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Milan: Balo mezza sconfitta. No Kucka e no Inler. Inter: la talpa inizia per C. La montagna ha partorito Fassone

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 20 aprile 2013, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
20.04.2013 00:00Editoriale

Mario Balotelli da 3 a 2 giornate. Che senso ha? O tutte o nessuna, pensa il tifoso. Il sostenitore rossonero è pieno di risentimento:  Balo non “doveva” giocare con la Juventus, non “deve” provocare strani cori, e via dicendo. Quello che è nei cuori dei tifosi resta. Fatta salva la buona fede della Corte Federale e la bravura professionale dell’avvocato Cantamessa, restano i dubbi. Intanto contro il Catania, Mario ci sarà. Al posto della squalifica, 20.000 euro di multa. Mah! Quanto è costata al Milan la partita che stava dominando a Firenze fino alla stramaledetta espulsione di Tomovic! Parliamo d’altro che è meglio. Intanto il nome del 19enne colombiano Jherson Vergara Amù ha dato il via alle danze. E’ un ragazzo della Nazionale Under 20 colombiana, di cui Yepes e Zapata parlano molto bene, ha costi compatibili e speranze di crescita molto importanti. Il nome di Vergara è un segnale. Il segnale che l’attenzione del Milan alla difesa caratterizzerà, con ogni probabilità, il mercato estivo del Club, come ha confermato ieri Adriano Galliani. Tutto si può ritoccare e tutto si può migliorare, anche in una squadra che ha fatto 52 punti nelle ultime 24 partite di Campionato. E il top della priorità, in questo momento, appare proprio la difesa. Detto che Cristian Zapata piace ed è stimato e viene vissuto oggi come un difensore più impostato e stabile di come era arrivato, sia sul piano tattico che su quello psicologico, il discorso è destinato a continuare. Con Mexes e Zapata, il Milan è stato bravo a non subire gol su azione per quasi due mesi, da Schelotto (24 Febbraio) a Pandev (14 Aprile). Lo stesso Mexes è stato fra i migliori in campo contro il Napoli, inventandosi una posizione da centromediano con almeno 10 palloni recuperati davanti alla difesa giocando d’anticipo, ma su di lui per tanti motivi si tendono a fare le pagelle cliccando sul copia-incolla. Resta quindi da verificare la situazione di Yepes, mentre Daniele Bonera, specializzato nel farsi trovare pronto quando c’è bisogno ed elemento importante per la maturità dello spogliatoio, è destinato a rimanere al suo posto. Quindi, l’estate: un difensore importante è atteso dai tifosi ed è negli obiettivi degli addetti ai lavori. C’è una casella da extracomunitario libera e potrebbe proprio essere occupata da un centrale forte. C’è tempo, ma la linea potrebbe essere questa.

Il mercato del difensore, quindi. Non tanto del centrocampista. Da più parti si dà per acquisito Kucka. Ma non è così. Nella sala macchine di via Turati, terzo piano a destra in fondo, l’unico luogo del mercato rossonero, il nome di Kucka, davvero e sul serio, non è mai stato fatto. Tutto può accadere, soprattutto con un Genoa purtroppo in lotta per non retrocedere, ma ad oggi non è accaduto nulla su quel fronte. Allo Staff tecnico Kucka piace, così come piace, molto, Gokhan Inler. Ma fra Milan e Napoli, negli ultimi anni, non si è mai riusciti a far nulla. Le strade del mercato di questi due Club sono parallele. Dossena è andato al Palermo, Hamsik è rimasto a Napoli, Nocerino è ancora rossonero e Dzemaili ancora azzurro. Sono scrivanie storicamente lontane quelle del Milan e del Napoli. Pensare quindi di mettere in piedi una strategia complessa come quella che potrebbe riguardare il Re Leone, era stato presentato con quella maschera il campione svizzero dal presidente De Laurentiis, non è realistico. Non ci sono le basi, manca il pregresso, zero retroterra. A proposito del presidente De Laurentiis: a San Siro dopo l’1-1 di Pandev salticchiava in tribuna al coro dei propri tifosi, chi non salta rossonero è. Chi scrive è orgoglioso che il numero uno del Napoli l’abbia potuto fare. Vuol dire che il clima che si respira durante le partite rossonere a San Siro è tollerante e civile. Siamo sicuri che Galliani, ammesso e non concesso che gli venga in mente, possa farlo a sua volta e dal suo punto di vista, magari a Napoli o magari a Firenze?

