Allegri-El Shaarawy: fra azzardo e stimolo
Emiliano Cuppone
La scelta di Massimiliano Allegri è stata di quelle che lasciano perplessi, rinunciare a Stephan El Shaarawy in una partita complicata e delicata come quella contro il Napoli non è una decisione semplice da prendere, sicuramente difficilmente viene bene accetta dalla piazza.
Con Balotelli out per squalifica, tutti ci aspettavamo il Faraone sugli scudi, nuovamente e di più al centro della scena rossonera, magari pronto ad illuminare San Siro con un suo gol, come non accade ormai dalla notte del derby. Il Conte Max, invece, gli ha preferito Robinho, ai margini delle scelte del livornese da mesi, protagonista in campo di una prestazione fra luci ed ombre. Allegri ha messo davanti al Faraone anche Niang nel corso della gara, inerendolo in campo al posto dell’infortunato Boateng, mentre il savonese bruciava in panchina (lo sguardo era di quelli inconfondibili).
Le critiche, naturalmente, sono piovute a volontà sul testone cocciuto di Allegri, ma il toscano non sembra essersi scomposto, argomentando la propria scelta con motivazioni vaghe quanto indicative, facendo intendere di aver visto un El Shaarawy svagato nell’ultimo periodo.
Il savonese è a secco di reti da un po’, in molti hanno ricondotto l’astinenza dal gol all’arrivo di Mario Balotelli, ma a ben guardare i numeri dicono che è il 2013 che non porta bene al Faraone, visto che nelle prime quattro gare dell’anno, nel periodo ante-SuperMario, era andato a segno soltanto una volta contro l’Atalanta. Nonostante ciò, però, El Shaarawy ha fatto vedere sempre cose ottime, anche nelle partite in cui non ha messo la firma sul tabellino, sino alla partita di Verona, momento in cui è sembrato calare anche il rendimento. Contro la Fiorentina la prestazione del 92 è stata piuttosto opaca, meno presente in fase difensiva, probabilmente a secco di carburante dopo una serie infinita di partite passata a correre su e giù sull’asse mancino, magari un po’ scarico mentalmente, fra le pressioni per un gol che non arriva e la stanchezza di chi tira la pesante carretta rossonera ormai da settembre.
Vederlo mordere il freno in panchina nello scontro diretto per il secondo tempo non ha certo fatto piacere al popolo rossonero, naturale che la scelta di Allegri creasse dei malumori, ma allo stesso tempo il livornese ha dimostrato in questi mesi che la gestione delle risorse è stato il vero punto forte di questo suo Milan 2.0. Il tecnico rossonero è stato il primo a puntare forte su Stephan El Shaarawy ad inizio stagione, è lo stesso che ha lanciato un talento come Mattia De Sciglio, che ha atteso il momento giusto per gettare nella mischia l’imprevedibilità di Niang, arrivando a metterlo davanti ad un certo Alexandre Pato, è l’uomo che ha inventato Constant terzino sinistro. Alla luce di tutto ciò, sembrerebbe proprio che Allegri meriti credito, che abbia guadagnato il diritto di fare delle scelte anche se possono risultare azzardate nell’immediato.
La speranza è che il segnale sia arrivato, che l’esclusione contro i partenopei possa divenire uno stimolo nuovo per Stephan El Shaarawy, per risvegliare in lui la cattiveria e l’istinto del gol, che possa spronarlo a dare ancora di più di quanto fatto sino ad adesso. La partita con il Napoli era importante, è vero, ma lo è allo stesso modo quella con la Juventus come tutte quelle a seguire, gare in cui il diavolo avrà bisogno del miglior Faraone per mantenere un terzo posto conquistato con le unghie e, magari, per provare l’assalto ad una piazza d’onore inarrivabile sino a pochi mesi fa.


