Ripartire da quell'abbraccio per andare lontano.
Davide Bin
La cosa più bella di Catania-Milan, partita inguardabile per novanta minuti, poi improvvisamente esaltante per i tifosi rossoneri, è stata l'abbraccio collettivo all'eroe della serata, ovvero quel Klaas Jan Huntelaar che tutti (meno Leonardo, in verità e il suo è il parere che più conta) credevano ormai estraneo al progetto Milan e che, invece, è tornato protagonista quando nessuno ormai ci sperava più (a parte Leonardo che l'aveva visto in ripresa e lo aveva confessato alla vigilia della partita, raccogliendo sorrisetti ironici); l'abbraccio al compagno in difficoltà, tornato come d'incanto alla ribalta, ricorda tanto quello a Dida al termine di Chievo-Milan, altra partita vinta in extremis anche grazie ad una fenomenale parata nel finale del portiere brasiliano, ma, soprattutto, è l'ennesima dimostrazione che la squadra è un gruppo unito e compatto, in cui nessuno viene abbandonato al suo triste destino, in cui tutti vengono fatti sentire protagonisti, in cui si soffre e si gioisce tutti insieme e in cui si esulta quando un compagno in difficoltà riesce finalmente a lasciarsi alle spalle i problemi. Dicono che in quel momento Huntelaar abbia anche pianto, forse per scaricare la tensione di tante settimane di dubbi, ripensamenti e cattivi pensieri o forse semplicemente per le tante sberle "affettuose" ricevute da compagni e allenatore, che l'hanno circondato per festeggiarlo a modo loro; battute a parte, sapere che questo Milan non è solo un insieme di "colleghi" che fanno lo stesso lavoro, ma un gruppo di amici che condivide gioie e dolori, è la miglior garanzia per il futuro, perchè a volte non basta avere i giocatori più forti o il gioco più divertente per vincere, ma bisogna essere squadra, nel vero senso della parola, cioè bisogna essere un gruppo in cui ciascuno si sacrifica per l'altro e in cui si lotta insieme per poi ritrovarsi abbracciati a festeggiare qualcosa o qualcuno. Il Milan è atteso da impegni difficili: la sfida di campionato contro la Sampdoria, la trasferta di Zurigo decisiva per le sorti del girone di Champions e poi le ultime partite di campionato prima della sosta natalizia, per iniziare il 2010 con il sogno (o l'utopia) scudetto ancora realizzabile; poterli affrontare sapendo che c'è armonia e serenità nel gruppo ci fa stare più tranquilli e consapevoli che i giocatori faranno di tutto per andare anche al di là dei limiti di una rosa che, nonostante gli ultimi pregevoli risultati, rimane inferiore a quelle di molte squadre europee. Il Milan era un gruppo di amici anche ai tempi di Ancelotti e il fatto di aver modificato poco la rosa al momento del cambio di allenatore (cosa negativa per altri aspetti) ha avuto almeno il merito di aver mantenuto intatto il senso di appartenenza alla squadra e la voglia di lottare insieme per raggiungere grandi traguardi a dispetto delle previsioni e dei pronostici estivi, pieni di scetticismo e pessimismo.
Leonardo è stato bravo a gestire bene i momenti difficili, a non far sentire nessuno escluso dal gruppo, nemmeno ora che ha trovato una formazione tipo e la modifica pochissimo, creando malumore in chi viene impiegato poco o nulla, perchè tutti sanno che non verranno mai abbandonati e ci sarà sempre un'occasione per loro, anche per sovvertire le gerarchie: Dida era ormai il quarto portiere e ora è il primo, Ronaldihno sembrava un ex giocatore e ora è titolare fisso e adesso anche Huntelaar potrebbe recuperare posizioni nell'ipotetica classifica dei centravanti, anche se un inopportuno infortunio lo costringerà a saltare la sfida con la Sampdoria, in cui avrebbe sicuramente trovato spazio, vista anche la squalifica di Inzaghi che lo rendeva unica alternativa a Borriello. Ora, però, l'olandese sa che frequenta uno spogliatoio in cui ha tanti amici e non solo colleghi ed è consapevole che la sua avventura al Milan, che sembrava già giunta al capolinea, può prendere una direzione molto diversa e inattesa. Soprattutto, però, è importante non perdere mai questo spirito e quest'armonia, che ha permesso al Milan di raddrizzare in poco tempo una stagione iniziata malissimo, quindi tutti devono dare il loro contributo, non solo in campo ma anche nello spogliatoio e mi riferisco anche ad elementi un tempo insospettabili che ora "fanno i capricci" ed ipotizzano l'addio a gennaio dopo aver sognato di diventare capitano, simbolo e bandiera di questo Milan (ogni riferimento a Gattuso è fortemente voluto!). Quell'abbraccio di Catania deve essere il punto di partenza per provare a raggiungere grandi traguardi, a cominciare dalla prossima partita contro la Sampdoria, ferita dalla disfatta del derby e, quindi, desiderosa di riscatto; uniti si vince, questo gruppo lo sa e lo dimostra ad ogni occasione e questo è un invito anche a quei tifosi che non frequentano più assiduamente San Siro perchè ancora scottati e delusi dalla vicenda Kakà; la squadra di Leonardo merita sostegno e incitamento da parte dei tifosi, perchè anche il popolo rossonero deve partecipare idealmente a quegli abbracci che fanno tanto bene al morale e sono la miglior garanzia per poter arrivare lontano!


