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Bordocampo. Una rondine non fa primaveraTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 13 aprile 2015, 10:29Calcio
di Emilio Guardavilla
per Amaranta.it

Bordocampo. Una rondine non fa primavera

Livorno – Al Silvio Piola si gioca, per la 14esima del girone di ritorno, una delle 8 finali che Pro Vercelli e Livorno si trovano ad affrontare per il raggiungimento dei rispettivi obiettivi; togliersi una volta per tutte dalle sabbie mobili della zona play out i biancocrociati di mister Scazzola, inserirsi in pianta stabile in quella play off per gli amaranto di mister Panucci. Grazie all’operazione “Uno per tutti, tutti per uno”, biglietti di Gradinata Nord e Sud al prezzo simbolico di 1 euro, e all’attività di butta-dentro che i giocatori stessi hanno sostenuto durante la settimana nelle vie del centro, lo stadio di Via Massaua è sold out da giorni. Complice una giornata tipicamente primaverile in cui si può godere di un cielo sereno e di ben 18 gradi di temperatura ogni ordine di posto è gremito e pronto ad essere l’uomo in più per la causa dei padroni di casa. Certo è che le assenze tra le bianche casacche sono difficilmente rimpiazzabili con cori e sventolii di bandiere, in particolar modo quella del bomber Ettore Marchi che con 17 gol ed una frattura all’avambraccio ha già dovuto concludere la sua stagione. Le 3 sconfitte nelle ultime 3 gare gridano vendetta e affrontare una squadra ancora in fase evolutiva come quella di Panucci sembra proprio l’occasione giusta per il riscatto. Il Livorno, in giallo per la trasferta in Piemonte, recupera gli squalificati ma si presenta con una serie di diffide da far spavento per dimostrare che la vittoria di misura sul Lanciano non sia quella rondine solitaria e raminga assolutamente incapace di fare la primavera che tutti ci aspettiamo. La terna scende in campo con la t-shirt “Arrivo a 100” di Sociosfera, i 22 ognuno con in mano un best seller letterario del nostro tempo. L’iniziativa promossa dalla Lega Serie B “Io leggo perché” ha lo scopo umanitario di voler redimere quell’eccessiva percentuale di italiani che non legge per abitudine e che la statistica indica come preoccupante. In effetti, lo è. Oggetto libro, questo sconosciuto è il motto che ne scaturisce, ma sugli spalti non c’è tempo di annoiarsi e cercare un diversivo nella carta stampata. Come da miglior tradizione, sull’erba sintetica FIFA 2 Star, la squadra ospite nei primi minuti di gara soffre e capitola. Al 4° Mattia Sprocati, un ’92 che esordisce da titolare, porta avanti i bianchi spiazzando l’incolpevole Mazzoni dopo un pregevole ma incontrastato dribbling secco al limite. L’esultanza dello stadio e quella della panchina sono degni della conquista di un Triplete. In curva Est riaffiorano gli incubi diurni dell’ultimo mese e le paure degli ultimi anni; per Panucci si prospetta un 42esimo compleanno amaro ma non c’è neanche la possibilità per piangersi addosso perché dopo 20’ siamo avanti noi. All’11° Maicon risolve una mischia con un tap in chirurgico e al 24° Siligardi cambia fascia e piede e trafigge dal limite il portiere Russo. Mazzoni è in giornata di grazia ma al 40° non può nulla sul solito Sprocati che gode di una libertà ingiustificata; avrebbe anche il tempo per un selfie prima di segnare, indisturbato, per la seconda volta. Nell’intervallo mister Panucci provvede a una bella lavata di testa ai suoi mentre in tribuna Gennaro Gattuso, quel Gennaro Gattuso, elargisce autografi e foto ai suoi fan di sempre. Nella ripresa molto meglio il Livorno per possesso palla, costruzione e finalizzazione; ma non per concretezza. Dopo 20’ buoni sotto assedio la Pro si riaffaccia in avanti e con un colpo di fortuna spudorato si riporta in vantaggio. Il destro dal limite del subentrato Luppi deviato due volte è troppo anche per un Mazzoni in versione Uomo Ragno. Niente è perduto. Nell’ennesima folata offensiva di questo indomito Livorno, siamo a pochi minuti dal tempo regolamentare, Biagianti viene abbattuto in area. Il signor Filippo Merchiori di Ferrara impiega qualche minuto in più per ufficializzare la sua decisione per il conciliabolo con il primo assistente. Quando deliberano che non si tratta di un regalo di compleanno il pallone va sul dischetto e il sinistro di Emerson lo mette nel lato opposto a quello del portiere. Sospiro di sollievo, ma c’è poco da stare allegri. Questo punto non serve a nessuno, tanto meno a noi. Anche se la prova di gioco e di carattere è ben augurante, la vittoria col Lanciano assume quella valenza proverbiale con la quale, di questi tempi, è facile illudersi:-“Una rondine non fa primavera”.