Occhio alle sbandate
Emiliano Cuppone
Il momento di M’Baye Niang è di quelli delicati, il ragazzino di Meulan-en-Yvelines da promessa, grazie al diavolo, si è ritrovato catapultato sul piano del migliori, al suo fianco si è palesata la presenza ingombrante di Mino Raiola e, come se non bastassero le vertigini che discendono da tutto ciò, sono arrivate le avances di un club come il Real Madrid.
Da più parti ormai rimbombano le voci di un interessamento delle merengues per il classe ’94 rossonero, arrivato a Milano in sordina la scorsa estate, stretto fra le voci della trattativa Kakà e l’annuncio dell’acquisto di De Jong, addirittura giudicato come un investimento azzardato del diavolo, che per lui ha speso un milione e settecentomila euro.
Il francesino, dopo il più classico dei periodi d’ambientamento, è stato messo sempre più al centro del progetto da Massimiliano Allegri, che a lui ha affidato una maglia da titolare in molteplici occasioni in questo 2013, proponendolo dal primo minuto persino al Camp Nou (con il “rischio” concreto che potesse fare la differenza se quel palo non gli avesse negato la gioia più bella).
Da un giorno all’altro, quasi in maniera incosciente, Niang si è ritrovato catapultato sui palcoscenici più importanti, al centro della scena, sotto riflettori che scaldano gli animi e, talvolta, la testa dei giovani protagonisti. Se poi ci aggiungiamo voci di mercato così pesanti, il rischio di uno sbandamento è dietro l’angolo, a maggior ragione per un ragazzo che, per sua stessa ammissione, nella sua giovane carriera si è lasciato andare a qualche bravata (memorabile quella della guida senza patente e del tentativo, piuttosto goffo, di spacciarsi per il collega Traorè).
Ecco allora che interviene la cura Allegri, lo stesso che l’ha lanciato, lo stesso che nega una maglia da titolare contro il Napoli ad un El Shaarawy che gli è parso svagato, lo stesso che inizia ad utilizzare nuovamente con il contagocce Niang. Da pedina inamovibile, quale era diventato nei primi mesi di quest’anno solare, l’ex Caen si ritrova spesso a guardare le gare dalla panchina, osservando compagni più esperti come Robinho e Boateng che danno battaglia sul campo.
La sensazione è che il tecnico rossonero voglia tenere a bada il carattere del ragazzo, che non voglia correre il rischio di incappare in colpi di coda di un talento ancora tutto da scoprire, che ha dimostrato di saper reggere la pressione con un fare spavaldo, ma che rischia di uscire dai binari se non guidato correttamente. Sembra proprio che, in questo periodo così delicato e di conseguenza complesso, Allegri voglia tenere strette le redini di tutti i suoi giovani puledri, e come dargli torto viste le premesse, viste le voci, più o meno veritiere, di mercato, vista la classifica, la necessità per questo Milan ed i suoi uomini di rimanere con i piedi piantati per terra.


