Intervista all'ex. Barbieri: "Giocare a Livorno per me era il massimo"
Livorno – Centrocampista tenace e sanguigno, soprannominato Highlander per le sue doti da gladiatore, Fabio Barbieri è stato protagonista assoluto del Livorno targato 1994-’95 e 1995-96. Capace di trascinare la squadra grazie al suo temperamento, è riuscito a mettere a segno anche gol importanti e di ottima fattura a conferma di un senso del gol comunque non indifferente.
Fabio, due stagioni in amaranto da protagonista. I ricordi di quella tua intensa esperienza a Livorno...
“I ricordi sono indelebili, che mi porterò dentro tutta la vita. Nonostante fossimo in C2 avevamo un pubblico da Serie A. A Livorno ti senti giocatore vero, a prescindere dalla categoria. Avevo un sogno dentro di me, riuscire a guidare la squadra verso la promozione in C1. Un sogno che purtroppo non si è trasformato in realtà”.
Quali sono i gol ai quali sei maggiormente legato?
“Fortunatamente sono riuscito a metterne a segno qualcuno anche di pregevole fattura. Il più bello sicuramente è quello contro il Giulianova nel pareggio casalingo per 2 a 2. Colpii la palla al volo su un calcio d’angolo di Civeriati mettendola all’incrocio dei pali”.
Un giudizio sui tecnici avuti a Livorno ovvero Giorgio Campagna, Tarcisio Burgnich e Beppe Papadopulo.
“Campagna è l’allenatore che mi ha voluto fortemente a Livorno insieme al presidente Claudio Achilli quindi non posso che essergli grato. Di Burgrnich e Papadopulo ricordo le grandi doti tecniche e umane, due uomini e due tecnici meravigliosi”.
Hai ancora contatti con qualcuno degli ex compagni?
“Allora premetto che sono tutti ragazzi che porto nel cuore ed a cui ho voluto bene, però come è normale che sia dopo tanti anni, vivendo lontano, i contatti si perdono. Sento ogni tanto Stefano (Civeriati), Stefan (Schwoch), Christian (Scalzo) e poi il grande Marcello Carli per amicizia e per condividere impegni familiari”.
Che fa oggi nella vita Fabio Barbieri, ti chiedo se sei ancora nel mondo del calcio.
“Non sono più nel mondo del calcio. Ho allenato sino a qualche anno orsono in Prima Categoria, poi ho deciso di portare avanti il lavoro di mio padre che è quello di giardiniere. Ricordo che in estate non andavo in vacanza ma lo aiutavo nel suo lavoro. Diciamo che non riesco a staccarmi dai prati, nonostante abbia smesso di giocare (sorride). Il calcio al momento lo seguo in tivù”.
Hai qualche aneddoto curioso da raccontare della tua esperienza a Livorno?
“Mi ricordo che il secondo anno a Livorno, quello della maledetta sconfitta di Ferrara, dopo una amichevole con l’Empoli, ricevo una chiamata da Luciano Spalletti dove mostra interesse nei miei confronti. Feci una cena con Spalletti stesso, Corsi e Baldini dove mi proponevano il passaggio agli azzurri in Serie B. Dopo una notte di pensieri, con Marcello Carli che mi trattenne con tutte le forze a Livorno, decisi di rifiutare. Dico una cosa. Livorno non l’avrei barattata con nessuno. Per me era il massimo”.
Ti chiedo se segui ancora il Livorno e come ti spieghi, a prescindere da risultati e categoria, il netto calo di presenze allo stadio?
“Il Livorno lo seguo sempre figurarsi, come vedo un qualcosa in tv che riguarda la città mi fermo subito a seguirla. Reputo Livorno una città stupenda dove si vive bene e tranquillamente. Ho ancora tanti amici e colgo l’occasione per salutare le famiglie Vanucchi e Beccagli che considero come seconde case e poi tanti altri amici tra cui Salemmo, Franco Disegni e tanti altri. Il fatto del calo di presenze secondo me è dovuto alle tivù che hanno tolto un po’ il sapore di seguire la partita dal vivo. Mi auguro e sono sicuro che presto l’Ardenza tornerà a gremirsi nuovamente come ai miei tempi. Poi per concludere volevo aggiungere due cose. La prima è ringraziarti di questa intervista che mi ha dato la possibilità di salutare Livorno dopo tanti anni mi sono emozionato quando mi hai contatto ricordando i bei tempi passati. La seconda è che volevo portare i miei saluti ad un grande campione ed un grande uomo ovvero Igor Protti che sta attraversando un momento difficile. Non lo conosco personalmente ma gli auguro davvero di poter uscire quanto prima da questa brutta situazione”.






