Passione per la maglia, amore per gli ideali rossoneri. La palla passa a Seedorf. Buon lavoro professore
Giulia Polloli
“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Ecco il leit motiv della recente storia rossonera. Dal ritorno di Kakà a quello, ormai atteso, di Clarence Seedorf, il nuovo allenatore del Milan. Seedorf sarebbe tornato a Milano comunque, nell’estate, dopo aver appeso le scarpette al chiodo con tutti gli onori del campo dopo 22 anni da calciatore, sempre sulla cresta dell’onda. Clarence è amato, è stato amato ovunque, l’unico giocatore ad aver vinto quattro Champions League con tre club diversi, l’unico giocatore ad aver dimostrato, nonostante la sua variegata carriera, amore per le maglie vestite, soprattutto per quella rossonera. Un amore corrisposto dai vertici della società, con Berlusconi che ha sempre dimostrato il desiderio di affidare il gioiello di famiglia ad un uomo come lui, di profonda cultura, di sicuro avvenire, di un talento cristallino tanto da meritarsi l’epiteto di “il professore” per la cura maniacale di ogni dettaglio, per la voglia di salire in cattedra ed insegnare. Un carattere forte, una personalità altisonante, un uomo che non si è mai sottratto ai microfoni nonostante le critiche piombate su di lui soprattutto nell’ultimo periodo in rossonero. Non ha rubato la scena, nonostante la sua dipartita fosse ormai nell’aria, il giorno dell’addio degli altri senatori, in un s.Siro attonito per la partenza di campioni che del club avevano, di fatto, scritto la storia. Clarence è così, sembra sapere sempre cosa fare, sembra avere nel Dna i tempi giusti e i dovuti modi per poter affrontare ogni difficoltà. Per questo anche è stato in un certo senso una figura difficile da “sopportare” negli spogliatoi: il rischio di essere messi in ombra di fronte ad una personalità così eterea e brillante era dietro l’angolo. Al suo addio al Milan, in fondo, non ci ha mai creduto troppo nessuno, soprattutto quelli che lo conoscevano: “Clarence tornerà, in panchina o con un ruolo dirigenziale, ma tornerà!”. Ecco dunque che l’occasione propizia arriva in anticipo rispetto alla tabella di marcia ormai stilata da mesi.
L’addio anticipato di Allegri, all’indomani della prestazione da incubo contro il Sassuolo, gli spiana la strada. Solo piccoli dettagli hanno fatto sì che Galliani preallertasse anche l’altro talento rossonero, quel Pippo Inzaghi, predestinato, che da due anni allena le giovanili del Milan con onore e merito. Ma nel momento in cui è arrivato il nulla osta, i dubbi sul futuro immediato della panchina del Milan si sono diradati, come una coltre di nebbia spezzata dai raggi caldi di un sole estivo. Clarence questa sera dovrebbe poter essere in tribuna allo stadio, mentre Tassotti guiderà, per l’unica partita, il Milan, del quale è stratega da anni e per il quale però non ha mai lottato per sedersi sullo scranno del comando tecnico. Inevitabile inoltre pensare all’occasione persa di un altro talentuoso, quel Devis Mangia che fino a qualche settimana fa, fino a quando non ha accettato di poter guidare lo Spezia alla riscossa in serie B, sembrava uno dei papabili per la gestione tecnica del Milan, fortemente spinto dal maestro Sacchi, suo grande estimatore e ammiratore. Questa sera a S.Siro il Milan mostrerà di che pasta è fatto. La partita di Tim Cup è insidiosa, visto il momento storico in cui arriva, ma fondamentale perché sembra possa rappresentare l’unico pass per l’Europa in questa stagione malandrina. Toccherà a Tassotti gestire la squadra, toccherà al veterano del gruppo dunque inculcare, a chi ancora ne fosse privo, i valori del vestire la maglia del Diavolo. Questo è ciò che più di ogni altra cosa sembra essere mancato in questi mesi: i giovani talenti approdati in casa Milan, magari ancora acerbi, magari non all’altezza di una squadra come il Milan, non hanno avuto nemmeno la possibilità di capire cosa voglia dire, effettivamente, anche extra-campo, vestire quei colori. Ecco il senso, a mio parere, senza entrare nel puro campo tecnico, delle parole di Berlusconi, del suo sogno: quello di affidare la sua squadra ai “milanisti”. Clarence, e Tassotti al suo fianco, potrebbero colpire le giuste corde per scrivere quella sinfonia antica, ma mai obsoleta, che trasmette a chi l’ascolta, la purezza dell’emozione rossonera.


