La lunga estate caldissima
Livorno – Era il 2001 quando gli 883 di Max Pezzali si presentavano al Festivalbar con l’ennesimo tormentone dell’estate, “La lunga estate caldissima”, non sapendo che quel motivetto avrebbe fatto da colonna sonora ad una neopromossa della Serie A Tim versione 2013-14. “Questo senso di festa che vola e che va sopra tutta la città, nella lunga estate caldissima”, le parole più significative, specchio di una squadra che della ricerca della propria identità ha ormai fatto il suo modus vivendi.
A dire la verità questa squadra, negli ultimi dodici mesi, ha dimostrato non solo di avere un’identità, ma anche grinta e carisma da vendere, sbaragliando altre diciannove realtà più o meno ambiziose, e riuscendo a dimostrarsi la terza forza di una Serie Bwin che ha visto i ragazzi di Nicola lasciare il passo soltanto alle due corazzate Sassuolo e Verona, creature cresciute e plasmate dai milioni del patron di Mapei e Confindustria Giorgio Squinzi e dagli investimenti faraonici del presidente Maurizio Setti.
A Livorno l’aria pare essere sempre quella del 2 giugno, e negli occhi di tutti ci sono ancora le giocate di Paulinho, e Dionisi, la grinta di Mazzoni e la calma olimpica di Emerson. Proprio per questo la banda Amaranto, in sede di preparazione per il nuovo campionato, ha deciso di ripartire ad alta quota, là dove le temperature raffreddano gli entusiasmi, dove si aprono i polmoni, dove il silenzio fa da contorno ai pensieri e ai dubbi.
L’ambiente perfetto per un calcolatore come Nicola, noto nell’ambiente per la sua proverbiale cautela e per la sua maniacale attenzione per ogni piccolo particolare; basti pensare alla calma con la quale è riuscito a gestire l’intero spogliatoio anche in momenti difficili come le sconfitte con Spezia e Verona, o il pareggio-beffa del Liberati di Terni.
Calma e sangue freddo. I ragazzi sanno che il prossimo dovrà necessariamente essere un campionato di sofferenze, un torneo nel quale, domenica dopo domenica, non basterà soltanto fare risultato, ma sarà necessario tenere sempre un orecchio alla radiolina, in attesa di buone notizie dagli altri campi; Nicola, così come Spinelli e il suo staff, conoscono molto bene l’ambiente di lavoro, e proprio per questo, sin dal 14 luglio, giorno di inizio della preparazione nella sede Trentina di Folgaria, è stato svolto moltissimo lavoro sottotraccia, lontano dai riflettori, e, possibilmente, dai rumors di mercato.
Fortuna vuole che le sirene per i gioielli di casa abbiano cessato ancor prima di divenire telenovele senza fine; l’ottimo lavoro di Perotti, Signorelli e Capozucca ha permesso a Nicola di disporre delle qualità degli elementi più importanti del roster, il corteggiatissimo Paulinho su tutti, seguito dalle conferme di Dionisi, Siligardi, Belingheri, Schiattarella ed Emerson; facendo i dovuti scongiuri, a tre settimane dalla chiusura del mercato, la colonna portante è rimasta intatta; un aspetto di fondamentale importanza per lo sviluppo del gioco del nuovo Livorno, i cui meccanismi già rodati dovranno rappresentare un valore aggiunto.
In queste poco più di settimane di preparazione Nicola ha potuto valutare la preparazione sia atletica che tecnica dell’intera rosa, dovendo necessariamente "tagliare" elementi che tatticamente non rappresentavano delle sicurezze nei vari reparti; a salutare sono stati i vari Salviato, Bigazzi, Dell’Agnello, Molinelli e Prutch, elementi che hanno rappresentato valide alternative durante lo scorso torneo cadetto, ma che nella massima serie avrebbero trovato troppe difficoltà per emergere.
Tornando al tormentone dell’estate amaranto, un dato che salta agli occhi di tutti, tifosi e addetti ai lavori, e senz’altro l’estrema cautela con la quale la dirigenza si sta muovendo sul mercato in entrata; in tempi non sospetti, Nicola aveva chiesto alla società di intervenire sulla rosa in modo da avere quanto prima un gruppo di giocatori con il quale svolgere un lavoro profondo e continuo; mister "110 e lode" ha dimostrato chiaramente di non essere un amante delle rivoluzioni: al Livorno dello scorso campionato sono bastati i soli inserimenti di Gemiti ed Emerson, oltre a Duncan arrivato nella sessione invernale, per raggiungere un obiettivo impensabile per una squadra figlia della sciagurata (e sfortunatissima) stagione precedente. Peccato che un anno fa ci stavamo preparando ad una nuova Serie Bwin.
A muovere il mercato degli amaranto sono stati gli arrivi tempestivi di Bardi e Benassi dall’Inter e di Piccini dalla Fiorentina, elementi sui quali il mister di Luserna San Giovanni ha potuto lavorare sin dai primi giorni. Altro capitolo meritano i nuovi Valentini, Greco e Mosquera, arrivati soltanto dopo trattative che ne hanno ritardato il trasferimento in amaranto.
Le amichevoli estive hanno fine a sé stesse, ma in molti casi rappresentano lo specchio della vera forza di una squadra, e non si può certo dire che le prestazioni di Paulinho e compagni abbiano convinto pubblico e stampa, evidenziando notevole carenze in tutti i reparti.
La fascia sinistra, rappresentata dai confermati Gemiti e Lambrughi, necessita di un rinforzo di qualità, il classico elemento "di categoria"; Molinaro, svincolato di lusso in uscita dallo Stoccarda, parrebbe rappresentare la pedina mancante sulla corsia sinistra.
La linea mediana, arricchita dagli innesti dei giovani Benassi e Mosquera, e dal talento ex Roma Greco, si dimostra ancora acerba, orfana dei muscoli di Duncan; l’ultimo nome sulla lista di Spinelli sembrerebbe quello di Emmanuel Cascione, uomo d’ordine del centrocampo del Pescara.
In attacco, più che il “top player”, quelle che mancano sono delle valide alternative, visto che il reparto composto da Paulinho, Dionisi e Siligardi, oltre al neoarrivato Murillo, non offre altre alternative. Su questo potremmo scrivere un trattato, analizzando uno per uno i casi dei vari Milevskyj e Longo.
Un mercato che stenta a decollare, e che pare ormai destinato a vedere i livornesi doversi accontentare delle seconde-terze scelte di molte società concorrenti. Parafrasando alcune televendite, potremmo usare lo slogan “C’è tempo fino al 2 settembre, affrettatevi!”, e forse è proprio per questo che la lunga estate caldissima, a Livorno, non troverà pace sino ad allora.


