Tutti i nomi del mercato, l'ultimo sussulto di Berlusconi e l'allenatore ideale. Final countdown: -12
Fabrizio Tomasello
Si respira una strana euforia in questi giorni tra i tifosi del Milan. Si, va bene, la squadra di Montella ha ricominciato a fare punti, anche insperati (la vittoria in 9 contro 11 di Bologna e il pareggio in extremis a Roma contro la Lazio al termine di una partita “complicata”), ma non si tratta solo di questo. Mi riferisco a quel senso di trepidante esaltazione che ha contagiato il popolo rossonero, a quell’impaziente attesa che precede e poi accompagna i grandi cambiamenti.
La data segnata sul calendario con un circoletto rosso è quella del 3 marzo, ma intanto - a conferma che per il closing è quasi tutto pronto (transazioni, movimenti, liste, documenti, ricevute, penne stilografiche etc. etc.), Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli hanno ricominciato il loro tour per l’Europa alla ricerca dei profili più adatti alla rinascita rossonera. Prima in Germania per la due giorni europea, questo weekend in Italia, poi ancora in Inghilterra, Spagna e Francia, la nuova task force di mercato di via Aldo Rossi ha già messo a punto una corposa lista di nomi da visionare e monitorare con cura in vista dell’estate. Tra questi, in ordine sparso, i centrocampisti Kramer e Dahoud del Borussia Mönchengladbach, Luiz Gustavo del Wolfsburg, Sissoko del Tottenham, Kessie, Gomez e Conti dell’Atalanta, Bernardeschi della Fiorentina, Keita e De Vrji della Lazio e perfino qualche big del calibro di Fabregas, Aubameyang, Sanchez e Lukaku.
Un giro d’orizzonte capillare e dettagliato perchè per quanto i soldi da spendere nella prossima sessione di mercato siano tanti (una cifra tra i 120 e i 130 milioni di euro, senza considerare eventuali cessioni di qualche rossonero doc), non ci si può permettere di sbagliare nemmeno un colpo. Se non altro per non replicare le due ultime sconvenienti campagne acquisti gestite da Adriano Galliani. Due estati fa 90 milioni di euro spesi per l’eterno incompiuto Bacca, l’oggetto misterioso Bertolacci e il già dimissionato Luiz Adriano, oltre - almeno uno buono - il difensore Romagnoli. La scorsa estate un investimento decisamente inferiore (comunque quasi 30 milioni), ancora una volta per giocatori tutt’altro che decisivi. Insomma occorre voltare definitivamente pagina e mettersi alle spalle le cattive abitudini, almeno questo Fassone e Mirabelli l’hanno capito in fretta.
Nel frattempo, la copertina in casa Milan va di diritto a Vincenzo Montella. Lui, tutto d’un pezzo, va avanti per la sua strada mentre c’è chi lo accusa di non fare giocare la squadra con un trequartista di ruolo e rimpiange perfino Cristian Brocchi (ogni riferimento a Silvio Berlusconi è puramente voluto), che intanto a sua volta ha trascinato il Brescia ad un passo dalla zona retrocessione in Lega Pro. La verità è che avercela con Vincenzo Montella, alla luce dello straordinario lavoro fatto con quel manipolo di calciatori messi insieme disordinatamente da Adriano Galliani, è un autentico sacrilegio. Il tecnico di Pomigliano D’Arco merita solo applausi e sostegno. Malgrado qualche piccolo errore ci sia stato (esperimenti falliti, alcuni cambi sbagliati, approcci troppo disinvolti della squadra in certe occasioni), l'operato di Vincenzo Montella alla guida di un Milan incerottato, reduce dai tanti disastri delle ultime stagioni, non può che essere considerato un piccolo capolavoro.
Tornando a Silvio Berlusconi, ci si continua ad interrogare sul perchè di questa fissa del trequartista e del 4-3-1-2. Lui che si professa da sempre grande intenditore di calcio dovrebbe aver capito che non esistono moduli vincenti a prescindere. Al contrario esistono giocatori vincenti inseriti in moduli idonei ad esaltarne le caratteristiche. Se anzichè predicare e mettere alla berlina tutti gli allenatori passati di recente a Milanello (Allegri, Seedorf, Inzaghi e Montella, ma prima ancora la stessa sorte era toccata anche a Zaccheroni, Ancelotti, Leonardo etc. etc.) il Cavaliere avesse provveduto a portare a Milanello calciatori in grado di cambiare il volto della squadra, oggi il Milan avrebbe qualche trofeo in più e qualche debito in meno. Ma tant’è, ormai la questione ha perso decisamente di interesse. Berlusconi potrà continuare a dire la sua senza il rischio di delegittimare nessuno, la sua epoca è finita ed ora è tempo di guardare a oriente.
C’è un famoso detto popolare che recita: “Chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”. I tifosi del Milan l’hanno messo in conto, è vero che ancora nessuno può permettersi di garantire sulla bontà del lavoro dei futuri proprietari, ma peggio di quello che è stato fatto dall’attuale dirigenza negli ultimi cinque anni appare davvero difficile.