Milano è una grande città. E le voci prendono spesso la circonvallazione. Non vanno direttamente in centro, la prendono alla lontana. Un po’ alla larga. Ma la città è troppo grande e l’attenzione al calcio così pressante perché tutto rimanga sotto silenzio. E così, settimana dopo settimana, qualcosa filtra. Sussurri più che grida. Ma pur sempre qualcosa. E’ passato molto tempo dalla vigilia di quel Catania-Inter di inizio Marzo, quando la Gazzetta dello Sport pubblicò la notizia del faccia a faccia fra Andrea Stramaccioni e Antonio Cassano. Ci tornò sopra Pazzini, con il suo lo sanno tutti. Ma in superficie non sono emersi altri sciami verbali. Da qualche giorno a questa parte, ci arrivano invece addosso voci, ipotesi, congetture. Che non possiamo riportare per rispetto delle persone, senza elementi di prova, ma che certamente incuriosiscono. E la cosa bizzarra è che tutti i nomi della presunta talpa, ripeto sussurrati e non gridati, iniziano per C. I candidati, ancora una C, alla “nomination” sono più d’uno. Ed è curiosissimo che iniziano tutti per C, come Cassano, ma certamente la talpa non è Antonio. Per acciuffare la C che conta, ci si può tuffare nell’ambito dei giocatori, degli ex-giocatori e anche dei non giocatori. Sembra, fra le cortine fumogene, che ci sia stato anche un capro espiatorio civetta, e anche qui abbondano le C, ma insomma sono cose di casa nerazzurra e toccherà proprio all’Inter, un giorno, se lo riterrà opportuno, chiarire l’arcano. Certo, c’è curiosità.

L’anno scorso il Milan ha giocato i mesi cruciali di Febbraio, Marzo e Aprile con 12 infortunati a partita, ma nessuno gli fece sconti. Nessuna mano appoggiata sulla spalla, niente alibi, niente attenuanti. Il Milan veniva sempre giudicato e poi processato a fine stagione come se avesse sempre giocato con i titolari. Nei confronti dell’Inter di quest’anno invece c’è molta più benevolenza. Cosa si poteva fare, emergenza abnome, giudizi sospesi. Capita. Sempre più spesso, ma capita. Avevo imparato che una grande squadra non può appigliarsi agli infortuni se non riesce a battere le medio-piccole del Campionato, ma evidentemente, nel frattempo, all’enciclopedia si sono aggiunti altri fascicoli. Devo aver perso qualche corso di aggiornamento. Anche questo, capita. In ogni caso Inter-Roma era il redde rationem, la partita che aveva tenuto a galla il mondo nerazzurro per 3 mesi dopo l’andata persa 2-1: c’è ancora un titolo, un sogno, gli altri a zero titoli (cit. Kuzmanovic) etc…Ed è curioso che proprio la partita in cui si solleva il velo, la montagna dei problemi stagionali interisti (infortuni, scelte di mercato, lo sfortunato scambio Livaja-Schelotto, la latitante organizzazione della squadra, tanto per citarne alcuni) consegni in pasto ai media il nome del direttore Fassone. Ignorato per tutta la stagione da tutti gli analisti dei problemi nerazzurri, spunta proprio in Curva nella partita-chiave, nella gara della tensione al punto più alto. Quando le Curve fanno i bilanci di stagioni non positive mi capita, però, di pensare sempre agli assenti dalle liste di proscrizione. Non ai presenti.

per Milannews.it

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