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Giovanissimi. Gai: "Il mio Livorno sta uscendo alla distanza"
martedì 4 marzo 2014, 17:18Calcio
di Alessio Martelli
per Amaranta.it

Giovanissimi. Gai: "Il mio Livorno sta uscendo alla distanza"

Livorno – Il tecnico dei Giovanissimi nazionali del Livorno, Matteo Gai, ha rilasciato ad Amaranta.it un’intervista in esclusiva trasferta dopo la bella vittoria ottenuta, l’altro ieri, sul campo della Fiorentina. Ecco il resoconto della chiacchierata.

Mister, in primis, come ha visto i ragazzi in occasione dell’ottima prestazione di Firenze?

“Mah, a parte la gioia, siamo andati a vincere contro una squadra, la Fiorentina, che finora aveva vinto tutte le partite, anche se già all’andata avevamo rischiato di vincere a due minuti dalla fine, e questo è merito dei ragazzi, del lavoro, e così andiamo anche a chiudere un ciclo di partite impegnativo con vittorie su Empoli e Spezia, e ciò testimonia la crescita del gruppo, mio e della società”.

Ecco, allora l’obiettivo principale di quest’anno era proprio la crescita del gruppo, in quanto la scorsa stagione non eravate ancora al livello di Empoli, Spezia e Fiorentina, squadre che marciano di più sul talento dei giovani, acquistando ragazzi anche da “fuori zona”…

“Quest’anno abbiamo visto un inizio campionato un po’ a rilento, mentre adesso sembra esserci una buona costanza di risultati e prestazioni”.

A volte è necessario attendere?

“Si, diciamo che a volte prima di raccogliere è necessario attendere. Non tutti i frutti maturano insieme, però io credo che aldilà di tutto, senza essere presuntuoso, però ciò testimonia il lavoro in cui io credo e che ho sempre fatto anche nelle altre squadre di cui ho preso la gestione. Risultati a volte ottenuti prima, altre dopo, però l’importante è riuscire a far crescere i ragazzi, i nostri ragazzi, che sono inferiori tecnicamente a quelli di queste squadre, quindi per poter competere con loro c’è bisogno di eliminare quel gap che c’è”.

Alcune volte sono stati lanciati in campo dal primo minuto ragazzi non titolari, come Canessa al posto di coloro che fanno la differenza. Scelta tecnica per sorprendere l’avversario o semplice incostanza di allenamenti o di forma fisica di alcuni componenti della sua rosa?

“Sinceramente entrambe le cose, nel senso che l’ho già fatto altre volte come scelta tecnico-tattica, perché io chiedo ai miei attaccanti un lavoro davvero dispendioso, e cerco sempre di valutare sia le condizioni tecniche che psichiche, e secondo me lasciare fuori un giocatore fuori, che fa bene, è molto più facile che lasciare fuori un giocatore che fa male. Quindi tante volte è stata una scelta per andare a cercare il risultato nel secondo tempo, come è successo a Firenze, a La Spezia e contro l’Empoli. Anche perché, soprattutto con queste squadre che hanno una capacità tecnica e possesso palla, facciamo fatica a stargli dietro, in quanto noi non siamo ancora bravissimi in ciò, e quindi lasciare dei buoni giocatori in panchina può essere un’arma vincente, anche perché io ho a disposizione quattro attaccanti bravissimi, e con i viola in particolare Martelli; il quale arriva da un periodo particolare in cui ha saltato due allenamenti per motivi contingenti, l’ho visto un po’ stanco, ma mentalmente in ripresa, ed è questo che mi ha fatto decidere per lasciarlo in panchina, anche perchè secondo me, entrare nel secondo tempo credo sia più facile, per un attaccante è meglio, sembra assurdo, ma lo dico anche per esperienza personale. Poi nel calcio, finché arrivano dei buoni risultati, allora capisci. Appena questi vengono a mancare, non capisci niente. Ma questo è normale per un allenatore”.

Ultima domanda, che ci siamo sempre fatti da inizio campionato e ci sembra questo il momento adatto per porgerla. Il centrocampo ha bisogno di ragazzi in grado di recuperare palloni, inseguire l’avversario in possesso di palla, o si possono "costruire" in caso di mancanza, perché solo nelle ultime cinque gara abbiamo notato che Cortopassi, oltre a svolgere molto bene il suo lavoro di regia, ha cominciato a recuperare molti palloni?

“Si, questa è un’altra vittoria mia, perché io sono str convinto che se un giocatore di qualità non ha questo tipo di caratteristica e non riesce a metterle a servizio di sé stesso e della squadra. E’ stato un lavoro prettamente dei ragazzi, cercare di tirare fuori la propria personalità, le motivazioni, il desiderio di credere in ciò che stanno facendo, gli sforzi e i sacrifici, che sono tanti, e che questo li porti a fare risultato, come oggi e come nella vita, in quello che si sono prefissati”.

Ecco, qual’è il suo modo per far capire ai ragazzi che tale aggressività agonistica si debba tirare fuori, non solo con le squadre più blasonate, ma anche con le meno tecniche, del vostro stesso livello, se non anche inferiore?

“Quello di trasmettere che nella vita, sia in campo che fuori, è necessario dare sempre il cento per cento. Ai miei ragazzi faccio sempre l’esempio del leone, in cui spiego che il leone sia che affronti un animale più grande di lui sia che lotti con uno più piccolo, ci mette comunque la medesima forza, un esempio che mi piace, provato scientificamente, e questo è lo spirito che mi piace trasmettere."

Un ringraziamento a mister Gai, allenatore del Livorno Giovanissimi, per la disponibilità e la chiarezza sulle nostre domande ed osservazioni.