazzo, se non quella di essere promosso in Serie A grazie ai playoff. Esattamente 14 presenze, tanta, tanta tecnica, ma pochi, pochi risultati. Per lui si profila almeno il ritorno nella massima Serie. Ma questo desiderio non si avvera. I fischi per lui aumentano, la gente non lo vuole più, e questo, per un ragazzo “debole” avrebbe potuto significare la fine. Ma è qua che Paulinho dimostra di non essere un debole. Viene ceduto in Lega Pro, al Sorrento, decide di ripartire dalla terza serie, di non abbattersi, di mostrare a tutti il suo vero valore, e lo fa, cominciando a segnare moltissimi gol, e diventando l’idolo della tifoseria rossonera. Il primo anno per lui ben 15 gol all’attivo in 33 presenze (su 34 totali), l’anno successivo, la riconferma, con l’obiettivo della salita in Serie B. Per un infortunio, salta alcune partite, ma in 29 presenze (4 in meno rispetto all’anno precedente) segna 24 gol laureandosi capocannoniere della Lega Pro, e guadagnandosi così la conferma in Serie B col Livorno. Nella città dei Quattro mori, la critica è divisa: alcuni, ritengono che il ragazzo si sia definitivamente sbloccato, che finalmente è riuscito a segnare questi tanto attesi gol e che finalmente diventerà una pedina fondamentale del Livorno, altri che la Lega Pro è un campionato semplice e che non bisogna giudicarlo in base a quello che ha fatto a Sorrento.
L’inizio è promettente, doppietta al Siracusa in Coppa Italia, un fisico mutato rispetto all’ultima esperienza in Toscana, e quindi, tanta, tanta fiducia che finalmente possa diventare l’Inho di Livorno, il brasiliano pronto a regalare le gioie in casa amaranto. Ma l’avvio del campionato è difficile. Salta le prime gare, e quando torna fatica a sbloccarsi. A Vicenza colpisce una traversa, contro la Reggina sbaglia un calcio di rigore. Ed ecco che, in tutti, sembra prevalere di più l’idea che fra B e C c’è un abisso e che, alla fine, Paulinho pare destinato a non poter fare di più che qualche gol in Lega Pro. Ma la notte è più buia prima dell’alba, e le cose per poter migliorare prima peggiorano.. . Ed ecco che durante un Livorno–Pescara, con gli abruzzesi in avanti, da una punizione, l’attaccante carioca riesce ad insaccare una splendida punizione e a segnare il suo primo gol in campionato, ripetendosi pochi minuti dopo, con uno spettacolare pallonetto a Pinsoglio. Da lì, Paulo diventa quello che tutti avevano sempre aspettato, e con 13 gol in 38 partite, riesce a salvare un Livorno colpito da troppe disgrazie, in primis, quella di Piermario Morosini.
L’anno successivo, quello appena concluso, è quello della svolta. Si sblocca alla terza giornata a Vercelli su calcio di rigore, poi, grazie anche alle sue venti reti, qualifica il Livorno ai Play-Off, dove, con tre gol in quattro gare diventa il capocannoniere di questo “mini-torneo”, e soprattutto, porta il Livorno in A, questa volta, col suo volto sugli scudi, grazie anche allo strepitoso colpo di testa nella finale contro l’Empoli. Domenica si appresta a tornare in Serie A, dove non gioca da quella gara contro l’Atalanta dove segnò. L’avversario sarà la Roma, sarà una partita che varrà un po’ di più, e tutto sarà cambiato. Infondo, tutto è cambiato dopo Sorrento. Paulo non è più un ragazzino, è un uomo, un uomo che ha mostrato il suo vero valore, in Italia e all’estero. Dopotutto.. è di questi giorni la notizia di un interessamento della Juventus. Voce fondata, o semplice rumor estivo, se è arrivato ad essere accostato alla più grande squadra italiana, un motivo, c’è. La prova che se non ti stanchi di aspettare, le cose… arrivano.


