Le scelte di un uomo che ha perso la bussola
Livorno - La doverosa premessa è che colui che scrive è sempre stato un estimatore dell'allenatore di Montemarano, Walter Novellino, che però in questa avventura amaranto appare aver perso la bussola condizionato da risultati ed eventi.
La partita contro il Brescia, persa in casa, testimonia come Novellino abbia sempre meno le idee chiare e sempre meno il polso del gruppo. Il tecnico presenta una squadra con il decimo modulo cambiato in venti partite, proponendo il solito centrocampo addetto a far legna, senza la minima qualitò, figlio anche di un mercato estivo low-cost, proponendo come trequartisti un Berlingheri emarginato per due mesi dallo stesso mister e un Siligardi rientrato sabato per uno spezzone e riproposto oggi con una condizione fisica precaria. Novellino lascia ormai in tribuna Piccolo, senza una motivazione valida, Russotto proposto per quattro partite viene ormai accantonato, ne nasce quindi un attacco con il solo Dionisi a correre ed a spremersi e gli altri a vagare per il campo senza nessuna identità tattica con il "povero" capitan Luci a dannarsi l'anima a metà campo ed a provare a dettare i tempi di gioco. Poi, se Bardi commette il primo errore dell'anno e la difesa sfiduciata da un centrocampo che non fa filtro va in panne, arriva l'ennessima sconfitta.
Il presidente Spinelli può dire che meglio di Novellino, sul mercato, di allenatori non c'e ne sono. Magari per curriculum ed esperienze passate potrà esser anche vero, ma quello che è certo è che nessun allenatore che non ha mai considerato un giocatore, esprimendo anche a più riprese pareri negativi, se non fosse in confusione di idee e senza un progetto, avrebbe fatto entrare Roj Volpato. Nessun allenatore avrebbe smesso di insistere sul proporre Remedi e Rampi, degni paladini del suo progetto giovani tanto acclamato quando le cose andavano bene.
Nessun allenatore si sarebbe privato dei suoi giovani, per poi magari in caso di errore definire le sbandate della sua squadra, che annovera Pieri, Knezevic, Miglionico, Luci, Lambrughi, Genevier, Barone, Dionisi, errori di gioventù, forse per crearsi un alibi sicuro da spendere in caso di contestazione.
Oggi non si può nemmeno appuntare niente all'arbitro, nell'occasione Tozzi di Ostia Lido, se non quello di aver fatto giocare una gara con un vento che faceva tremare anche la struttura del vetusto Picchi. Le colpe, oggi, sono e soltanto di una dirigenza che ha fatto un mercato con pochi spiccioli e con mille doppioni e che ha la possibilità a gennaio di fare correzioni in corsa per salvare il Livorno dalla Lega Pro e per correggere la scelta di un allenatore che ha brancolato nel vuoto negli ultimi due mesi, senza aver ne' un'dea tattica ne' scelte di uomini da mettere in campo negli appuntamenti settimanali.


