Gol, emozioni e festa...ma non per tutti!
Davide Bin
Il Milan strapazza la Juventus, chiude in bellezza il campionato, riceve il saluto del suo pubblico e saluta gli amici che se ne vanno; detta così sembrerebbe la solita partita da emozioni forti e sentimenti positivi, un classico di fine stagione, ma non tutti sono stati osannati e festeggiati, anche se in verità il più criticato e contestato era assente dallo stadio. Alla vigilia avevo detto che l'ultima partita di campionato è un po' come l'ultimo giorno di scuola; la Curva Sud deve avermi preso in parola e ha "tirato le somme" della stagione dando voti e giudizi; giocatori e allenatore sono stati promossi per l'impegno (e la frase, un po' come succedeva a scuola, sottintende che il rendimento non è stato ottimale ma è stata premiata la buona volontà), mentre è arrivata una solenne bocciatura per il presidente "assente ingiustificato", il che non vuol dire che non è stata gradita la sua mancata presenza all'ultima partita ma, più in generale, la chiara volontà di disinteressarsi della squadra e, soprattutto, di non finanziarla quando si tratta di rinforzarla. L'ovazione e i cori per Leonardo hanno definitivamente chiarito da che parte si sia schierato il popolo rossonero e, quindi, si può dire che il grande sconfitto della serata sia proprio il grande assente. Ovviamente si è giocata anche una partita, che poco aveva da dire, visto che il destino delle due squadre era già segnato e deciso e poco ha detto: il Milan ha vinto nettamente perchè ha incontrato la Juventus più raccapricciante degli ultimi anni, che ha opposto ben poca resistenza agli assalti rossoneri e ha lasciato molti spazi ai fantasisti di Leonardo, che proprio in queste condizioni danno il meglio di loro stessi. E' stata anche la serata degli addii: ufficiale quello di Leonardo, commosso ma felice per l'affetto mostratogli dal pubblico; certo anche quello di Favalli, quasi sicuro quello di Dida e...molti tremano per Ronaldinho, anche lui uscito anzitempo per ricevere la standing ovation come gli altri due (che sia un segnale lanciato da Leonardo?) e che è stato l'ultimo a lasciare il campo a fine partita, uscendo abbracciato proprio a Dida e salutando con la manina quasi a dire "Ciao,ciao, io me ne vado"; speriamo siano solo timori di chi vi scrive, ma le successive parole nelle interviste del dopo partita non aiutano a stare tranquilli...
Leonardo saluta San Siro schierando il "suo" Milan, quello nato nell'intervallo di Milan-Roma e che è arrivato a sfiorare il sorpasso in vetta all'Inter: 4-2-fantasia, con Zambrotta, Thiago Silva, Favalli e Antonini in difesa, Gattuso e Pirlo in mediana e poi Seedorf, Ronaldinho, Pato e Borriello a cercare di sfondare la non certo impenetrabile difesa bianconera. San Siro è discretamente pieno anche se non c'è il tutto esaurito come Milan-Juve meriterebbe; siamo, però, a fine stagione, le due squadre non hanno più obiettivi da raggiungere e la partita è poco più di un'amichevole, quindi non può esserci il pubblico delle grandi occasioni. Peccato, perchè si tratta di una grande classica del calcio italiano e piazzarla così a fine stagione l'ha un po' svilita e poi è arrivato anche l'anticipo al sabato per non ostacolare i festeggiamenti dello scudetto a farla sembrare inutile e fastidiosa, anche se giocare con le luci artificiali dà almeno un po' di fascino da sfida di Champions, quasi a ricordare che solo sette anni fa questa partita è stata finale di quel torneo. Peccato anche perchè le due curve hanno programmato le coreografie ad inizio partita e se i settori non sono pieni la riuscita non è perfetta: come già detto la Sud dà i giudizi di fine stagione, sottolineando che ad agosto si è scelto di dare fiducia incondizionata a squadra e società, evitando contestazioni e contribuendo a creare un clima di fiducia e positivo, ma che è giunto il momento di tirare le somme e promuovere squadra e allenatore, che ci hanno messo il massimo impegno, bocciando presidente (e società) che non ha voluto dare il meglio di sè per rinforzare la rosa; in curva nord, invece, dove da quest'anno si è spostata "Alternativa rossonera", si va più sul sentimentale, formando con le plastiche la maglia rossonera con il numero 12 (pubblico dodicesimo giocatore in campo) ed esponendo un lungo striscione in transenna "NON CAMMINERETE MAI SOLI", in pratica la traduzione del famoso "You'll never walk alone". Atmosfera da grandi occasioni, quindi, all'ingresso delle squadre in campo, anche se il coro che più fa vibrare San Siro non riguarda la partita in sè ma è dedicato a Leonardo, che saluta il Milan dopo 13 anni in cui ha fatto il giocatore, il dirigente e l'allenatore.
