Mi ribello alle pesanti critiche rivolte al Milan: 135 minuti di superiorità contro l'Atletico
Carlo Pellegatti
Volevo ribellarmi alle pesanti critiche rivolte al Milan dopo la sconfitta contro l’Atletico Madrid. Molti dimenticano infatti troppo presto i volti terrorizzati dei tifosi spagnoli quando, nel corso del primo tempo, i Ragazzi, ottenuto il pareggio, dominano il match, sfiorando il gol del vantaggio con il suo uomo migliore, Ricardo Kaka. Dopo i due pali dell’andata e il netto predominio di San Siro, la squadra rossonera sembra poter raccogliere i risultati di una evidente superiorità, mostrata nei primi 135 minuti della sfida. Non sto vaneggiando. I pali sono lì che stanno ancora tremando. La cifra del possesso palla, nei primi 45 minuti del Vicente Calderon, 62% a 38% per il Milan, è scritta nella storia della partita. Poi un tiro e un’altra deviazione fatale. Dopo quella di Abate, a San Siro, con la testa, a Madrid è stato il fianco di Rami, ad ammazzare un Milan che ricorda, in queste ultime settimane, Francesco Ferrucci a Gavinana: ”Maramaldo, tu uccidi un uomo morto!”. Da quel momento l’inizio del disastro, del crollo. La squadra non è più rientrata in campo. La condizione fisica certo la condanna a riprese molto faticate e faticose ma, in questo momento, è soprattutto la testa a piegare la resistenza dei giocatori, stanchi e sfibrati da un logorante inseguimento che sembra non finire mai. Oggi il Milan si svuota e si disintegra alla prima difficoltà. E’ successo quasi sempre nelle sconfitte della gestione Seedorf. Quindi Atletico superiore al Milan, secondo l’opinione generale. Tutto giusto, ma esco con forti rimpianti da questa eliminazione. Avrei voluto vedere come sarebbe finita la sfida contro gli uomini di Simeone, se i rossoneri fossero passati in vantaggio o addirittura in doppio vantaggio a San Siro, come sarebbe stato logico e meritato. Oppure, se la palla calciata da Turan, non avesse subito la deviazione di Rami. Ora una certa razionalità, una giusta freddezza nel valutare le due partite di Champions League capisco, pero, che debbano essere posposte ad un esame del futuro che attende il Milan. Un futuro che preoccupa. Il Milan è caduto nella fase più depressa della Presidenza Berlusconi.
Nelle sue stagioni più negative della Sua gestione, la ’90-’91 e quelle dal ’96 al ’98, la rosa era comunque composta da grandi giocatori, che hanno permesso un rapido ritorno ai fasti consoni alla tradizione milanista. Oggi non è così. Il migliore in campo a Madrid, insieme a quel vecchio cuore rossonero che è Andrea Poli, è risultato ancora Kaka, che avrà perso magari lo scatto devastante dei tempi migliori, ma quanto a carisma, professionalità, spirito di sacrificio, attaccamento alla maglia è l’ultimo erede della Stirpe d’Oro, l’ultimo ricordo di quel Milan fantastico e irresistibile. Come Seedorf. L’Olandese però è in panchina. Il suo cammino da nuovo tecnico rossonero è, per ora, negativo, viste le sei sconfitte in undici partite. Eppure deve rimanere uno dei punti di riferimento del Milan futuro. Conoscendo la sua personalità ed il suo modo di pensare, è chiaro che esista il rischio di arrivare allo zenit o precipitare verso il nadir, i due poli dell’orizzonte, il più alto e il più basso. E’un rischio che mi sembra giusto correre piuttosto di vivacchiare nel limbo della mediocrità. E’ fondamentale che continui a mantenere la stima e la fiducia di Silvio Berlusconi, cominciando, fin da ora, a lavorare sul rafforzamento della squadra in vista della prossima stagione. La politica obbligata di Adriano Galliani che, per questioni di bilancio, ha lavorato soprattutto sui prestiti e sui giocatori a costo zero, alla lunga, non può portare al miglioramento qualitativo della rosa. Insomma i Campioni da Milan non si possono trovare nei Supermercati, ma nei negozi più eleganti, più costosi, più sfavillanti. Potrebbe esserci un’altra soluzione. Cercare giocatori giovani non ancora pienamente affermati, da carpire alla concorrenza, con un’opera di scouting capillare e minuziosa. E’ una politica coraggiosa, che spesso porta più simpatia che risultati eclatanti, politica che non so quanto appeal possa avere nei tifosi rossoneri, abituati ad applaudire da sempre i grandi fuoriclasse, ma che oggi sembra, in ogni caso, la più percorribile e affascinante. Le ultime undici giornate di campionato, intanto, sono basilari per restituire fiducia al gruppo, per ridare un poco di entusiasmo ai tifosi, oggi divisi fra i razionali che preferirebbero un Milan impegnato, nella prossima stagione, solo in campionato, e i più emozionali, che non sopportano un Milan fuori dall’Europa. Io sono fra questi ultimi, anche se si i giocatori avranno i primi impegni già ai primi di agosto o, nel corso dei mesi, saranno costretti a viaggi lunghi e faticosi . Non dimentichiamo, insomma, che il caffè di fine pasto è fondamentale per dare un giudizio definitivo sul ristorante, appena visitato. Chiudere con il sapore forte ed intenso di un bel finale di stagione, può aiutare a dimenticare questi mesi insipidi, deludenti e insopportabili e permettere di iniziare il lavoro di ricostruzione, con una maggiore serenità.


