Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Mezzo secolo fa se ne andava Pitto, l'eroe di Marassi

autore
Marco Ceccarini
per Amaranta.it
Oggi alle 09:19Calcio
autore Marco Ceccarini
16.10.2026 09:19Calcio

Livorno – Cinquant’anni fa se ne andava Alfredo Pitto, campione del calcio italiano, rimasto nella storia del Livorno. Con la maglia amaranto collezionò 113 presenze in campionato e 21 gol, contribuendo alla promozione in Serie A nella stagione 1936-37. Oggi, venerdì 16 ottobre, ricorre il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta a Milano il 16 ottobre 1976. Questo ci dà l’occasione per ricordarlo come uno dei calciatori livornesi più rappresentativi della sua epoca.

Livornese purosangue, Pitto esordì a soli 15 anni nella Pro Livorno, prima di approdare al Livorno nella stagione 1922-23. Inizialmente impiegato in attacco, trovò a centrocampo il ruolo ideale. Dinamico, grintoso ed elegante, si distingueva per la tecnica raffinata, la capacità di dettare i tempi del gioco ed i precisi lanci in profondità.

Il suo talento non si limitava al calcio. Nel 1926 conquistò il titolo italiano allievi nei 100 metri piani con il tempo di 11”2, vincendo anche la staffetta svedese insieme ad Alessandri, Bertinelli e Giuliani. Nella stessa manifestazione si classificò terzo nei 400 metri e quarto nel salto in lungo. Un atleta completo, che alla fine scelse di dedicarsi al pallone.

Dopo 85 presenze in campionato e 19 reti nella sua prima esperienza amaranto, nell’estate del 1927 lasciò Livorno per trasferirsi al Bologna. La cessione suscitò forti proteste tra i tifosi, tanto che venne organizzata un’assemblea pubblica al Cinema Margherita per raccogliere il denaro necessario a trattenerlo. Il tentativo non ebbe successo e Pitto passò in rossoblù, dove avrebbe raggiunto alcuni dei traguardi più importanti della carriera.

Il 1° gennaio 1928 Pitto conquistò la ribalta nazionale con l’esordio in azzurro contro la Svizzera, a Genova, sul campo di Marassi. L’Italia vinse 3 a 2: Julio Libonatti realizzò una doppietta, mentre la rete decisiva fu firmata da Mario Magnozzi, altro grande nome del calcio livornese.

A prendersi la scena fu anche il centrocampista amaranto, autore di una prestazione straordinaria. La stampa lo celebrò come il migliore in campo e il pubblico lo portò in trionfo al termine della partita. Un esordio clamoroso, che gli spalancò le porte della Nazionale e gli valse un posto stabile tra i protagonisti del calcio italiano.

Da quella giornata prese slancio una prestigiosa carriera azzurra: Pitto avrebbe collezionato 29 presenze e due reti, partecipando anche alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928. In Olanda l’Italia, dove figurava anche Magnozzi, conquistò la medaglia di bronzo. Pitto disputò quattro partite su cinque, prendendo parte anche alla semifinale persa 3 a 2 contro l’Uruguay. Gli azzurri chiusero il torneo al terzo posto dopo aver superato l’Egitto per 11 a 3. Fu il primo grande risultato olimpico del calcio italiano, un traguardo al quale il mediano livornese contribuì da protagonista.

Con il Bologna Pitto si affermò definitivamente ai massimi livelli. Nella stagione 1928-29 conquistò lo scudetto, diventando una colonna del centrocampo rossoblù. Dopo quattro stagioni in Emilia si trasferì alla Fiorentina, dove proseguì la carriera prima di vestire anche la maglia dell’Ambrosiana Inter.

Nel corso degli anni Trenta rimase un punto di riferimento della Nazionale, con cui vinse anche la Coppa Internazionale nel 1930 e nel 1935. Tecnica, dinamismo e intelligenza tattica ne fecero uno dei centrocampisti più apprezzati della sua generazione.

Nel 1936 Pitto tornò a vestire la maglia del Livorno, ricongiungendosi alla squadra della sua città. La stagione 1936-37 fu trionfale: gli amaranto dominarono il campionato e conquistarono la promozione in Serie A.

Grande protagonista fu Arcari IV, autore di ben 30 reti, mentre Pitto disputò 28 partite e segnò due gol. In panchina sedeva Magnozzi, altro nome storico del calcio livornese.

Fu l’ultima stagione ad alti livelli per Pitto, che concluse così il proprio percorso con un ritorno ricco di significato. Dopo aver conquistato successi importanti lontano da casa, aveva contribuito a riportare il Livorno nella massima categoria.

A mezzo secolo dalla sua scomparsa, Alfredo Pitto rimane una figura centrale nella memoria sportiva livornese: un campione capace di distinguersi con le principali squadre italiane, di vestire la maglia azzurra e di legare il proprio nome a una delle promozioni più significative della storia amaranto.

per Amaranta.it

Altre notizie