Alvini a 360° al Festival di Trento: "La partenza sprint, Mourinho e il Palio di Fucecchio"
TMWUltimo giorno per il Festival dello Sport, edizione 2026, a Trento. Presso Palazzo Benvenuti è intervenuto - intervistato da Luigi Garlando, Marco Guidi e Tommaso Milanese nel panel "La tripletta" - Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone. Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
C'è gente che al Fantacalcio ha schierato mezzo Como contro di voi...
"Gli stessi miei figli al rientro a casa erano arrabbiati. Finita la partita chiamo mia moglie e lei mi dice: "Cosimo e Umberto non vogliono parlare con te, hanno messo tutti i giocatori del Como contro di voi al Fantacalcio". Io avevo suggerito loro di inserire Perrone...".
Avete sorpreso per come affrontate le partite, indipendentemente dall'avversario.
"Il percorso è lungo, ma c'è l'identità di squadra che serve per fare la tua partita contro chiunque, cercando di fare gol e di arrivare alla vittoria indipendentemente dall'avversario".
In caso di difficoltà faresti un passo indietro sulle tue idee?
"No. Una volta ho preso i complimenti per un punto fatto con il Milan tutti bassi a difendere, senza mai proporre. Non ero affatto contento, altro che complimenti. Mi è servito per migliorare, non voglio commettere quell'errore di nuovo".
L'Italia però con la Francia ha saputo anche difendersi per la forza dell'avversario. C'è un compromesso?
"C'è un compromesso, puoi fare una scelta: avere una squadra aggressiva in alto o fare una squadra più d'attesa giocando più basso. Quando la squadra si difende e non propone niente io faccio più fatica in partita".
La stressa o il Palio di Fucecchio?
"Quando scendo in panchina, nei secondi prima del fischio d'inizio ho emozione. Io amo il Palio, nella sua bellezza: prima della partenza provo quella stessa emozione".
E a Firenze com'è andata con i tifosi? Avete vinto 3-0 nel giorno della festa del loro centenario...
"Abbiamo fatto una grande prestazione, con anche fortuna, vinciamo 3-0 nel giorno del centenario. Mi urlavano: 'Mettiti a sedere' e non ci facevo caso". Poi uno mi fa: 'Mettiti a sedere che tanto la tua contrada non vincerà mai il Palio!'. Quella cosa mi ha colpito più di tutte le altre (ride, n.d.r.)".
Bracaglia e Calvani hanno impressionato rispetto a quanto non si conoscessero.
"Bracaglia è un ciociaro, prima di tutto: incarna lo spirito della squadra. Un ciociaro vero, come Palmisani. Per noi allenatori avere calciatori con quello spirito è una fortuna. Ne vorrei tanti come Bracaglia da allenare, sempre. Viene da un percorso di sacrifici. Gli auguro il meglio, si sta ritagliando il suo spazio in A".
Raimondo: due doppiette, dopo che sono arrivati altri nel suo ruolo.
"Ha delle qualità tecniche e caratteristiche notevoli, è in un percorso di miglioramento, è futuribile, attacca lo spazio. A me piace tantissimo. Anche nei rapporti umani. Castagnini ha preso lui come primo nome in attacco, dal Bologna, speriamo che continui su questa strada".
Si aspetta che venga chiamato in Nazionale?
"Me lo auguro per lui, per noi. Prima era più tosta arrivare in Nazionale, sicuramente è un ragazzo sul quale lavorare per il futuro".
Non è facile non averlo in questa sosta.
"Non ero abituato a fare queste settimane, che sono abbastanza lunghe. Alleno otto giocatori, con 15-16 in nazionale è difficile, non ero abituato".
Calò: fondamentale tatticamente, tanti pensavano avrebbe fatto fatica.
"È un giocatore forte. Vede calcio, delle linee di passaggio enormi. Ha un piede gentile. Un piede determinante in B, ma anche in A. Giocava nel Pontedera, io allenavo il Tuttocuoio, nello stadio a fianco. Ho sempre desiderato allenarlo, arrivo a Cosenza e lui viene venduto il primo giorno. Arrivato in A con 29 anni, ma è uno dei più intelligenti allenati in carriera".
