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Basta umiliazioni, il diktat dirigenziale. La necessità di essere (nuovamente) Milan 

autore
Daniele Castagna
per Milannews.it
mercoledì 20 dicembre 2017, 18:30Primo Piano
autore Daniele Castagna
20.12.2017 18:30Primo Piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Dalle favole ai diktat, il passo rossonero è brevissimo. Lontani dalla retorica dei se e dei ma, Fassone sceglie la via più diretta per collegare l’umiliazione di Verona al futuro tutto nuovo da scrivere. Nel mezzo, una squadra da ritrovare ed un ambiente da scrollare, assopitosi nei dolci ricordi estivi. La sconfitta di Verona brucia, più del pareggio di Benevento, e la scelta di Casa Milan è che non passi sotto silenzio. Le reti di Caracciolo, Kean e Bessa (non certamente Ronaldo, Messi e Neymar) picconano ulteriormente una stagione già zoppicante, impantanata tra aspettative irreali e difficoltà quotidiane su ogni lato. Come solo un comunicatore sa fare, l’amministratore delegato del Diavolo alza la voce, ma con pacatezza, richiamando gli onori e gli oneri DA Milan. 

Inutile nasconderlo, la debacle del Bengodi è stata un’umiliazione e Fassone non lo nega: “L'abbiamo vissuta come tale e non deve più succedere". Un imperativo, un diktat che pesa sulle prossime uscite rossonere ma che ha la funzione di carica emotiva. In stagione, il Milan ha già raggiunto 7 sconfitte in campionato, un record negativo francamente inaccettabile per una formazione con nazionali e campioni universalmente acclamati. Serviva un segnale forte, e puntualmente è arrivato sotto forma di ritiro: "Abbiamo lasciato passare la serata di domenica - rivela Fassone-. Quando le partite finiscono in questo modo forse non hai la lucidità di prendere le decisioni nel modo più corretto e quindi abbiamo deciso di rivederci il giorno successivo. Ci siamo scambiati delle idee e abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni giuste per ritrovarci la sera a festeggiare ed abbiamo pensato a questi 4 giorni di ritiro prima della partita di sabato”. Una mossa audace, capace però di riscuotere pareri negativi dall’universo degli addetti ai lavori. 

“Il ritiro punitivo non serve” è il trend tra opinionisti e commentatori, ma la visione dall’interno, come rivela Fassone, è diversa: “È un periodo speciale per parlarci, stare insieme, scoprire cosa non va e risolvere i problemi, perchè questo gruppo ha bisogno di capire il valore di essere Milan e cosa può rappresentare la sconfitta di domenica”. Il valore di essere Milan, cinque parole che racchiudono la chiave di una possibile svolta. Giocare con un senso di appartenenza diverso cambierebbe certamente il volto del prossimo Diavolo, magari ancora non completamente vincente ma grintoso e passionale. Ad immagine e somiglianza del proprio condottiero, Rino Gattuso. Una necessità, quella invocata dall’a.d., di ritrovare se stessi, di tornare a vivere, respirare, pensare e giocare da Milan. E chissà che le mura e le foto di Milanello non possano essere buone consigliere in queste lunghe giornate.  

per Milannews.it

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