Il doppio ex. Nincheri: "Domenica vincerà chi segnerà per primo"
Castelnuovo Garfagnana - Protagonista della rubrica “Il doppio ex”, nella settimana che introduce alla sfida di domenica tra Livorno e Prato, è Giacomo Nincheri che, dopo una lunga carriera tra i professionisti, ha giocato fino a 42 anni in società dilettantistiche della provincia di Lucca (Real Castelnuovo, Pieve Fosciana e River Pieve) ed è attualmente l’allenatore degli Allievi Provinciali del Pieve Fosciana, squadra iscritta al girone A del campionato di Prima Categoria.
Nato a San Marcello Pistoiese il 30 maggio 1973 ed approdato a Livorno nell’estate del 1999, Nincheri era un terzino destro di grande corsa e, all’occorrenza, fu spesso impiegato da Jaconi nella posizione di laterale di centrocampo. A Livorno, dove ha collezionato 63 presenze e 5 gol in due campionati, è ricordato, tra le altre cose, per aver segnato al Pisa nel derby di andata della stagione 2000/2001 e per aver fatto parte dell’undici che non riuscì a centrare la promozione in serie B ai playoff, in quel di Como, il 17 giugno 2001:
Mister, la tua carriera di calciatore, in campo fino a 42 anni, rappresenta un inno alla passione per il gioco del calcio: qual è il segreto per durare così a lungo in realtà che, obiettivamente, non sono di primo piano e non offrono più le luci della ribalta?
Arrivare ai massimi livelli come calciatore è stato da sempre un mio obiettivo, sin da quando ero piccolino, e non sarei riuscito a centrarlo se non avessi provato piacere per il gioco del calcio e se non fossi stato animato da una grande passione: questi due ingredienti mi hanno portato ad allenarmi sempre con serietà, consentendomi di durare nel tempo.
Una volta appesi gli scarpini al chiodo, hai subito intrapreso la carriera di allenatore sia pure a livello di settore giovanile: come ti trovi in questa nuova veste?
Bene, perché allenare nel settore giovanile mi consente di trasferire alle nuove leve la passione che avevo io per il gioco del calcio, avendo anche la possibilità di valutare da vicino i miglioramenti che giorno dopo giorno compie ogni ragazzo.
Parliamo un po’ della Lega Pro, discendente del campionato di serie C1, che tu hai frequentato ininterrottamente per 13 anni con le maglie di Arezzo, Spezia, Carrarese, Livorno, Varese e Prato: quali sono le caratteristiche necessarie per affermarsi in questo tipo di torneo?
Purtroppo, non ho una conoscenza diretta della Lega Pro e devo basarmi su ciò che leggo sui giornali e vedo in televisione. La sensazione che ho ricavato io, facendo un confronto tra la vecchia serie C1 e l’attuale Lega Pro è che il livello della Lega Pro sia molto più basso rispetto a quello che era il livello della serie C1, essenzialmente per due motivi: perché le società non curano più i settori giovanili come facevano un tempo, in quanto valorizzano i giovani calciatori di squadre che militano in categorie superiori oppure non consentono al giovane di addivenire ad una maturazione completa avendo fretta di monetizzare, e perché non c’è più la presenza di tante squadre blasonate in uno stesso girone come avveniva prima. Ai miei tempi, dal punto di vista del singolo giocatore, era fondamentale essere sempre al massimo, fisicamente e mentalmente; altrimenti, sarebbe stato impossibile rimanere a quei livelli.
Tra i tuoi allenatori, ai tempi della Carrarese, hai avuto anche Piero Braglia: secondo te, l’Alessandria sarebbe prima anche con un altro allenatore oppure è davvero lui a saper tirare fuori quel qualcosa in più dai propri giocatori?
Piero Braglia ha una grande esperienza alle spalle e, nel corso della sua carriera, ha già vinto tanti campionati di terza serie, a cominciare da quanto avvenuto con i colori di Catanzaro e Pisa, per cui la sua presenza stabile al vertice della classifica non mi meraviglia affatto: è l’esperienza di tanti campionati quel qualcosa in più che oggi ha Piero Braglia e che tanti suoi colleghi non hanno.
A Livorno, sei passato alla storia, tra le altre cose, per il fatto di essere stato il primo acquisto della gestione Spinelli: che ricordi hai dell’attuale presidente del Livorno?
Non posso che ringraziare Aldo Spinelli per avermi consentito di giocare in una squadra e in una piazza importanti che, allora come oggi, valevano ben più della serie C1 e che vedevano la presenza di giocatori di rilievo, tra i quali Protti e Carruezzo.
Cosa hanno rappresentato il Livorno e Livorno nell’arco della tua carriera?
Arrivai a Livorno all’età di 26 anni, quando ero al top della mia carriera, e vi trascorsi due anni bellissimi, dal punto di vista calcistico e personale, in cui riuscimmo ad ottenere risultati importanti, senza tuttavia centrare la promozione in serie B.
Hai qualche rimpianto per essere andato via proprio sul più bello, alla vigilia di una lunga serie di trionfi?
Quando compi certe scelte, non sai mai a cosa vai incontro: lasciai Livorno e andai a Varese per una mia volontà, perché cercavo una squadra in cui avere la possibilità di giocare con maggiore continuità e i biancorossi mi offrirono questa chance. Feci questo perché sentivo di meritare una considerazione ed un impiego diversi da parte dell’allenatore di allora.
Domenica pomeriggio, il Livorno ospiterà il Prato per una sfida che si preannuncia già da dentro o fuori per il tecnico degli amaranto: ti meraviglia che Livorno e il Livorno riescano a mettere in difficoltà anche tecnici esperti e preparati come Foscarini?
Livorno è una piazza molto esigente e, calcisticamente parlando, assomiglia molto a Firenze perché i tifosi non si accontentano del risultato, ma vogliono vedere anche la prestazione, ancor di più in una stagione in cui la squadra è chiamata a fare di tutto per riconquistare la categoria perduta. Gli allenatori, purtroppo o per fortuna, dipendono dai risultati e, quando questi cominciano a non arrivare, è normale che vengano messi in discussione, esperti o inesperti che siano.
In questa fase, Livorno e Prato stanno vivendo una stagione sostanzialmente speculare con tante delusioni anche a causa di un mercato che, per quanto non abbia lesinato i nomi di esperienza, non sta convincendo del tutto: sei d’accordo?
Dipende tutto dalla maniera in cui i singoli organici sono stati allestiti in sede di calciomercato perché, se si è sbagliato all’inizio, diventa particolarmente difficile rimediare con successo agli errori compiuti in estate: è vero che esiste una sessione invernale di riparazione, ma intervenire in corsa non è mai la stessa cosa.
Che partita ti aspetti?
Sarà una partita giocata sul filo del rasoio da due squadre che non navigano certamente in buone acque: a mio parere, prevarrà la squadra che per prima riuscirà a dare la zampata vincente e ad andare in gol.
Tra i tanti calciatori di buona o di ottima levatura con cui hai giocato, guarda caso proprio a Prato, c’è anche Alessandro Diamanti: ritieni che stia portando avanti la carriera che meritava oppure che avrebbe avuto i mezzi tecnici per fare ancora meglio?
Avendo militato nella stessa sua squadra quando lui aveva venti anni, non sono meravigliato dei traguardi che ha raggiunto e posso dire che è stato bravo a mettere a frutto le qualità che aveva, a mio parere, nel migliore dei modi.