Hai pensato di comprare un vice-Calò in estate.
"Sì, la prima scelta non neghiamo che fosse Romano. Anche l'anno scorso. Volevamo un giocatore giovane, con struttura diversa da Calò fisicamente, bravo il Cagliari a prenderlo. Se eravamo vicini a prenderlo? Sì, eravamo lì".
Calò era vicino alla Samp...
"Gli dissi: guarda che non vai eh! Siamo contenti di averlo con noi. La proprietà ha creduto in questi ragazzi, da Bracaglia a Raimondo e Calò. Con loro vogliamo raggiungere la salvezza".
Palmisani con il Como ha preso 9 in pagella. Ma non è l'unica prestazione super che ha fatto.
"Lorenzo è un calciatore che ha qualità tecniche nel ruolo del portiere da top, ha una testa notevole per il ruolo che fa. C'è del materiale nel ragazzo. L'anno scorso eravamo a Monza, in Coppa Italia, il nostro portiere si fa male ed entra Lorenzo. Fa 40 partite da lì in poi in maniera egregia. Si sta confermando anche in A, speriamo che continui, sarebbe bello per il calcio italiano avere un altro portiere forte".
Andavi a vedere Silvio Baldini.
"A quel tempo era uno degli allenatori migliori in Italia per quello che esprimeva. Andavo in tribuna a guardare gli allenamenti fino a che non mi ha visto, mi ha invitato in campo e da lì è nato il nostro rapporto".
Non è l'unico che guardavi da vicino in Toscana.
"All'Empoli sono passati allenatori importantissimi, da Baldini a Allegri e Sarri e tanti altri. Gli allenamenti li facevo la sera, diversi pomeriggi mandavo mio fratello a lavorare al pomeriggio perché volevo spiare Sarri".
Allegri?
"Lui allenava l'Aglianese in D, io il Quarrata. Il primo incontro risale a un'amichevole, vinse lui: era più forte".
Su Spalletti?
"La prima volta che l'ho visto è quando andavo a vedere il Fucecchio, lui giocava nel Castelfiorentino. Io giocavo in Eccellenza, ero scarsissimo. Ma feci la riabilitazione nello stesso posto dove andò lui quando mi feci male al ginocchio".
Nel 2010 non c'è stato solo il Triplete dell'Inter, ma anche del Tuttocuoio.
"Sì, sì. Un gruppo di amici tira su una squadra dalla Prima Categoria. Poi dalla Promozione siamo arrivati in Lega Pro nel giro di 7 anni. Nel 2010 vincemmo campionato, Coppa toscana e Coppa Italia dilettanti. Al successivo incontro con l'Inter di Mourinho dopo qualche tempo, mi dicono prima dell'amichevole: "Mourinho ti aspetta in panchina". E lui mi dice: 'Complimenti Massimiliano, nel 2010 abbiamo vinto assieme"".
Chi hai preso come riferimento come allenatore?
"Sacch sicuramente ha ispirato tanti allenatori negli anni '90. Il suo pressing era un voler da subito dominare la partita. Ha cambiato tanto, è quello che mi ha ispirato maggiormente".
Lippi?
"Un punto di riferimento per tutti noi. Quel periodo ha rappresentato il top del calcio, dalle vittorie con la Juve al Mondiale 2006 che rimarrà nelle nostre menti per sempre".
Oltre a Bayern e Psg, ha detto che una squadra di terza categoria olandese la ispira molto...
"Certo, lo Spakenburg, un villaggio di pescatori al nord di Utrecht. Come giocano? Ognuno va dove gli pare. Interessante (ride, n.d.r.)".
Lei ha detto che non vuole una squadra che gioca in punta di piedi.
"Non mi piace avere una squadra naif, che giochi con leggerezza, che non metta la giusta cattiveria agonistica, non si va in campo con il mocassino".
L'algoritmo: una parola per lei non molto simpatica. Ma non va demonizzato, dipende dall'uso che se ne fa?