Il Milan prova subito ad infilarsi in velocità negli spazi lasciati dalla difesa bianconera, la Juventus risponde spaventando Dida in un paio di occasioni con un tiro a lato di Iaquinta e un altro alto di Candreva. Il colpo di testa di Pato su cross di Antonini è troppo debole per impensierire Buffon ma dimostra che il Milan può sfondare a suo piacimento, anche se là dietro non si può stare tranquilli, visto che Dida ha deciso di salutare il suo pubblico non con una prodezza ma con una "didata", ovvero una mancata presa su tiro di Marchisio che mette i brividi. La partita sembra inizialmente equilibrata, ma l'equilibrio si spezza presto, quando, dopo una serie di rimpalli fortunati a metà campo, Seedorf lancia in verticale Antonini, che trova una prateria davanti a sè, vi s'infila e arriva a tu per tu con Buffon battendolo con freddezza; è bello e significativo che a sbloccare l'ultima partita sia proprio una delle "invenzioni" più interessanti fra quelle create da Leonardo e, infatti, il giocatore corre ad abbracciare il suo mister, che sta vivendo una serata sicuramente speciale. La Juve prova a reagire con Salihamidzic ma dimostra di essere una squadra con molti problemi e il Milan ne approfitta per trovare il raddoppio: percussione di Ronaldinho, triangolo per Pato e destro all'angolino basso che manda in delirio San Siro. Ancora una volta la Juve prova a reagire ma si limita ad un tiro dalla distanza di Del Piero che Dida alza in angolo e ad un colpo di testa di Cannavaro che finisce fuori e, così, il Milan va al riposo con un rassicurante doppio vantaggio contro un avversario che mostra ancora una volta tutti i limiti che l'hanno relegato al settimo posto in classifica.
Nella ripresa il Milan continua a divertirsi e a divertire, la Juve si arrende e smette di giocare: Pato ci prova su punizione ma trova solo la respinta a pugni uniti del nuovo entrato Manninger, poi il terzo gol arriva e l'imbarazzante facilità con cui il Milan lo realizza dimostra che l'avversario è davvero ben poca cosa: cross di Zambrotta che attraversa tutta l'area e raggiunge dall'altra parte Ronaldinho che ha la libertà per stoppare, prendere la mira e trafiggere il portiere con un rasoterra "chirurgico". Tutto molto bello, ma il sospetto è che con una difesa un pelino più arcigna sarebbe stato difficile segnare con tale facilità. Ronaldinho festeggia sotto la Sud e sventola la maglia a mo' di bandiera facendosi ammonire, ma conta poco, perchè ormai la stagione è agli sgoccioli. Mentre la Juventus prova almeno a cercare il gol della bandiera e dell'onore, a San Siro scatta la festa e Leonardo concede la meritata ovazione a chi è in procinto di lasciare (come lui del resto...) il Milan: esce Favalli e la standing ovation è doppia, per il Professore che saluta (e viene abbracciato da tutti i compagni) e per Nesta che rientra dopo il lungo infortunio; nel finale è la volta di Dida, sostituito da Abbiati e applaudito a lungo, perchè ultimamente avrà fatto anche errori incredibili, ma è il portiere di Manchester, di Atene, di Yokohama, dell'ultimo scudetto, insomma una colonna dell'ultimo Milan vincente. In mezzo la sostituzione di Ronaldinho con Inzaghi; anche in questo caso ovazioni per chi esce e per chi entra, ma sorge spontaneo il dubbio: atto di cortesia nei confronti di chi ha segnato una bella doppietta, per fargli ricevere l'applauso del suo pubblico o terzo addio della serata? Ormai la partita ha ben poco da dire e Trefoloni la chiude il prima possibile senza recupero; è il momento dei saluti di fine stagione: la squadra a centrocampo viene applaudita e contraccambia l'applauso, Leonardo è commosso e saluta per l'ultima volta i suoi tifosi, i giocatori lasciano il campo e chissà che fra di loro non ci sia qualcun altro che non rivedremo più fra qualche mese.
Si chiude con una soddisfazione platonica ma gradita, contro un avversario "storico", una stagione in cui il Milan ha raggiunto gli obiettivi che la società si era prefissa in estate (terzo posto e cammino "onorevole" in Champions), anche se ad un certo punto si è sognato l'impossibile. Spesso in passato l'abbiamo definita la stagione dei rimpianti, perchè senza gli infortuni di Nesta e Pato ed evitando di buttare via tanti punti quando c'è stata l'occasione per fare il salto di qualità, forse si poteva davvero compiere il miracolo, ma ora ai tanti rimpianti se ne aggiunge un altro, ovvero quello di veder andare via un grande uomo come Leonardo, che è stato ottimo giocatore, dirigente sopraffino (ha portato a Milano gente come Kakà, Pato e Thiago Silva) e splendido allenatore, capace di far gruppo, di costruire una squadra in grado di giocare bene e dare anche spettacolo, come confermato anche nell'ultima partita. I giocatori lo adorano, i tifosi lo stimano, la società avrebbe voluto confermarlo e allora perchè questo divorzio? Chiedetelo all'assente ingiustificato, al quale sicuramente saranno fischiate le orecchie in questa serata, perchè in tanti lo hanno pensato e non certo in modo positivo; toccherebbe a lui scegliere il nuovo allenatore e rifondare e ringiovanire la squadra (come suggerito da uno striscione), ma la vera incognita è proprio questa, che fa sembrare il futuro nero anche in una serata festosa ed emozionante come questa, che chiude una stagione "agrodolce" ma in cui siamo riusciti anche a divertirci e a sognare, grazie ad una squadra e ad un allenatore promossi per l'impegno e ai quali va il nostro GRAZIE!


