Il primo compito di Clarence: restituire il Milan e San Siro
Luca Serafini
Tra i titoli enfatici, quasi trionfalistici dei quotidiani dopo la vittoria del Milan in Coppa Italia sullo Spezia e l’arrivo di Clarence Seedorf a Milano, quello che ci ha colpiti favorevolmente è stato il semplicissimo “Aria nuova” di “Repubblica”. E’ l’unica cosa che davvero può essere cambiata in pochi giorni, l’aria, giorni durante i quali una truppa modesta non diventa un battaglione, ma almeno ha modo di ricordarsi di essere ancora una truppa, appunto, ha modo di rendersi conto che intorno infuria la battaglia mentre i soldatini stanno lì a raccogliere le margherite.
Una virata era necessaria, era l’unico tentativo utile per cercare di portare la nave fuori dalla tempesta. Una tempesta senza precedenti negli ultimi 28 anni, una tempesta durante la quale il comandante passeggiava mani in tasca sul ponte a prua sussurrando: “Dai dai dai”, dicendo che i cavalloni e le acque agitate “sono importanti”, che bisogna buttare fuori con i secchielli l’acqua imbarcata, di conseguenza nessuno dell’equipaggio si è accorto che il temporale fosse in realtà, appunto, una devastante tempesta. Così la nave che aveva solcato i mari di tutti il mondo, una nave da cui l’armatore era peraltro già sceso a terra da tempo lasciando litigare al timone l’amico di sempre e la figlia, vicina ad affondare si è comunque ridotta a un battello turistico di muti. Avrete notato infatti che nel crollo di Sassuolo non ce n’era uno in mezzo al campo che gridasse, uno che scuotesse gli altri, uno che li mandasse a quel paese, uno che si caricasse la squadra in spalla.
Abbiamo scritto un confidenziale “Clarence” nel titolo, gettando subito la maschera. Non è tornato uno qualunque, è tornato uno di quelli che hanno contribuito a scrivere la storia recente del Milan in campo, ma anche fuori con il loro comportamento, la serietà, la professionalità, la discrezione, la diserzione dal gossip. Mentre quelli di adesso postano e twittano, Seedorf scrive sul “New York Times”. Non ha grande importanza oggi che cambi moduli, schemi, uomini (quelli sono e quelli rimangono), questa sarà soltanto la parte finale del suo lavoro. Lavoro che ha la priorità di incominciare in campo a Milanello durante la settimana e negli spogliatoi, per ricordare a tutti quale fortuna sia giocare nel Milan, cosa significhi indossare quella maglia, come si vive il gruppo e non il proprio orto crestato e tatuato, come ci si aiuta in campo quando si è in difficoltà. L’esperienza arriverà, quella acquisita da uomo e da calciatore per il momento basta e avanza. Praticamente, in questi primi mesi dovrà continuare a comportarsi come giocatore leader oltre che come allenatore, questo sicuramente lo sa fare meglio di chiunque. Colto, intelligente, educato, presuntuoso quanto basta, Seedorf infatti ha già allenato per anni in campo quando giocava.
La scelta di Barbara è stata coraggiosa e tempestiva. Così come lo è stata quella del sostituto di Allegri che un pochino avrà deluso SuperPippo. Era difficile anche per suo padre, peraltro già più che convinto da almeno 2 anni. Clarence Seedorf ha alcuni difetti che dovrà limare, com’è normale, a partire da un’incontrollabile superbia che – per esempio – gli fece indossare le ciabatte in panchina in un derby in cui si sarebbe aspettato di giocare titolare. Un malcelato nepotismo che lo ha indotto a portare tale Esajas (non ricordiamo esattamente se amico o cugino o parente) a giocare a San Siro, i fratelli al Monza, gli amici sparsi tra scuderie motociclistiche, siti ufficiali e linee di gioielli. Smaltito il delirio da onnipotenza in qualsiasi attività si cimentasse, oggi appare risoluto, deciso e convinto nell’iniziare la sua nuova avventura, la sua nuova vita, nella sua vecchia casa. Gli viene chiesto di restituire ai tifosi il loro stadio, San Siro, il che significa che avrà saputo restituire loro la parvenza di una credibile squadra di calcio.
Sappiamo che vi frega poco, ma la giornata di giovedì è stata terribile per un milanista il quale per colpa di un telefilm amato in età infantile (adesso si chiamano sit-com), ancora oggi tifa Southampton. I tabloid inglesi hanno riempito le prime pagine con la notizia del club in vendita. Se n’è andato Cortese, il magnate italo-svizzero che dopo 7 anni ci aveva riportato dalla 3a serie alla Premier, stanno per seguirlo l’allenatore Pochettino e le star come Osvaldo, Shaw, Lallana, Lambert dopo aver contribuito all’attuale sorprendente 9° posto.
Meno male che questa settimana sta finendo.