"Certo. L'algoritmo ha un valore importante. "Moneyball", con Brad Pitt è un film che ha aperto quella strada lì: è uno strumento da sfruttare, una risorsa utile. Fra l'algoritmo, l'allenatore e la società ci deve essere una condivisione e comparazione di dati per estrapolare i giocatori giusti. L'allenatore poi un giocatore se lo deve sentire dentro".
Com'è il presente del Frosinone?
"Il presente è di un Frosinone notevole: l'unico obiettivo è salvarsi. Ora vedi una certa classifica, ma non sarà quella. L'obiettivo salvezza sarebbe un obiettivo importante, da raggiungere tutti insieme. Siamo collegati assieme, con una proprietà fantastica".
Lei guarda il calcio inglese, no? Le piacerebbe un'esperienza all'estero?
"A me piace il calcio italiano, siamo forti, non siamo scarsi e rinasceremo. Ma il calcio inglese lo guardi. Mentre preparavo l'amichevole di domenica ho visto il derby migliore di tutti, Milwall-West Ham in Championshp (finito 2-2, n.d.r.). L'Ipswich? Gli auguro il meglio, poi se un giorno vorranno un allenatore italiano...".
Sul VAR: le piace la linea Orsato? Il VAR è diventato il colpevole, da spegnere.
"Penso che la linea di Orsato sia una linea giusta. In una riunione con gli allenatori - nella quale non c'ero, ma c'era il mio vice - ha fatto vedere due-tre episodi che lo hanno fatto arrabbiare tantissimo. Se questa è la strada, allora sono molto contento di questo: si eliminano i rigorini, dico al designatore di andare avanti così".
Riesce a indovinare i primi tre giocatori del Frosinone con la migliore fanta-media, al fantacalcio?
"Penso Kvernadze, Palmisani e Calò? Palmisani non c'è? Allora Raimondo! Una persona una volta mi disse: qual è la differenza fra allenare i dilettanti e la Serie A? E io: cambia il contesto e i ragazzi che mi fermano per chiedermi chi schierare al fantacalcio (ride, n.d.r). E anche frasi come: 'Mister, mi raccomando metti quel giocatore che ce l'ho al fantacalcio'".
Sabato pensa che schiereranno tutto il Napoli contro di voi?
"Non lo so, sabato è tosta eh".
Sull'Italia e l'incertezza alla FIGC?
"Sono convinto che ritorneremo, magari con un pochino più tranquillità e meno polemiche, mettendo più al centro il campo, le partite. Quella è la strada per ridare un futuro importante al calcio italiano".
Il Frosinone ha tanti stranieri: come gestisce un gruppo così eterogeneo?
"Sono arrivato dai dilettanti, quando ho fatto un certo salto non ero preparato, anche nella comunicazione con i calciatori, ma ho fatto un percorso per migliorare. Devi parlare un'unica lingua anche con tante nazionalità diverse. Nel corso Uefa Pro il mio compagno di banco è stato Suazo. Correva tantissimo, è honduregno e aveva un'alimentazione diversa. E tu da allenatore devi stare attento anche a queste cose qui".
Uno dei più sottovalutati in rosa è Anthony Oyono: dove può arrivare?
"In Champions League. Se migliora nella fase difensiva è da grande squadra. Sottovalutato. Ha un gemello, Jeremy è in prestito a Spezia, anche se li volevo entrambi. Eccellente, molto forte".
Prende il microfono l'ex Juve Angelo Di Livio e chiede: "Hai solo un colpo da poter fare sul mercato: chi prendi fra me, Ferrara, Padovano e Carrera nel prime?"
"Angelo Di Livio, il Figo italiano (ride, n.d.r.)".
Benevento di Inzaghi, Cremonese di Nicola e Verona di Malesani: come si allena una squadra che deve salvarsi con giocatori non abituati a giocare così in alto?
"Non staccando mai il piede dagli obiettivi che hai, con intensità, sempre, lavorando forte tutti i giorni. Non puoi permetterti di pensare di essere bravo, voli pindarici perché hai battuto il Como.
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